di Berardo Lupacchini

La Pennese si accorse di aver voltato davvero pagina, uscendo cioè dai confini regionali con tutti i nessi e connessi, probabilmente quando si presentò a Gubbio. Fu proprio in quella serena domenica di ottobre del 1981 che i vestini si trovarono davanti uno stadio davvero imponente e con un manto erboso di alto livello. Il Polisportivo San Biagio, inaugurato nel ’77, ospitava le gare di un Gubbio anch’esso neo promosso, ma grazie al ripescaggio come terzo in classifica (l’Elettrocarbonium di Narni Scalo aveva vinto il torneo di Promozione). Nella città umbra, la squadra di Guido Colangelo aveva alloggiato al Park Hotel Hotel Ai Cappuccini, tra i migliori in Italia, si presentò prima in classifica, avendo cominciato l’Interregionale con lo stesso carico di energia e risorse grazie al quale aveva dominato il massimo campionato abruzzese vinto largamente al quinto tentativo di seguito.

UN GRUPPO DOC

Una Pennese rimasta praticamente integra nel nucleo storico. Pochissimi gli innesti: in avanti un giovane Monticelli, bravo tecnicamente ma rivelatosi poco prolifico, il difensore Tobiolo, il centrocampista Forlizzi, la mezzala Lippo. Ma i vari Di Pietro, Di Federico, Pomilio, Antonello Marini, Severo e le incursioni di Macrini e Vincenzo Pilone garantivano, insieme al talento di Di Luzio che si manifestava ogni giorno di più, un rapporto significativo con il gol. L’arrivo dell’estroso centrocampista 28enne romano Lello Lippo (ex Chieti e Monopoli in C, Termoli e Silvi in Promozione) incrementò il potenziale dell’attacco che però perse Pomilio, nella seconda trasferta stagionale, quella vittoriosa in rimonta a Tortoreto (la Las Mobili di Valbruni era stata promossa dopo aver battuto il Termoli di Oddo nello spareggio di Avezzano); Pomilio fu vittima di un serio infortunio dopo una caduta: dovette restare fuori per alcuni mesi. Il centrocampo restava il punto di vera forza con Macrini, Di Federico, Di Pietro e Severo anche per la nuova categoria. Non c’erano under di sorta da far giocare per un obbligo: se eri forte andavi in campo anche a 16 anni, punto e basta. E lo spartano allenatore aveva dato ampia prova dal punto di vista dei giovani: in rampa di lancio c’erano Domenico Luciani, Antonio Macrini, Pierluigi Melito, Romano D’Angelo, Achille Delle Monache. La società, presieduta dal dottor Mauro La Torre, vedeva Antonio Rietti vice presidente affiancato dal costruttore Aristide Massei; alla segreteria Romolo D’Angelo, Tiziano Palma e l’addetto stampa Silvano Procacci.

UMBRIA NERVOSA

Lo 0 a 0 di Gubbio, diretto dal fiorentino Maselli, in una partita equilibrata e povera di emozioni fu caratterizzato dall’ennesimo esodo di tifosi, molti dei quali passati a salutare San Francesco ad Assisi. Un’occasione in cui emerse purtroppo una certa tensione. Ci furono scaramucce fra le due tifoserie: i tifosi eugubini attaccarono alcuni giovani pennesi in tribuna per via di un tamburo battuto ripetutamente. E a fine gara ci fu un lancio di pietre. Ne fui testimone insieme al fotografo Ferdinando Bevilacqua che, uscito dal terreno di gioco dopo aver immortalato le fasi del match, si vide la propria auto leggermente sfiorata da una sassaiola pericolosa. TeleVestina iniziò quell’anno la sua stagione, confezionando le sue telecronache abbinate per ogni trasferta alla descrizione dei luoghi visitati: quel girone con l’Umbria, le Marche, la Toscana e la Romagna offre tantissimo da questo punto di vista. Vincenzo Pavone, Pasquale Scotucci e il compianto dottor Barlaam costituivano la squadra dell’emittente nata con il fondamentale contributo di don Bruno Toscan, la cui sede nell’ex Villa Quintiliani era accanto allo storico bar Dragone.

