Questa mattina, nel terzo anniversario, dopo avere deposto i fiori dove un tempo c’era l’hotel Rigopiano, i famigliari, le forze dell’ordine, di volontariato, sindaci e diversi consiglieri regionali hanno partecipato, avvolto da un silenzio assordante, alla processione che partendo dal bivio Mirri di Farindola, si sono diretti verso la chiesa di S. Nicola per assistere alla messa celebrata dal parroco don Luca Di Domizio e dal vescovo Valentinetti.

Come dice il prof Enzo Fimiani, oggi non bisogna parlare di vittime ma dei morti di Rigopiano: le vittime sono i famigliari, le mamme i papà i fratelli, le sorelle, i figli, i mariti, i fidanzati e le fidanzate di chi perse la vita sotto quella terribile valanga. Ai nostri microfoni il papà di Marinella, l’estetista di Farindola che lavorava presso l’hotel, tra le lacrime, esprime tutta la sua rabbia verso le istituzioni per non aver ancora stabilito di chi fossero le responsabilità di quella tragedia. Ma la rabbia e la delusione aumentano quando ci dice che a Marinella non è stata neanche riconosciuta la morte sul lavoro.

La zia di Marinella ci racconta che non hanno trovato aiuto e solidarietà da parte dello Stato e cresce sempre più dentro di loro l’idea che quel giorno non c’era la volontà di soccorrere quelle persone visto che dalla mattina del 18 gennaio che hanno cercato in tutti i modi un aiuto concreto.