PENNE – Dunque, si cambia. Dopo il fallimento, annunciatissimo, dell’asta pubblica per la vendita del 6% delle quote detenute dal comune di Penne, il socio che controlla la Vestina Gas, si va verso l’annunciatissima trattativa privata, con il conforto del parere di uno studio legale pescarese.

Tra la giunta comunale e la sua maggioranza in consiglio, con il Pd convitato di pietra, ci sono stati salamelecchi e convenevoli. Decidi tu. No, ci mancherebbe, decidi tu! Alla fine, il cerino in mano se lo prende la giunta comunale, acquietando i malpancisti dentro il Pd che avevano espresso riserve sulla nuova procedura di dismissione delle quote minacciavano di far saltare il consiglio comunale di ieri, giovedì 26. Sarà, dunque, essa a decidere, come stabilito dal consiglio, “le modalità di alienazione delle quote”. Ovviamente, la decisione sarà: a trattativa privata. D’altronde, contraddicendo la “delega” per questa scelta, rimessa alla giunta, il consiglio, in delibera, precisa che “l’esercizio del diritto di prelazione da parte dei Comuni di Loreto Aprutino e Collecorvino… è subordinato alla determinazione del prezzo di vendita delle quote…determinato solo all’esito della trattativa privata”! Una delega, quindi, per modo di dire, anzi per “modi” di dire (almeno uno è di troppo!), dopo aver anticipato, al punto 9 della delibera, che si tratterà di trattativa privata! Sul piatto, da rendere zuccheroso per il compratore (si dice, HERAcom Marche Srl), ci sarà anche la perdita del controllo societario, un ulteriore “arricchimento”’ della spoliazione di risorse della capitale dei Vestini. A che prezzo? Zuccherino! Il valore fissato dal commercialista Toni Di Nino, su incarico della giunta comunale, in vista dell’asta, viene preso solo come dato di partenza, decurtandolo pure di un quarto, per un percorso, sempre autorizzato dal consiglio comunale, che potrà sfociare, anzi sfocerà, a quasi la metà di quel valore, circa 793 mila euro per l’acquisto del 12% di quote. Giunta e maggioranza reputano il valore della perizia del Di Nino “non in linea” col mercato, in sintesi. A conferma, nella deliberazione consiliare è “precisato che tale dato è emerso anche in base ai contatti intercorsi con in soggetti che hanno operato manifestazioni di interesse nei confronti dell’acquisto del 6% delle quote…”. Insomma, i potenziali acquirenti, del cui conflitto d’interesse sul punto evidentemente non s’è tenuto conto, avrebbero giudicato eccessivo il prezzo fissato per l’asta! La stima del perito incaricato dallo stesso comune è stata gettata, di fatto, alle ortiche, sotto il rischio del default arrivando al 31 dicembre senza la copertura per la sentenza esecutiva notificata ad aprile dalla famiglia Cutilli, per la vicenda del Carmine! Ora ci se ne serve solo per stabilire il dato di partenza per la trattativa. In proposito, l’opposizione ha contestato anche un’“interpretazione” forzata, “politica” è stato affermato in consiglio, da parte di giunta e maggioranza, di questo dato di partenza, pari a poco più di un milione di euro, ricavato decurtando di un quarto la stima del Di Nino. Quella stima, era riferita, tuttavia, al 6% delle quote, il cui valore il Di Nino determinava in 705 mila euro, applicando un abbattimento del 20%, in quanto pacchetto di minoranza. Dopo la decisione di alienare un quantitativo doppio di quote, il 12 %, appunto, quell’abbattimento, però, avrebbe dovuto essere soppresso, riattribuendo il valore pieno di perizia alle quote, secondo l’opinione dell’opposizione. Una differenza, al rialzo, di circa 300 mila euro che la minoranza, con un emendamento ha cercato di recuperare sul prezzo di vendita ma che è stato bocciato dal consiglio, raccogliendo, tuttavia il voto favorevole e politicamente significativo delle difficoltà interne del Pd, anche del presidente del consiglio, il democrat avv. Gabriele Vellante. Ciò, mentre il comune di Collecorvino ha appena pubblicato il suo avviso di asta pubblica per la dismissione dell’intero pacchetto di quote detenute in Vestina Gas, al prezzo a base d’asta di 1,430 milioni, circa! Il Comune di Loreto, dal suo canto, dissente da queste dismissioni non condividendone i presupposti, ossia le ragioni di bilancio. Secondo il socio loretese, la vendita delle quote per debiti e non per investimenti strategici sul proprio territorio comporta la svalutazione degli asset, perché realizzata essendo alla canna del gas. Di fatto, si è già aperta una guerriglia tra soci foriera di sviluppi tutt’altro che tranquilli. Comunque, al netto sorprese di ogni tipo e prelazioni a parte, nella compagine di Vestina Gas farà ingresso un nuovo socio, privato stavolta, con una dote del 12% delle quote, acquistate a un prezzo di saldo rispetto all’asta bandita in settembre dal Comune di Penne e, ancora di più, rispetto all’asta bandita dal Comune di Collecorvino. Le sorprese, dal canto loro, terranno desta l’ansia e l’attenzione di addetti ai lavori, interessati e opinione pubblica che, disorientata, già ora commenta: gaz che dismissioni!

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