Il viaggio del maestro Luciano D’Angelo, nell’alterità da scoprire è sicuramente il tratto dominante del suo essere un artigiano dell’immagine: già cinque anni fa furono 20 le foto selezionate da Discovery the other Italy, l’evento internazionale di Expo 2015, che aveva lo scopo di rivelare al mondo le regioni e i luoghi dell’Italia meno conosciuta, per certi versi nascosti dalle mete turistiche più rinomate. L’occhio di D’Angelo, allora- e dell’angelo etimologico di messaggero– attraverso la lente, sbirciò sotto i vestiti griffati della bell’Italia, svelando le forme sinuose dell’Abruzzo. Ma l’alter è probabilmente inizio e fine di un altro straordinario viaggio che il maestro pescarese compie con L’altro Abruzzo (2018), il progetto editoriale patrocinato dalla Fondazione PESCARABRUZZO e realizzato con Alessandro Antonelli, per la parte grafica, con Claudio Valente, per i testi, e l’omaggio poetico, perché troppo riduttivo definirlo prefazione, di Lello Piazza, ispirato dalle fotografie di Luciano nel rinvenire una sorta di patto tra lui e la luce, come quello tra un maestro e l’allievo al quale si chiede di scrivere bene. La calligrafia della luce, così, viene prima del racconto di quei 21 volti di donne e uomini che compiono riti antichi e mestieri dimenticati, ognuno immerso nello spessore paesaggistico di sentieri tortuosi come mani nodose di pastore o abissi sul filo d’acqua nelle iridi della pescatrice. Dalla neve del Gran Sasso al mare del Trabocchi è L’Altro Abruzzo di Luciano D’Angelo composto in due bellissime mostre organizzate all’Aurum di Pescara nella primavera del 2019 e,nell’estate del 2020, a Città Sant’Angelo nel Chiostro di San Francesco.
Ne avremmo ancora bisogno di passeggiare tra quei ritratti che, nella felice scelta del formato allestito, scioglie il nodo che imbriglia la fotografia perché essa è qui arte, fino a sinapsi di visioni letterarie. Come Piazza a cui sovviene Garcia Lorca, come a noi Berardo Soares, alter ego Di Pessoa ne Il libro dell’inquietudine “La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo”
S.d.L

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