LORETO APRUTINO: BUON VIAGGIO MAURO SOCCIO, PER SEMPRE VIVA LA TUA LIBERTÀ

Se ne va un collaboratore de Lacerba, se ne va un protagonista della storia culturale di Loreto Aprutino, se ne va l’amico Mauro. Scivolano sulle guance le parole di Gaber “Va a finire che se fossi Dio Io mi ritirerei in campagna Come ho fatto io”,  inimmaginabile Mauro sconfitto dalla malattia, meglio pensare ad un giro di spalle in silenzio e ad un nuovo percorso, quel “buon viaggio” da parte dei suoi cari Assunta, Antonio e Giusy non può che essere questo, un’alzata di mano verso il cielo, un saluto per tutti, essenziale. Perché noi lo conoscevamo così, profondo, indomito, sensibile e libero, così guardava la sua terra – titolo del suo secondo libro–  così ci guardava. Libero di scegliere se portarci quella stessa terra amata su di un piatto d’argento, libero di togliercela se non fossimo stati in grado di sopportarne il peso.

I messaggi che si rincorrono sui telefoni degli amici seguono lo stile “Se ne è andato Mauro” ” Mauro è libero”  “Mauro è partito”… nessuno riesce a nominare la parola infausta, come se lui fosse in lettura e potesse rimproverarci di pensarlo morto. Non muore chi ha vissuto la vita in maniera così extraordinaria, non perde mai chi lascia segni: la fotografia, i libri, le poesie, le ricerche storiografiche, documentari, conferenze e convegni, persino il progetto sulla Fontana vecchia lo dobbiamo a lui, fu lui che spinse Petrucci a farlo! Mollichine di pane che ha seminato in questo cammino per permettere di sapere dove ritrovarlo, la me bambina in una telecronaca dal cielo dove “scatta sulla destra capitan Soccio scarta due avversari, si posiziona, tira ed è GOAL! Goal!  Tu continua a segnare capitan Soccio, il viaggio terreno ha subito un piccolo stop organizzativo ed ora prosegue, oltre, in altri campi di calcio e di battaglia, oltre dove non ci sono più i respiri affannosi a sacrificare il corpo. Buon viaggio, alla libertà che hai sempre stretto nel pugno sinistro, torna a correrla, viverla, fermala nell’immagine, scrivila e, soprattutto, non smettere di raccontarcela. Noi rimaniamo in ascolto.

S.d.L.

 

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