L’avvio a razzo della Pennese fece sì che dopo otto giornate i biancorossi fossero primi in classifica davanti all’Elpidiense di Marco Bozzi ed alla Fermana di Feliciano Orazi e del bomber aquilano Mimmo Lepidi. Il civitanovese Bozzi era stato dal ’74 al ’78 il vice di Tom Rosati e poi di Giancarlo Cadè nella prima promozione in A del Pescara, mentre Orazi, centravanti negli anni ’60 anche del Chieti, aveva già alle spalle decine di panchine in C con la Pro Vasto, lo Spezia, l’Olbia, l’Avezzano, il Frosinone ed il Savoia. Una sorprendente Vadese si manteneva nella scia biancorossa. Proprio sul campo di Sant’Angelo in Vado, non distante da Urbino, la Pennese cadde nel finale di gara per una punizione, fischiata da Mariotti di Pontedera, di uno dei fratelli Guerra. In tribuna, dove c’erano non meno di duecento tifosi biancorossi, qualcuno del pubblico di casa spruzzò un estintore contro di essi nell’unica tribunetta e si accese una rissa. La Vadese annoverava anche l’attaccante Conti che a fine stagione conterà ben 14 marcature così come Lepidi della Fermana. 

IL GOL FANTASMA

Battute la Sangiorgese ed il Riccione nel rinnovato Comunale di Penne, che l’amministrazione di Celestino Cantagallo dotò di spalti degni pur con il terreno di gioco ancora non inerbito, a Fermo la formazione di Guido Colangelo e del presidente Mauro La Torre conobbe un’altra delusione. Proprio dopo il calcio d’inizio, la palla pervenne a “Lupo” Lepidi: il forte attaccante aquilano di Orazi calciò un rasoterra capace di infilarsi in un piccolo buco della porta e si perse sul fondo campo. Al “Bruno Recchioni”, lo stadio che per una stagione in D era stato del pennese Guglielmo Macrini, Domenico Lepidi esultò, i giocatori della Pennese, a cominciare dal portiere Liberati, non si accorsero (o fecero finta) della segnatura, salvo protestare con l’arbitro mestrino Gazzetta che invece, a differenza del suo assistente rimasto fermo, aveva visto la sfera entrare ed uscire nella rete bucata e dunque concesso il gol. “Fui fortunato-ricorda Lepidi-contro la Pennese segnai questo gol fantasma in effetti per molti, e mi andò bene perché il direttore di gara vide tutto e bene”.

(il presidente Mauro La Torre e il suo vice Antonio Rietti)

BEFFATI DALL’ELPIDIENSE

Beffa anche a Sant’Elpidio a Mare sul campetto dell’Elpidiense. Gara equilibrata con palo di Enzo Di Federico a un paio di minuti dal termine, sul capovolgimento di fronte un fallo ai danni del Penne ignorato dal direttore di gara Verano di Polistena consentì il gol della vittoria e della fuga che col passare delle domeniche si rivelò decisiva dei marchigiani di Bozzi. “La Pennese è squadra da promozione”, dichiarò a Il Messaggero di Camillo D’Angelo quando si era alla penultima gara di andata. Era domenica 20 dicembre 1981 quando la Pennese era in procinto di affrontare in casa il Sulmona. I vestini erano reduci però da quattro sconfitte ed una sola vitoria (contro la Santegidiese ) di cui il doppio ko con la Lodigiani Roma di Guido Attardi in Coppa Italia. Nell’albergo romano dove attese la gara di andata giocata a San Basilio, la Pennese inscenò una gag con protagonista suo malgrado Vincenzo Pilone, finito dentro un passeggino da cui non riusciva a districarsi e per questo si era preso un sonoro rimprovero da una signora nell’ilarità generale. Il fatto è stato riferito sommessamente e con il sorriso sulle labbra da Enzo Di Federico.

