PENNE – Il consuntivo 2019 del Comune ha certificato un miglioramento complessivo della situazione dei conti per un ente locale affossato per anni da una mole debitoria   assolutamente elevata e scandita dalla crescente mancanza di risorse statali e non. Un dato: dai quattro miliardi di vecchie lire trasferite da Roma, si è passati a neppure un milione di euro attuali. Ma i mutui e i debiti bisogna pagarli.

Gli stipendi anche. Fra terremoti e crisi economica, oltre alla pandemia odierna, il quadro sarebbe stato oltre modo desolante. La boccata d’aria prodotta dalla vendita della partecipazione in Vestina Gas ha consentito all’amministrazione di Mario Semproni di ricavare spazi di gestione che hanno permesso di dar vita ad accordi su debiti fuori bilancio ereditati, risparmiando, e consentito di assumere quindici unità lavorative. L’elemento di discontinuità rispetto alle passate giunte di centro sinistra, che dal ’93 sotto varie forme hanno diretto la comunità, sta proprio nella vicenda del gas.

Emblematica di come la commistione fra la politica  e l’attività economica di una srl tutta pubblica quale era la Vestina Gas avesse raggiunto livelli inaccettabili. Il Pd in particolare affinché tutto cambiasse aveva deciso che tutto dovesse restare uguale, cosicché la Vestina Gas era diventata la sua cabina di regia, il braccio politico-finanziario di una supremazia politica, persa clamorosamente nel 2016 con il voto a favore di chi nel proprio programma elettorale aveva dichiarato di voler cambiare quegli equilibri. La vendita di una piccola quota della Vestina Gas, inizialmente operata dalla giunta D’Alfonso per pagare l’esproprio pluridecennale alla famiglia Cutilli, è stata decisiva per chi è venuto dopo.

E’ arrivato un socio privato, Levigas, che ha cercato di impossessarsi della società, blindandosi con una serie di vincoli statutari e facendo emergere un buco (leggi alla voce crediti inesigibili) di un milione di euro con relativa perdita d’esercizio da dover ripianare. E chi ripianava?I soci pubblici lo hanno fatto, ma mentre Penne ha provveduto allo scopo di rifarsi una vita per così dire (cioè poi vendendo tutte le sue restanti quote ed incassando), Loreto Aprutino si è tenuta la partecipazione come un normale imprenditore nel libero mercato del gas.

A Loreto forse si può. Insomma, il Comune di Penne così com’era fra debiti sotto forma di mutui e quelli per fatture mai pagate nella gestione clientelare e superficiale della sua partita doppia, non poteva fare nulla. Era un ente imprigionato, senza la minima possibilità di essere governato: con quali soldi? I ponti insomma erano ben minati, lasciati al momento del passaggio delle consegne: chi mai avrebbe potuto prevedere che a Penne la destra arrivasse al governo?

SU GAS E PARCHEGGI SI ERA GIA’ ESPRESSO IL MINISTERO DELL’ECONOMIA

Tutto ciò premesso per dire che non è che l’inchiesta appena conclusa con un’assoluzione netta sulle trame fra Società Intercomunale Gas e Vestina Gas significhi più di tanto. Ha solo certificato che penalmente le responsabilità personali sono rimaste immacolate. Su quei reati, va ribadito, hanno indagato la guardia di Finanza di Popoli, i carabinieri ed i vigili urbani di Penne: i giornali l’hanno solo scritto.

I fatti poi erano piuttosto datati e soggetti a prescrizione, ma su cui comunque è intervenuta la predetta sentenza di assoluzione per l’insussistenza delle accuse. E’ la magistratura che indaga ed è la magistratura che quasi sempre assolve: anche l’inchiesta Vestina di dieci anni fa sul Comune è finita fra assoluzioni e prescrizioni. La giustizia, si sa ancora meglio in questi giorni grazie ai casi Palamara e Berlusconi, in Italia è anche questa cosa qui. Ma sull’obbligo di vendere la partecipazione di Vestina Gas si erano espresse le ispettrici ministeriali dell’Economia, spedite a fare le pulci al Comune di Penne nel 2015.

Lo misero nero su bianco nel loro rapporto inviato anche alla corte dei Conti. “La Vestina Gas srl– scrissero-non è annoverabile fra le società che perseguono finalità istituzionali dell’ente, non essendo l’attività di vendita del gas naturale ai clienti finali qualificabile come servizio pubblico. E’ fatto divieto fin dal dicembre 2007, con la finanziaria 2008, di costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né assumere o mantenere direttamente partecipazioni, anche di minoranza, in tali società”.

Anche l’Anac nel 2011 si era espressa in tal senso. “Non vale a superare le indicazioni normative la circostanza, richiamata nel provvedimento di razionalizzazione, che la Vestina Gas srl distribuisca regolarmente utili al Comune che rappresenterebbero una voce importante del bilancio dell’ente; il loro ammontare non sembra avere una tale significatività rispetto al valore complessivo delle entrate comunali”.

Ce n’era anche per la SIG spa e sull’appalto dei parcheggi. Dal 2005 al 2014 ci sono state proroghe irregolari alla società mista. “Tale comportamento-scrisse a pagina 41 la dottoressa Raffaella Pisegna- contrasta con le costanti indicazioni della giurisprudenza e dell’Anac che ha individuato alcune ristrettissime ipotesi nelle quali la proroga può ritenersi ammessa, in ragione del principio di continuità all’azione amministrativa, restringendo però tale possibilità a casi limitati ed eccezionali”.

La realtà è che il Comune nel 2016, come apparve a quest’amministrazione di esordienti con il solo Ferrante il più esperto (è in Comune da oltre trent’anni), era  un ente che non poteva essere amministrato. Non c’era possibilità di manovra. E se si pensa che un assessore sia impossibilitato a lasciare il proprio lavoro per governare i 30 milioni di euro di Penne, poiché incassa 250 euro netti al mese come indennità di carica, perché il passato ha lasciato anche questo guasto, si ha l’idea di cosa significhi buttarsi in politica da queste parti.   

B.Lup.

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