PENNE - L’amministrazione Semproni mostra le carte sulla nuova scuola “Mario Giardini”. Nel senso che ha deliberato (astenuta l’assessore Lorenza Di Vincenzo) un atto di indirizzo rivolto al responsabile del procedimento, l’ingegnere comunale Piero Antonacci, per revocare il bando del 2013 con cui venne individuata l’impresa esecutrice dei lavori dell’edificio in via dei Lanaioli, così come la giunta D’Alfonso aveva faticosamente deciso.

Una delibera su cui pesa però il parere negativo della segretaria generale dell’ente Francesca Vecchi, confermata da Semproni, la stessa in servizio con il governo precedente. Ritengono, gli attuali amministratori, che all’epoca siano stati fatti errori nella redazione del bando, specie nella parte in cui non si specificava l’entità dei canoni di disponibilità che di fatto non sono mai stati considerati nella gara pubblica del 2013. Di conseguenza, la Progetto Scuola srl amministrata da Roberto Corbo, imprenditore di Sessa Aurunca, incaricata dei lavori, potrebbe essere messa nel mirino del Comune di Penne nell’ambito di un’azione risarcitoria. L’impresa casertana, in ogni caso, nel presentare il progetto definitivo dell’opera scolastica, aveva però rilevato un surplus di lavori non previsti pari a 800 mila euro. La svolta è di questi giorni e suscita un vespaio di polemiche dentro e fuori il Comune. Tra l’altro per quasi 9 mila euro era stato incaricato lo studio legale Di Tonno affinché svelasse la strada alla giunta in carica, ma di questo parere non c’è traccia nella delibera. Sulla vicenda della nuova scuola comunque indaga anche la procura della Repubblica dopo un esposto del 2014 a firma dell’attuale vice sindaco Vincenzo Ferrante, allora in minoranza. La delocalizzazione delle aule nasce nel 2011 dall’intenzione di sostituire la scuola elementare Mario Giardini di via Caselli, dichiarata insicura sotto il profilo sismico. L’amministrazione di Rocco D’Alfonso scelse così di trovare chi la costruisse attraverso il contratto di disponibilità, una sorta di leasing immobiliare che pone a carico di un privato la costruzione dell’immobile e, come suo corrispettivo, un canone annuale; in questo caso di disponibilità intorno ai 160 mila euro più Iva annui per 25 esercizi, partendo da una base di gara di 2 milioni 550 mila euro. Nell’operazione sarebbe rientrato un contributo a fondo perduto della Regione tramite la Protezione civile di 724 mila euro da destinare all’impresa privata aggiudicataria del contratto che si sarebbe accaparrata anche i 30 mila euro del prezzo finale di riscatto. “Un’operazione decisamente troppo costosa ed anti economica per noi pari ad oltre 5 milioni di euro”, ha scritto nelle motivazioni in delibera la giunta.

B.Lup.