(Camillo D’Angelo de Il Messaggero; accanto il tecnico Francesco Ciampolicon i baffi; dietro l’allenatore Gabriele Matricciani al Comunale) 

“Dovevamo fargli pagare le sue proverbiali ramanzine in mezzo al campo…”. Il 6 dicembre gli uomini di Colangelo ebbero la meglio sulla Santegidiese del fiorentino Paolo Beni, una bandiera della Sambenedettese che fu. I teramani, che nel ’79 con Carlo Florimbi avevano raggiunto la D dopo lo sprint vincente ai danni della Pennese e del Chieti Scalo di Felice Liberati, schieravano il 37enne centravanti barese Francesco Chimenti, ex idolo della Samb: fu lui ad annullare il vantaggio di Macrini. In campo con la maglia giallorossa anche il talento di Franco Mirti, classe ’56: una forte ala, già del Sorrento, scomparsa prematuramente una quindicina d’anni fa. Sirio Talvacchia aveva il numero 10. Risolse la partita un rigore di Enzo Di Federico: fallo di Catto, un altro ex della Samb, su di lui.

LE MANI DI TOBIOLO NEL VENTO

La domenica successiva battuta d’arresto a San Salvo. Tobiolo, un difensore acquistato in estate dall’Atessa, saltando, aveva smanacciato in area la sfera proveniente da un cross innocuo partito dalla destra: e così, grazie al conseguente rigore, vinse la formazione di Bruno Taverna in un pomeriggio molto ventoso: vani i tentativi di far sospendere le ostilità. Mancavano Luciano Marini, un difensore centrale di buona caratura, Castellucci, Lippo, Antonioli e Pomilio: praticamente ben tre difensori. Prima di Natale dunque appuntamento interno con il Sulmona. I peligni, allenati passati da un ex del Pescara Lacorata a un altro come Mario Tontodonati, erano stati clamorosamente ripescati in Interregionale addirittura come decimi classificati in Promozione con soli 29 punti! Al comunale persero 2 a 1 con gol di Di Federico su rigore, pari di Marchetti e stoccata decisiva di Mauro Di Pietro. Il 1981 si concludeva alla grande comunque per la Pennese che, dopo aver stravinto la Promozione, era vice campione d’inverno nel girone F dietro l’Elpidiense. Il 1982 vide la doppia consecutiva trasferta a Città di Castello e San Sepolcro.

BOLGIA NELL’ALTA VALLE DEL TEVERE

A nord di Perugia, una pioggia torrenziale accolse la truppa vestina all’hotel Tiferno di un’elegante Città di Castello dove in una saletta Guido Colangelo spiegava, davanti a qualche tifoso intruso, la tattica. I perugini erano stati già battuti per 2 a 1 all’andata. Ma sul loro campo un rigore all’ultimo minuto concesso dall’arbitro Del Bono di Lucca ai biancorossi ospiti, trasformato dal solito Di Federico, permise di centrare una vittoria di platino. Gli umbri videro le streghe della retrocessione che si materializzò puntualmente qualche mese dopo. I tifosi locali si infuriarono, assediando gli spogliatoi: colpito nel tunnel il direttore di gara. A fine partita ci fu un lancio di pietre e bottiglie anche all’indirizzo dei tifosi pennesi giunti con due autobus. Ma la successiva trasferta in terra aretina, che avrebbe potuto ridare concrete speranze di rincorrere più da vicino l’Elpidiense, gelò i sogni di Colangelo.

(Colangelo)

L’urbinate Staffoggia tornò a dirigere la formazione del presidente La Torre (Pennese-Tor Sapienza 4-2 in Coppa nel gennaio ’80), ma stavolta a San Sepolcro andò male: sconfitta per 1 a 0. Una brutta partita di Palma e compagni al cospetto di un undici poi retrocesso insieme al succitato Città di Castello e al ripescato Sulmona. Strada facendo, l’Elpidiense mantenne i sei punti di vantaggio e chiuse i giochi per la C con i suoi 41 punti; la Pennese concluse al secondo posto con 35 punti frutto di 13 vittorie, 9 pareggi e 8 sconfitte, 29 gol fatti e 25 subiti, ma due punti davanti a diverse blasonate: ad esempio la Fermana, terza, battuta di misura nel ritorno con gol di Giovanni Severo: era il 9 maggio ’82 e a fischiare c’era ancora il compianto Loris Staffoggia. A proposito di Giovanni Severo: nel ’74-’75 era stato nella Primavera dell’Ascoli la cui prima squadra giocava in serie A ed era diretta da Carlo Mazzone. Orlando Nardi, oggi novantenne, era il suo vice e si occupava della seconda squadra bianconera. Alla fine di quella stagione, comunque esaltante, i biancorossi trovarono lo sponsor: l’Acqua Santa Croce.        

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