Sessant’anni sono passati da quella primavera carica di tensione in cui franò un pezzo di paese, miracolosa mente senza uccidere né ferire nessuno. I guai cominciarono il 4 aprile del 1961 quando una parte del nucleo storico della cittadina, quella per intenderci di via del Mercato adiacente la vecchia sede del Comune, venne giù costringendo lo sgombero immediato di sei famiglie deciso dal sindaco su proposta del genio civile. La situazione si aggravò soprattutto a causa del fatto che alcune case, nella zona più bassa del cuore antico del paese, quella abitata dalle famiglie meno agiate rispetto al versante superiore occupato dalle famiglie nobili e borghesi, subirono lesioni più profonde. Le condizioni statiche di Loreto, specialmente in quell’area, erano state compromesse dal bombardamento della seconda guerra mondiale e dal terremoto del 1950. Le condutture idriche e le fognature furono piuttosto danneggiate ed evidenziarono ulteriori perdite che, insieme alle infiltrazioni naturali provocate da cisterne e sorgenti sotterranee, provocarono il lento ma continuo ed inesorabile movimento franoso di tutto il nucleo abitato. Il problema si rese ancora più serio un mese dopo quando ben dieci case crollarono nella zona interessata dalla frana. Non c’erano persone all’interno degli immobili. Un fronte franoso di almeno settanta metri costrinse l’amministrazione comunale, guidata dalla prima cittadina Luigia De Angelis Chiola, esponente del partito comunista in carica dal 1956 al 1965, a sgomberare altre famiglie. Furono un centinaio le persone che nel complesso dovettero ricorrere ad alloggi di fortuna dopo che diversi immobili si sgretolarono, scatenando paura ed incubi in tutta la popolazione. “Dalla salita Pretara mi fermavo ad osservare le case che incredibilmente venivano giù anche perché, frequentando la scuola media nei vicini locali comunali, avevo un punto di vista privilegiato. Ma che paura!”, racconta Bruno Passeri, poi sindaco per lungo tempo di Loreto Aprutino. “

Il mitico mercato vecchio era un luogo frequentato fin dall’Unità d’Italia”, ricorda Camillo D’Angelo, storico corrispondente de Il Messaggero. “Lì in quel quartiere vivevano emigrati partiti per l’Europa in particolare Francia, Svizzera, Germania e poi anche in Australia. Il mercato vecchio era un’autentica famiglia allargata loretese. Quella frana non fece vittime, ma lacerò molti cuori per aver dovuto giocoforza abbandonare le case storiche fra cui quella della mia famiglia. Il mercato vecchio fu poi trasferito nella zona di Santa Maria in Piano con le casette del Piave, così furono chiamate, ma non erano poi così tanto male: ricostruite a tempi di record dal genio civile sotto la spinta della sindachessa Chiola”.  Il Messaggero dedicò ampi servizi ai drammatici fatti del 1961 grazie al lavoro di Renato Colantonio, corrispondente della zona e docente di educazione fisica.

Be.Lup.

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