La giornata del 18 gennaio,  terzo anniversario della tragedia di Rigopiano nella quale morirono 29 persone, si è conclusa al Palazzetto dello Sport di Penne, lo stesso che ospitò, nei giorni successivi il crollo dell’albergo, la base logistica dei soccorsi per il recupero degli 11 superstiti e, purtroppo, dei corpi di ospiti e lavoratori della struttura. I loro volti campeggiano nella gigantografia che viene scoperta dal telo bianco durante la cerimonia presentata, come nelle passate edizioni, da Federico Perrotta ed Evelina Frisa.

Una lapide collettiva di una macro parete da consegnare alle coscienze perché MAI PIÙ accadano stragi simili, disvelata e accompagnata dalle note de “Signore delle Cime” eseguito dal coro “Monte Camicia” di Penne. Presenti le più alte cariche militari, del corpo dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, quest’ultima rappresentata, nell’immaginario commemorativo, dalla figura del maresciallo Gagliardi che fu allora il primo a giungere sul luogo del disastro.

Presente anche il Presidente della Regione Marco Marsilio che, in qualità di capo della protezione civile, ha ringraziato gli alpini, la guardia forestale e tutta l’organizzazione dei soccorsi per come si sono adoperati mettendo anima, cuore e professionalità. Stretti al comitato dei familiari anche tutti i Sindaci dei comuni interessati, anche il Sindaco di Loreto Aprutino Gabriele Starinieri che non ha perso solo quattro cittadini- Piero, Barbara, Sebastiano e Nadia- ma quattro amici la cui assenza gli rende impossibile ritornare in quel posto maledetto “ Non ce l’ho più fatta a ritornare lì, non ci riesco”

Il Sindaco di Penne, Mario Semproni chiamato al centro dello spazio, sotto quei volti giovani dalle vite spezzate, ricorda i giorni intensi e pieni di dolore ma si fa fatica a parlare, a dire qualcosa che possa essere davvero utile dopo il grido delle mamme di Rigopiano che, in una lettera scritta e letta dalla stessa Evelina, hanno, ad una ad una, pesato parole e concetti che hanno tolto il fiato.

La voce di Paola Bonifazi, mamma di Emanuele, ha amplificato l’apnea “I nostri figli sono stati abbandonati lassù ad aspettare la morte e a noi hanno dato l’ergastolo, costretti a star dietro a un processo che chissà quanto durerà. Non è questa l’Italia che vorremmo. Noi pretendiamo giustizia e la chiederemo finché viviamo. Rigopiano è stata una vergogna”

Difficile per il Ministro Bonafede prendere la parola dopo tanta emozione ma lui sa che è lì a rappresentare lo Stato e lo Stato deve anche saper chiedere scusa prima di adoperarsi per ricostruire verità e assicurare giustizia.

“ Porterò nel cuore e nelle istituzioni il dolore della mamme di Rigopiano” Sottolinea che non parlerà in quella sede di riforma della giustizia e di prescrizione perché oggi è il giorno del silenzio e della memoria.

Ma a ricordargli che proprio dalla  riforma dipende una  piccola sedazione al loro dolore sono i portavoce dei Comitati di Viareggio, di San Giuliano di Puglia e di Amatrice, loro sono le vittime di disastri nei quali lo Stato ha fallito, li ha abbandonati, senza quelle verità e giustizia che sono sempre apparse come promesse archiviate mentre al diritto non si chiede che quello, alla morale di ognuno l’eventuale perdono. Perché non è stata la neve ad uccidere quei 29 angeli, mentre sentenze che assolvono o tempi processuali volutamente farraginosi uccidono lentamente chi ogni giorno sopravvive al dolore e non lo libera. La voce di Mimmo Locasciulli intona quel desiderio La vite è belle ma  serve la furtune La vite è doce però ci vo' furtune La vite è amar’ senza la libbertà

Dalla platea è chiaro come ci sia una politica non degna di una società civile che sa, con compostezza e dignità, raccontare l’inimmaginabile: una vita senza più un figlio od una figlia. Ci sovviene quella telefonata in cui la funzionaria della prefettura pronuncia la frase “la mamma degli imbecilli è sempre incinta”e le telefonate successive e gli appelli affinché qualcuno credesse a quell’orrore.

Ecco, allora, Ministro, Lei ha parlato di una ferita di Rigopiano e di una cura che probabilmente possa guarirla anche se la cicatrice rimarrà come un cordolo di carne arrossata, allora, in quelle istituzioni per le quali giurate e vi impegnate, porti il cuore delle mamme ma anche la volontà di una intelligenza di buon senso che incarni e serva con dedizione i ruoli pubblici,  perché forse ci sono atti non colpevoli di fronte alla legge ma almeno siano punibili dall’etica e sanzionabili dalla vergogna. Pubblica.