di Enio Remigio

Nato a Città s. Angelo dove ha restaurato un vecchio fondaco del 1300 divenuto poi sede della sua associazione ” Il Trasformismo” che ospita tra gli altri, una sua mostra permanente. Concettualista e fotografo della realtà, affronta da sempre temi sociali contemporanei che lo portano a riflettere e riflettersi nelle sue stesse opere.  Sceglie di operare principalmente nella sua città natale, borgo caratteristico e di particolare bellezza, dove l’artista non perde il contatto fondamentale con le sue radici ma allo stesso tempo porta la sua arte fuori confine, nelle quali esposizioni troviamo: Personale, Palazzo del Capitano (L’Aquila) collettiva,’ “ in cartis’ “  Latina,  collettiva internazionale museo delle genti ( Pescara) collettiva, Aurum (Pescara) collettiva, collegio Raffaello (Urbino) collettiva, Domus Romana (Roma) simposio internazionale (Gallipoli) collettiva, Porto s Elpidio (Fermo), Basilica Incoronata Madre del buon consiglio (NA) personale, Physognomic investigation (Londra) collettiva, Castello di s. Giorgio ( La Spezia) collettiva, Civitella Roveto (AQ) collettiva, Castel Dell’ovo (Na).

Può raccontarci i tuoi primi passi nel mondo dell’arte?

Tutto è cominciato all’età di trent’anni quando dopo aver realizzato alcuni dipinti, scolpito diverse pietre e costruito un torchio per incisioni e bassorilievi, ho avuto il piacere di incontrare il Commendatore Ugo Periccioli di Siena – un collezionista di opere d’arte che ha comprato diversi miei pezzi. E’stato lì che ho cominciato a vedere quello che per me era solo un hobby sotto una luce nuova.

Cosa significa l’arte per te?

L’arte è comunicazione, verso gli altri ma soprattutto verso se stessi. Un’introspezione continua che raccontando ciò che conosciamo, contribuisce al linguaggio universale della bellezza.

Ci sono artisti a cui ti ispiri?

Non direttamente ma ovviamente il mio percorso è influenzato da tutti gli artisti che negli anni ho avuto modo di apprezzare e conoscere.

Un artista che stimi particolarmente?

Picasso, per l’occhio critico verso la società del tempo e la sua ecletticità.

Quali tecniche usi?

La mia pittura è una tecnica mista con acrilici su tele in juta che costruisco personalmente. Le sculture invece sono lavorate da pietre della Maiella, pietre leccesi o pietre grezze. Poi c’è la ceramica Raku dove invece tratto argille refrattarie con pigmenti e pietre grezze.

Puoi descriverci il processo creativo delle tue opere scultoree, dal bozzetto alla realizzazione?

Il processo creativo differisce sempre di opera in opera. Cerco di non farmi influenzare da un metodo solo di lavorazione ma preferisco sempre prendere quanti più spunti dalla realtà circostante, per le mie idee. Una volta instillata l’idea prendo appunti, ragiono e contestualizzo il mio pensiero cercando di capire come meglio veicolare il messaggio che voglio dare. A questo punto realizzo fisicamente la bozza del “progetto” dal quale poi successivamente realizzo l’opera.

Cosa cerca di comunicare attraverso le sue Opere?

La mia è una pittura concettuale dove con le mie opere cerco di “fotografare” la realtà circostante – la società del tempo, con un’impronta prettamente ottimistica.

I riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo?

Sono come tutti, figlio del tempo e della società che ci circonda. I miei riferimenti culturali dunque non possono che affondare le proprie radici nella storia. Sicuramente il Movimento del ’77 ha coltivato in me una profonda coscienza politica e negli anni ha mosso i miei interessi dall’arte figurativa all’arte concettuale. Questo perché ho lentamente smesso di vedere solo con gli occhi e ho cominciato invece a guardare con la mente.

Il tuo rapporto con i colori?

Non amo la dicotomia bianco-nero. Spesso nei miei dipinti li strappo così da far emergere i gialli, rossi e blu: colori più distesi, ottimistici.

Nel 2020 ha ancora “senso” fare sculture e dipingere?

Ha ancora “più” senso. Al giorno d’oggi, dove le tecnologie sostituiscono sempre più l’uomo, per differenziarci non abbiamo che lo spirito creativo e critico: tutto ciò che è alla base del processo artistico. Per questo, oggi più che mai abbiamo la necessità di FARE arte, in ogni sua forma.

Come pensi che un artista possa oggi “districarsi” all’interno del sistema-arte?

Non c’è una ricetta comune perché credo che l’unica cosa che davvero possa valere sia l’autenticità. La personale voglia di mettersi in gioco e in discussione. L’unico marchio di un’artista è la sua autenticità: la capacità che ha di relazionarsi con sé stesso e con gli altri in modo autentico. Tutto abbinato a una buona dose di passione, costanza, determinazione e umiltà.

Progetti futuri?

Nell’immediato una collettiva a Ostuni e una mostra personale a Volterra.  Anche se la mia priorità resta quella di far crescere l’associazione de “Il Trasformismo”: un collettivo di artisti di cui faccio parte con una mostra permanente nel centro storico di Città Sant’Angelo in Via Mattuffi e una presso il Il Cenacolo delle Emozioni.

Artisti, galleristi, Istituzioni. Cosa pensi del sistema dell’arte della nostra Italia, insomma come siamo messi?

C’è una sostanziale differenza tra chi trae profitto dall’arte e chi invece ne trae uno strumento per meglio comprendere la realtà circostante. La commercializzazione dell’arte viene sempre più contrapposta alla sua forma estetica per questo il mio consiglio è quello di affiancarsi sempre ad artisti navigati e non cercare forzatamente il successo.

La tua città come risponde al mondo dell’arte?

Città Sant’Angelo risponde al meglio delle sue possibilità. La mia associazione per esempio, come già detto sopra, gode di ben due sedi all’interno della comunità: una di mia proprietà, ristrutturata da me personalmente mentre l’altra lo abbiamo affittata da privati. Ciò che auspico nel futuro è una maggiore comunicazione in termini pubblicitari, del nostro borgo e di ciò che è stato fatto. Ed è proprio questo a cui stiamo lavorando con l’associazione.

Cosa vorresti che la nuova amministrazione facesse per l’arte?

Vorrei incentivasse la ristrutturazione di vecchi manufatti, dal momento che il nostro borgo ne è pieno. E poi che, come è stato fatto per esempio in Toscana, si investisse maggiormente in attività culturali e di promozione del territorio.

Pin It on Pinterest

Share This