Il sentimento che più turba ognuno di noi, in questo tempo di attesa, è sicuramente la precarietà, l’ansia che proviamo nel convivere, dopo la prima fase della “quarantena” con il COVID – 19 “Coronavirus”.

Uno stato psicologico che personalmente ricorda, in qualche misura, il tema centrale della “fuga del tempo” nel romanzo “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati. La trasposizione dell’idea di un modus vivendi che dovesse andare avanti senza termine e che avrebbe consumato così inutilmente la vita. Ancora molti sono gli interrogativi che si ampliano e con loro l’inquietudine: quando finirà questa emergenza? In che condizioni lascerà il Paese e il sistema economico e sanitario?  

Quante imprese, in particolare nei settori più colpiti come il turismo o la ristorazione, non riusciranno a ripartire? Si pensi alla stagione estiva ormai imminente e alle attività lavorative ad essa collegata, come l’attività balneare, agroturistica, il turismo montano; quanti rischieranno di rimanere senza lavoro?

Queste settimane è inutile negarlo ci hanno cambiato; anche se abbiamo voglia di lasciarcele alle spalle il più in fretta possibile, nessuno potrà far finta che tutto questo non sia mai successo. Quest’esperienza ci ha cambiati in profondità, come singoli e come società, e per questo sarà diversa la normalità che ricominceremo a costruire, trovando ormai inadeguata la precedente. In questo tempo si sta seminando un cambiamento. Vale quindi la pena usarlo per cominciare ad assumere più consapevolmente uno sguardo diverso, definire nuove priorità e scegliere la direzione in cui dirigerci nel momento in cui sarà possibile ripartire per ricostruire il tessuto sociale e culturale del territorio lacerato dallo stop alle manifestazioni imposto dalle misure anti-contagio. Ecco perché diventa importante il ruolo che andranno a svolgere le istituzioni politiche e sociali, gli assessorati alla cultura dei diversi comuni, Pro Loco, associazioni e operatori culturali, programmando da subito i primi eventi da realizzare come ad esempio le mostre, gestendo il flusso di ingressi e distanze interpersonali. In attesa di direttive più chiare e meno provvedimenti pasticciati del Governo, bisognerebbe iniziare a ragionare sulla programmazione degli eventi culturali e ricreativi della stagione estiva utilizzando parchi e piazze, in centro e periferia, per eventi e spettacoli cinema all’aperto, spettacoli di musica e teatro con proposte che seguano le misure di sicurezza e da parte delle associazioni, la disponibilità a lavorare su repliche per rispettare il distanziamento.

Una “ripartenza”, nella speranza che “tutto andrà bene”, che questo sentimento di precarietà che ci spaventa, non necessariamente agisca come forza paralizzante. Può essere giocata come opportunità di ricominciare, ripensando il tutto, guardare la realtà con uno sguardo nuovo, che scommette sui nuovi inizi, su nuovi traguardi. Sì, tutto “andrà bene” anche se il pensiero in questo momento va ai veri eroi, amici, parenti, personale sanitario, giovani e anziani che nella loro dipartita, purtroppo, non hanno avuto il conforto dai propri cari ma che rimarranno scolpiti nelle nostre memorie per sempre.

Remo di Leonardo

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