PENNE –  Cento anni biancorossi e vent’anni con lui, il ragazzo di Picciano, esponente di rango di un Penne fatto in casa anche cioè con chi abitava nei paraggi. Enzo Di Federico è entrato da piccolo nel Penne e ne è uscito con il rasoio e la schiuma da barba dopo essere cresciuto con le severe lezioni di Guido Colangelo, davvero un secondo padre per Enzo che perse il proprio quando aveva sette anni. Colangelo lo notò e se lo portò a fare il difensore centrale, allora lo stopper, in quella Vis Penne che nacque in un momento storico non proprio felicissimo. E vinse il campionato allievi per poi esordire a 16 anni nella prima squadra. Enzo usa il presente storico per ricordare. 1974, prima categoria. “In casa con il Porto siamo sotto 3 a 1, Colangelo mi fa: vai dentro, con questi pescaresi non si può perdere! e mi butta in area avversaria appena trasformato attaccante. Entro al posto di Di Censo e riusciamo a pareggiare grazie a una mia doppietta”, viaggia nella sua freschissima memoria Enzo, classe ’58.

“Entrai in un gruppo, presieduto dal dottor Perilli, che aveva già un affiatamento e un’identità e lì trovai i vari Giannetti, il caro Tranquilli da poco scomparso, Orsini, Toppeta,  Frasca, Palma, Antonacci, Blasioletti, Gino Bianchini”. Una volta indossata quella maglia, sempre con sfumature diverse, Di Federico non l’ha più tolta. L’opportunità enorme gli si spalanca nel 1975: l’Inter bussa da lui.

“Mi aveva seguito un osservatore di Perugia e poi erano venuti da Milano. Andiamo io e mister Colangelo a San Pellegrino Terme dove supero il provino insieme ad altri dieci ragazzi, fra i quali Roselli e De Biasi, ma per motivi personali dico no, grazie, ma non posso…”. Il discorso lo chiude qui. Di Federico è quel tipo di attaccante che piace tanto a Galeone. Abilissimo per intenderci spalle alla porta, capace di gestire la palla e permettere scambi ed inserimenti. Con lo scatto secco e la potenza nel tiro di Giovanni Severo forma un pericolo pubblico in Abruzzo. Poi, con l’arrivo di Assetta, arretra il suo raggio d’azione e da centrocampista continuerà a disegnare negli anni trame eversive per gli avversari. Gol a grappoli e dopo varie stagioni fra le primissime lascia la Promozione e scopre l’Interregionale.

E’ il 1981, l’anno storico del Penne. Ma prima la Coppa Italia, il 1980. Il Penne sfreccia ai quarti di finale, vanta uno squadrone con Pilone e Gianni Bianchini a iniettare esperienza di calcio professionistico nel gruppone storico pennese in cui svettano Mauro Di Pietro, Macrini, Florideo Pilone mentre Liberati blinda la porta. “Ho ancora negli occhi –  sottolinea Enzo – le sfide con il Cittadella. Vincemmo di misura all’andata, poi andiamo in Veneto, subito sotto di tre gol di cui uno in netto fuorigioco contro la formazione più forte in Italia. Ci rimettiamo in gara con un mio gol a un quarto d’ora dalla fine, ma all’ultimo assalto Fabio Acciavatti sfiora il gol della qualificazione tirando fuori di un soffio …Ma che partite con Ischia, Filottrano, Tor Sapienza”.

Per Di Federico l’Interregionale vuol dire indossare per sei stagioni la fascia di capitano cedutagli da Roberto Palma, uno della vecchia guardia. La presidenza di Mauro La Torre e di Enrico De Fabritiis con Antonio Rietti e tanti altri in società, consegna alla storia un’altra partita indimenticabile. Lo scontro diretto a Sant’Elpidio a mare contro l’Elpidiense di Marco Bozzi è un testa a testa fondamentale nel girone di ritorno. “Colpisco un palo sullo zero a zero a due minuti dalla fine, poi al novantesimo l’arbitro Verano di Polistena ignora un fallo netto contro di noi e loro segnano. Ci staccano e il nostro sogno di C svanisce col passare delle giornate”. La salvezza di Pesaro, all’ultima giornata, in quel 1983 caratterizzato dalla sponsorizzazione dell’Acqua Santa Croce segna l’inizio di una nuova epoca. Colangelo lascia quel Penne pennese e viaggia verso Sulmona.

“Comincia un percorso diverso, non dico peggiore ma è fisiologicamente qualcos’altro. Anche se con mister Bertuccioli ci togliamo parecchie soddisfazioni e lo stesso con Mincarini in coppa arrivando ancora ai quarti (fuori col Mesagne) e battendo in casa il Chieti di Orazi. Poi con lui litigo di brutto e nel 1987 io Mauro Di Pietro e Pino Avagliano ce ne andiamo un po’ arrabbiati a Loreto dove però trovo un’altra ripartenza, un ambiente stupendo e vinco la prima categoria. Ricordo quell’annata come fra le migliori della mia carriera e tante belle conoscenze, ci tengo a dirlo”.

Cosa è stato il Penne? ”Il mio mondo, la mia palestra. Sono cresciuto con le lezioni nude e crude di Guido Colangelo, una persona schietta e onesta. Ho trovato un ambiente, degli amici che mi hanno accompagnato in un cammino delicatissimo per me, orfano a sette anni del mio papà. Il Penne è stato questo, ed ho detto tutto”. Per questo Enzo Di Federico ha così contribuito a dare gambe, testa e tanto cuore alla voglia di una comunità che già nel 1920 tirava in porta.  

Berardo Lupacchini

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