PENNE – Un accesso agli atti: lo chiede a proposito dell’annunciata ristrutturazione dell’ospedale San Massimo con 12 milioni di euro da parte della giunta regionale di Marco Marsilio. Lo chiede Domenico Pettinari, vice presidente del consiglio regionale, esponente del Movimento 5 Stelle. Una richiesta inviata al presidente della Regione Marsilio, al suo assessore alla salute Verì, al dirigente del servizio programmazione della sanità regionale D’Amario e al direttore generale della Asl pescarese facente funzioni Caponetti. A sostenere l’iniziativa di Pettinari c’è l’associazione “Salviamo l’ospedale di Penne” che non sembra credere per nulla alle promesse che l’altro giorno sono state pubblicizzate nell’aula consiliare davanti al sindaco Mario Semproni ed alla sua giunta. Marco Marsilio, presidente da quindici mesi della Regione, stavolta ha detto di fare sul serio: il plurisecolare San Massimo si chiamerà ospedale di area vasta Vestina: una definizione che, secondo i critici, non avrebbe alcun fondamento concreto nel decreto Lorenzin, mentre non si parlerebbe più di un San Massimo da promuovere a ospedale di base sede di pronto soccorso come deciso dalla giunta regionale. Un ospedale che, a detta degli amministratori abruzzesi, ha un futuro certo e di qualità con pronto soccorso e rianimazione funzionanti a tempo pieno, le due aree medica (è in corso la procedura per ingaggiare il primario) e chirurgica strutturate, più tutti i servizi annessi e connessi.

Si punterà sulla senologia e le patologie tumorali  e a costituire un centro di formazione sull’utilizzo delle apparecchiature relative alla gastroenterologia. Prima notizia inedita:”A settembre partono i lavori per ristrutturare l’ospedale”. I fondi non sarebbero però quelli annunciati da sempre, ma mai visti, dell’articolo 20 della finanziaria dell’88, ovvero 12 milioni di euro, ma si tratta della stessa somma proveniente dall’articolo 1, comma 1072 delle legge 205 del 2017, già disponibile, per la riqualificazione degli ospedali; ne beneficerà anche quello di Teramo. Lo ha spiegato nel dettaglio una vecchia conoscenza come Claudio D’Amario, già direttore generale della Asl, dirigente della programmazione della sanità regionale. “I soldi erano fermi a Roma, sono stati sbloccati dalla Regione. Abbiamo il progetto costato 400 mila euro e che, curato dalla Asl, risale al 2013. Il San Massimo avrà 80 posti letto, 40 di area medica ed altrettanti di area chirurgica in cui saranno ricompresi l’ortopedia e il pronto soccorso con tutti i servizi collegati h24, tra cui la rianimazione”.

Marsilio si  è detto sicuro di firmare la convenzione con il ministero e di prevedere il cantiere dopo l’estate. Insomma, la sanità vestina avrebbe varie strade da ben percorrere davanti a sé. Le mura del Comune sono purtroppo testimoni silenziose delle promesse disattese in tanti anni. E i pennesi sono stanchi: qualcuno glielo ha detto in faccia al governatore: “Basta chiacchiere e agli aiuti alle cliniche private!, ha detto Gabriele Frisa, il segretario di Rifondazione comunista, all’arrivo di Marsilio. Più tardi in aula consiliare anche il dottor Nicola Spoltore, presidente dell’associazione Salviamo l’ospedale di Penne, ha duramente criticato gli scippi nell’era Covid subiti dall’ospedale e una serie di omissioni e ritardi su quanto concordato.   

B.Lup.

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