PENNE – Non solo l’ex segretario Michele Smargiassi, che comunque i premi sotto accusa (la cosiddetta retribuzione di risultato) li ha incassati a pochi giorni dall’insediamento di Rocco D’Alfonso; anche chi lo ha sostituito al Comune, la collega Nunzia Buccilli (oggi a Sulmona), tentò di farsi erogare, pur con qualche funzione aggiuntiva in più ma comunque insufficiente, un premio a parte di poco inferiore ai 15mila euro. Smargiassi quei soldi li dovrebbe restituire, secondo la Ragioneria dello Stato (e il Comune glieli ha chiesti indietro), il cui rapporto è ora oggetto di un’indagine della corte dei Conti abruzzese, mentre la Buccilli (nella foto) ci ha solo provato: lo ha fatto cinque anni dopo che lasciò il Comune, ma il giudice del lavoro le ha negato quei fondi con motivazioni che ricalcano quelle espresse nella relazione ispettiva del 2016 firmata dal ministero dell’economia sul conto di Smargiassi.

Rocco D’Alfonso, sindaco del Pd come il predecessore e gli altri dal ’93 in poi, dal 15 maggio 2011 al 2016, scelse come segretaria la dottoressa Buccilli dopo che Smargiassi prese altre strade al termine di un biennio: era l’ottobre del 2011 e  l’assistenza tecnica della funzionaria durò due anni. Il 16 dicembre 2011 la giunta di centrosinistra guidata da Rocco D’Alfonso (ed assistita dalla Buccilli) aveva approvato i criteri di retribuzione, irregolarmente come si è visto dapprima dalla relazione ministeriale e poi in tribunale, quindi valutò positivamente le prestazioni, rese dalla stessa segretaria Buccilli, con atto del 30 ottobre 2013, un mese dopo i suoi saluti.

“La retribuzione di risultato non può essere erogata al segretario comunale per il solo fatto del servizio prestato, anche se oggetto di valutazione positiva da parte dell’ente locale, essendo necessaria la preventiva fissazione ed il formale conferimento al segretario di precisi obiettivi e di risultati da conseguire, tenendo conto del complesso degli incarichi aggiuntivi eventualmente conferiti. Alla dottoressa Buccilli vennero affidate esclusivamente funzioni ricomprese in quelle istituzionali, ad eccezione della posizione organizzativa di responsabile del personale e dell’ufficio dei procedimenti disciplinari e che non risulta in alcun modo che alla ricorrente siano stati affidati  preventivamente specifici obiettivi e risultati da perseguire”, sostiene nelle motivazioni il giudice del lavoro Massimo De Cesare nella causa decisa a favore del Comune.

“Legittimamente il Comune di Penne non ha dato esecuzione alla delibera”, ha chiosato il magistrato. Una retromarcia del Comune, dunque, incarnato da amministratori di colore politico diverso, che all’attuale sindaco Mario Semproni è però costata la beffa delle spese compensate: all’avvocato Lorenza Violante, scelta dall’attuale governo, pur vincendo la lite, la parcella gliela ha dovuto riconoscere il primo cittadino in carica assistito dalla segretaria generale Francesca Vecchi, ereditata da D’Alfonso che la nominò nel 2013. Con buona pace dell’ex sindaco che aveva redarguito Lacerba di non aver mai concesso premi irregolari. Già.

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