PENNE – Un casotto. Il piano Ringa ha almeno un paio di situazioni su cui il traballante governo Di Marcoberardino deve pronunciarsi con scelte nette. Già, perchè l'urbanistica, con la magistratura alle calcagna, fa ancora più paura.

 

Al di là della pratica della famiglia Lucci (c'entra Roberto, ex assessore e consigliere comunale del Pd) cui è concessa la facoltà di elevare il negozio vicino alla farmacia, residuo di un bombardamento, e di qualche ampliamento ed aggiustamento previsto (ma non a tutti) i proprietari che si affacciano sulla privata via Fedele Brindisi di cui diremo, c'è il nodo della edilizia concertata col Comune sotto l'ospedale nuovo nell'area di 8 mila metri quadrati fra la Croce Rossa e attualmente la ditta Pomponi, ma proprietà Lupacchini. Per trent'anni, i Perrella non ne hanno potuto godere in alcun modo visto il vincolo del Prg che gravava sulla terra per via dell'ospedale. Hanno subito anche degli espropri a macchia di leopardo al punto che la loro particella è un fondo di fatto intercluso, non accessibile cioè: lo si può raggiungere attraverso il pronto soccorso!Il piano Ringa, superato il vincolo di vecchissima data grazie alla nuova giurisprudenza, concedeva nel 2006 con la delibera di adozione del piano di poter realizzare un intervento in cui si prevedevano parcheggi pubblici in cambio di attività commerciali. A patto che si esprima la Soprintendenza per via dei reperti archeologici in una zona ritenuta ricchissima. Il nuovo piano, quello adottato il 12 agosto scorso col voto di 8 consiglieri (6 del Pd più Remo Evangelista più Luigi D'Angelo, massacrato dalla Federazione della sinistra), riduce però della metà l'intervento assentito ai Perrella. Tutto sarà più chiaro quando dai primi di ottobre e per 30 giorni saranno possibili le osservazioni che i cittadini potranno presentare allo strumento redatto dall'architetto Valter Silvani, ex assessore all'urbanistica. Sarà più chiaro anche il futuro della nuova viabilità disegnato per via Fedele Brindisi. Si tratta di una strada catastalmente di proprietà privata (Quintino Leone), ma illuminata pubblicamente e con la toponomastica fornita dal Comune che la ritiene una strada storicamente d'interesse pubblico, da tutti cioè percorribile anche perchè collega con la comunale via D'Alfonso. Nel piano si prevede che il privato possa cedere via Brindisi al Comune in cambio di un premio di cubatura, cioè di appartamenti: almeno tre. Nel 2006 però il privato non presentò alcuna osservazione agli uffici comunali, mostrando disinteresse per le previsioni urbanistiche. L'alternativa sarebbe l'esproprio per l'ente. La strada infatti dovrebbe garantire l'allegerimento del traffico sulla ex statale 81 che costeggia viale Ringa. Si vorrebbe creare cioè un senso unico che sboccherebbe a pochi metri dalla Croce Rossa. Riusciranno questi amministratori in scadenza di mandato a completare l'intero iter del piano Ringa?Anche perchè la zona è stata sottratta al piano casa ed ai suoi benefici (più 20 e più 35% di ampliamento in certi casi) deliberato e in vigore ma fin qui passato nel più totale disinteresse da parte della cittadinanza: zero pratiche.  

 

 

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