Mauro Di Pietro quando stoppava la palla di petto in sospensione mostrava un classico del suo assortito repertorio calcistico. Un uomo squadra che ha contribuito a caratterizzare le entusiasmanti stagioni biancorosse dal 1975 al 1987 quando trentacinquenne fu messo alla porta con qualche polemica. Ma Di Pietro, loretese doc, aveva già tanto dato e altrettanto ricevuto in termini di stima e affetto. “Penne è stata la mia vita. La squadra e la sua comunità erano un tutt’uno. Noi di quel gruppo storico vivevamo senza soluzione di continuità con la cittadina. Frequentavamo i bar, i ristoranti, le scuole.La squadra era davvero l’emblema di un territorio in un altro periodo storico, senza dubbio”, osserva Mauro Di Pietro che vive a Montesilvano. Un centrocampista completo, tuttavia pronto a tutto in mezzo al campo.

Cominciò subito. A 17 anni, in quel 1969, la buonanima del talent scout Rocco Core lo portò a un provino nelle Marche e Adelmo Capelli, romano come il compagno di squadra Carletto Mazzone nel Del Duca Ascoli, lo volle subito nella sua Civitanovese di cui era allenatore e in cui giocava in D. Poi, dopo alcune stagioni in riva all’Adriatico e una da militare al Gladiator, sui caldissimi campi campani, eccolo approdare nel Pescara calcio tornato in serie C dopo che Tom Rosati l’aveva fatto fuggire dall’inferno della quarta serie. Mauro e Tom Rosati non si presero proprio: le furibonde litigate relegarono il talento di Loreto fuori dal perimetro tecnico della rosa pescarese che, dopo un testa a testa ad alta tensione con il Lecce, centrò la B.

E allora Di Pietro riapparve a Civitanova, nell’estate del ’75 cambiò aria di nuovo: scelse di giocare con il Penne. L’undici di Guido Colangelo e Rocco Core annoverava i vari Severo, Palma, Tranquilli, Giannetti, Di Federico, Orsini, i fratelli Luciano ed Antonello Marini, il baby Di Luzio, Antonioli, Blasioletti: con Mauro arrivò la vittoria del campionato, sia pure grazie a un ripescaggio, dopo aver perso lo spareggio bis a Chieti con il Raiano. “Avevamo un gruppo storico in cui giocavano sempre gli stessi, e fu così per molti anni, grazie a innesti importanti, penso ai vari Liberati, Macrini, Pilone, Severo, Bianchini, Pomilio, Di Federico, Palma, Castellucci, i fratelli Marini, Di Luzio, il livello di allora rispetto all’oggi mi pare decisamente più alto”, osserva Di Pietro. Gol, quasi gol, goliardia: la galleria dei ricordi è troppo ricca. Ne testimonia uno Enzo Di Federico, piccianese, centrocampista di qualità di tanti Penne e una decina d’anni fa anche allenatore della prima squadra biancorossa. Racconta che Mauro fosse nelle simpatie di un direttore di gara, Boni di Corropoli, stimato e competente: sospese per nebbia nella ripresa sul 4 a 0 un Penne-Hatria.

“Io e Mauro stavamo protestando, ma ammonì solo me e per questo dissi a Boni: perché non sanzioni anche lui?Mi rispose: Mauro è bello, tu…carino”. “Guido Colangelo dice sempre che ero da serie A, ma io ero tale solo in certe altre situazioni…”, osserva Mauro con il furbo sorrisetto.

Vuoi ricordare un episodio particolare? ”Tutti belli. Certo è che quando segnavo un gol indicavo con il dito Stefania, seduta in tribuna, mia moglie, il mio amore…”. Quindi, le promozioni sfumate per poco, i quarti di finale di Coppa Italia nel 1980 e nel 1986, la cavalcata trionfale che portò il Penne in serie D nel 1981, il secondo posto dietro l’Elpidiense al debutto, l’anno dopo la miracolosa salvezza ottenuta all’ultima giornata, a Pesaro, la separazione da Colangelo, i derby con il Chieti e il Lanciano. Mezza punta, centravanti, a volte anche libero, Di Pietro incarnava la voglia di non indietreggiare mai comunque davanti alle avversità. Dai modi raffinati in campo e fuori, Mauro una volta prima di un Penne-Lanciano al vecchio comunale fece la voce grossa con il piccolo Menna che all’andata avrebbe sfottuto i biancorossi ed aizzato il pubblico. Guarda anche al presente del Penne “Lo seguo ancora sia pure non direttamente.

Credo che possa e debba tornare a vincere, guardando sempre e di più al settore giovanile. Invito i senatori del gruppo come D’Addazio e Cacciatore a fare di più per creare quel rapporto con la gente di Penne che vuole il calcio, che lo ama, che ce l’ha nelle corde. Dovrebbero cercare di coinvolgere di più i giovani come Censino Pilone e Bianchini facevano con noi: ci nutrivamo dei loro segreti, del loro mestiere. Tornando al vecchio campo, il Penne potrà trarne grossi benefici”. Parola di Mauro Di Pietro, uno che ci sapeva fare con i piedi, ma anche con la testa: celebri le sue incornate di potenza. “Maurooo, Maurooo!”, gli gridava Elvio Bennato…E lui sorrideva, incollandosi la sfera addosso.

Berardo Lupacchini

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