Fulvia Degl'Innocenti, finalista con Patrizia Marzocchi e Loriano macchiavelli della XIV Edizione del Premio Penne Narrativa per Ragazzi con “La ragazza dell'est” (Edizioni San Paolo) è una giornalista per ragazzi che dal '94 lavora come caposervizio al settimanale Il Giornalino. Da anni scrive filastrocche per i più piccoli e racconti per adolescenti, spaziando dagli albi per ragazzi alla manualistica per teenagers. La ragazza dell'est è il suo romanzo d'esordio nella narrativa per ragazzi.

 

La motivazione della Giuria tecnica composta da composta da Ferdinando Albertazzi (presidente), Maria Bianchini, Simona Foschini, Elvira Giancaterino (segretaria con diritto di voto) Tina Massa Pizzi e Ezio sciarra, relativa alla scelta del testo è la seguente: “La ragazza dell'est è una storia emozionante e durissima nella sua cruda denuncia di una società che, senza pudore, abusa dell'adolescenza. Tuttavia, con sorprendente leggerezza, le pagine si susseguono in un crescendo di adrenalina, come istantanee rapidissime e sature di colore, scoprendo in quella stessa adolescenza i protagonisti eroici della lotta contro il male e l'omertà. Un racconto per piccoli e grandi adulti che, con il sorriso dell'happy and, celebra un'ideale alleanza tra genitori e figli nell'affrontare anche le tematiche più scottanti”.

Con lei abbiamo cercato di scoprire il dietro le quinte del suo romanzo adrenalinico e tosto…

1. Quattro righe per raccontarci chi sei in modo da mettere a fuoco la tua figura senza retorica attraverso il tuo punto di vista personalissimo

Ci sono due parole che ricorrono spesso quando cerco di descrivermi professionalmente: scrittura e storie. Da un lato il gusto di usare la parola scritta, da sempre, da quando ero bambina per dare voce a una marea di emozioni (le prime cose che ho
scritto erano poesie) e poi ideazioni. Una fantasia sfrenata, la mia: nell’inventare giochi che erano poi narrazioni. E qui si innesca la seconda parola: le storie. Dello scrivere ho fatto la mia professione, che è quella di giornalista. Dopo anni presso quotidiani e
magazine (dal Corriere della sera al Giorno, da Famiglia Cristiana a Focus, con una bella parentesi radiofonica alla Rai ) sono approdata al settimanale per ragazzi Il Giornalino. Ma rimanevano le storie che bussavano alla mia mente e che premevano per uscire, e così mi sono
fatta cantastorie, cominciando a scrivere libri per bambini e ragazzi e andandoli poi a raccontare e animare in giro per l’Italia, in librerie, scuole, biblioteche, festival.

2. Il tuo libro racconta una storia coraggiosa, la stessa cosa vale per la casa editrice che ha deciso di pubblicarti…

Dopo tante fiabe e racconti fantastici avevo voglia di raccontare una storia vera a un pubblico meno targetizzato, che potesse essere di giovani, ma anche di adulti. Era una storia che avevo nel cuore da anni: la vicenda di una ragazzina vittima della tratta e costretta a lasciare con l’inganno il suo paese d’origine per prostituirsi sulle strade della mia città. Di storie come quelle, dure, spietate, ce ne sono decine di migliaia in tutta Europa. Un fenomeno assurdo eppure così reale. Così tangibile, perché sotto gli occhi di tutti, anche dei bambini, eppure così emotivamente lontano dalla nostra compassione. Ho pensato di far incrociare la parabola di una di queste ragazzine con quella, di un ragazzo italiano e proporla a un editore che conosco da tempo e che nella sua collana le avventure della mente e del cuore non teme di avventurarsi in tematiche forti, ma con sensibilità e delicatezza, senza cadere nei facili e abusati sensazionalisti. Per toccare le corde del cuore e muoverle davvero le note migliori non sono quelle acute, a effetto.

3. Come hanno recepito il tuo libro i 250 giovanissimi della giuria popolare che il 27 novembre hanno dovuto decidere per un unico vincitore?

Parlando con i 250 ragazzi della Giuria, al cinema-teatro di Penne, in una lunga mattina fatta di domande vive su di me e sul mio libro, di curiosità, di stimoli reciproci, è venuta fuori una frase riferita ai lettori di ogni età: “Noi tutti abbiamo il diritto di divertirsi e il dovere di
conoscere”. Credo che la letteratura sia svago, divertimento, ma che possa anche essere denuncia, uno strumento che più della cronaca ci faccia entrare dentro una storia, una situazione, lasciandocela addosso per sempre , un po’ come dice il protagonista del libro,
Roberto, per far capire agli amici al padre quello che è successo in lui dopo che ha aiutato Lilia, la ragazza moldava incontrata in treno: “Se ti prendi cura di qualcuno, ti rimane attaccato addosso, nel cuore intendo”. Quanti personaggi che rimandano a storie reali sono con noi
dopo averne letto le vicende in un romanzo?

4. Ti è piaciuto scoprire l'Abruzzo attraverso questo appuntamento letterario?

Nei miei viaggi e nelle mie vacanze ho sempre prediletto la conoscenza dell’ Italia. E anche la mia breve spedizione qui in Abruzzo (regione che conosco poco, confesso) è stata l’occasione per aprirmi squarci di meraviglia: i paesini arroccati sui colli, l’ospitalità schietta, e
gli spaghetti alla chitarra!! E ne sono ripartita con il fermo proposito di farne la meta di un mio prossimo viaggio con il mio compagno, che da tempo desidera andare alla scoperta delle sue radici abruzzesi. Infatti lui, casertano trapiantato per lavoro a Milano è per il 50% abruzzese. La madre era nativa di un paesino sul Gran Sasso, dove giovanissima e molto bella fu notata da un falegname itinerante che la portò con sé a Maddaloni, dove hanno vissuto un amore semplice e grande costellato di undici adoratissimi figli.

Elvira Giancaterino

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