Riservandoci di approfondire nell’edizione cartacea il grande tema del bombardamenti avvenuti a Loreto Aprutino tra il 1943 ed il 1944, segnaliamo l’importante iniziativa LA MEMORIA NON VA IN PENSIONE avvenuta ieri, 13 gennaio 2019, anniversario dei 76 anni dal lancio delle bombe da parte dei 150 cacciabombardieri alleati che presero di mira le corazzate tedesche ma finirono per uccidere donne, uomini e bambini. 

 

Promossa dal Comune di Loreto Aprutino e dal Nuovo Circolo Aprutino su una idea di Corrado Coletta, coadiuvato nella realizzazione da Antonio Di Teodoro, con il supporto dell’Istituto Comprensivo scolastico nella persona della dirigente Marina Gigante, l’evento si è concretizzato in due momenti: la mattina nella conferenza del Prof. Alessandro Di Zio presso la scuola secondaria G. Rasetti, per rendere partecipi i giovanissimi studenti di una pagina terribile della storia che studiano sui libri. Il pomeriggio, nella sala consiliare Otello Farias, nell’ intervento del prof. Enzo Fimiani, storico e bibliotecario, docente presso l’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, dal 2015 presidente del Conservatorio di musica L. D’Annunzio e  cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica per le attività culturali.

In entrambi, le testimonianze dirette di Corrado Coletta e Tullio Perilli hanno rievocato gli attimi terribili vissuti e indimenticati, mentre le storie di Filomena Antico e Guido Ferri sono scorse attraverso le voci di Donatella Granchelli e Fausto Roncone, in un palcoscenico metaforico che ha reso le schegge penetrate nelle carne dello zio Pietro o nella schiena di Guido immagini vive ed emozioni  tangibili. Le fotografie in bianco e nero, riprodotte su piedistalli espositivi realizzati da Salvatore di Fazio, sono state tratte dagli archivi messi a disposizione, tra i tanti, da Achille Rasetta, Mario e Giuseppe Castagna e Antonio Pomponio.

Introdotto da Federico Acconciamessa che, insieme a Daniela Valentini e Maria Mascioli, ha rappresentato la volontà istituzionale di istituire un Giornata della memoria del 13 e 14 gennaio, il professor Fimiani ha regalato una conferenza di parole come mòniti ed accortezze, come vademecum di buona pratica affinché si costruisca realmente una memoria civile come principio indiscutibile e non opinabile.

Il primo, prodromico a qualsiasi approfondimento tematico: avere chiara la distinzione tra ricordo, che attiva le corde del cuore e coinvolge così la sfera privatistica, e memoria, che, affondando le radici nella ratio e nella conoscenza, diventa un fatto pubblico.

La memoria è, e deve essere, una costruzione culturale, un ricostruire dati attraverso i ricordi.

Finché faticheremo, come popolo e come Stato, a trasformare il ricordo in memoria, sarà difficile giungere ad una affermazione univoca del rifiuto degli orrori della guerra.

Il secondo: non enfatizzare il proprio vissuto e normalizzare la tragedia.Che non significa banalizzare o diminuirne la portata ma fare si che quella ricostruzione non diventi una religione né consolatoria retorica  ma un insegnamento per il futuro.

Forniti gli strumenti sarà possibile trattare i bombardamenti di Loreto Aprutino come un laboratorio di total war, guerra totale, non solo in ambito nazionale ma anche Europeo.

 “Loreto Aprutino come la Dresda del 45, non c’è differenza sottolinea Fimiani. Nel quadro delle guerre contemporanee, dove il rapporto tra morti militari e morti civili è di 1 a 3 – in realtà le morti civili ci sono sempre state ma non facevano statistica- una giornata della Memoria fa si’che il nostro piccolo paese entri a pieno diritto nella Grande tragedia della guerra e non solo per i danni materiali e per quelli psicologici riportati, non solo  perché i bombardamenti non seguirono alcuna strategia militare e determinati dall’esigenza di scaricare  gli ordigni di precedenti missioni, ma perché la guerra è entrata nelle case della gente, ha straziato famiglie, sono partiti padri, fratelli, fidanzati, mariti, ha deportato i nostri affetti nei rastrellamenti  e attraverso gli  sfollamenti. La seconda guerra mondiale ha prodotto una industrializzazione della morte che non consente ri-negoziazione dei ricordi, questi vengono tramandati nel privato dei contesti familiari mentre la memoria si perde se quei ricordi non diventano una res publica, etimologicamente una cosa del popolo, la memoria collettiva.

 “E la memoria è una cosa seria”

Il filo dell’ultima accortezza regalataci dal professore unisce i 22 anni di Federico ai 90 anni di Corrado, si tende un pezzo di storia di Loreto Aprutino la cui conoscenza rende liberi di guardare al futuro nell’anelito della pace.