PENNE È Enrico Vanzina con il noir “Il gigante sfregiato”, edito da Newton, ad aggiudicarsi il 36º Premio internazionale di narrativa Città di Penne–Mosca, in una edizione dedicata al cinema, nell’anno dell’Oscar conferito al film italiano “La grande bellezza” del regista Paolo Sorrentino.

Nella terna finalista con Vanzina, si sono classificate seconde e terze, per una manciata di voti di differenza le une dalle altre, Lina Wertmuller con “Tutto a posto e niente in ordine”, pubblicato da Mondadori e Ottavia Monicelli con “Guai ai baci” della casa editrice Sperling&Kupfer. A proclamare il vincitore, in qualità di presidente della giuria tecnica, è stato il noto volto televisivo e professore universitario, Michele Mirabella, con la partecipazione straordinaria di Ugo Pagliai che ha interpretato alcuni brani tratti dalle opere in concorso. Una edizione nel segno della tradizione e dell’innovazione che ha condotto a Penne grandi protagonisti del grande schermo e figli d’arte che attraverso i loro romanzi hanno raccontato se stessi e il cinema, libri che non sono “sul cinema”, ma nascono “dal cinema”, da un humus nel quale hanno vissuto e che li ha plasmati anche come scrittori. Ed in effetti il romanzo vincitore del romano Vanzina non è né un’autocelebrazione, né un’autobiografia, ma è un giallo la cui storia si dipana tra le vie della capitale, partendo dall’abruzzesissima Pescara, che con lo sguardo della macchina da presa immortala la vita dalla quale «sono stati tagliati i momenti noiosi e nella quale possono coesistere il dramma e la comicità». «È un onore ricevere questo prestigioso riconoscimento», ha commentato a caldo Vanzina «che vorrei condividere con l’amica Ottavia Monicelli, è come se questo premio lo avessimo vinto insieme, in ricordo dell’amicizia che legava anche i nostri padri». Già nel pomeriggio, infatti, quando gli autori hanno incontrato il pubblico, in gran parte formato dagli studenti delle scuole cittadine che hanno costituito anche lo zoccolo duro della giuria popolare, Enrico Vanzina e la figlia del celebre regista Mario Monicelli hanno raccontato la profonda amicizia che ha legato i rispettivi genitori, maestri del cinema italiano del dopoguerra. Ed è proprio il rapporto dell’autrice con la figura paterna il fulcro di “Guai ai baci” di Ottavia Monicelli, emozionata e vera fino alle lacrime, che nel suo libro si svela e ci regala immagini intime ed inedite di un uomo – il padre – con il quale non è sempre stato facile convivere, insieme altre che appartengono invece a qual mondo che lo ha reso famoso, il cinema. Altra indiscussa mattatrice dell’evento è stata l’inossidabile Lina Wertmuller che con la sua consueta veracità ha risposto alle domande del pubblico, lanciandosi anche in ironici anatemi contro chi ha stravolto la bella costa abruzzese a lei molto cara e che appare anche in qualche pagina del libro. Sotto il profilo tecnico e scientifico, curato dal direttore del comitato organizzatore Antonio Sorella, protagonista di questa edizione del Premio Penne-Mosca è stato l’e-book. Si è trattato di una svolta assoluta rispetto al passato, poiché i libri sono stati letti solo nella versione digitale, qualificando il Premio Penne come un “unicum” nel panorama culturale nazionale ed europeo e permettendo di raggiungere anche gli studenti di italiano dell’Università di Bratislava, dell’Università di Nitra, dell’Università della Pace della Svizzera Italiana di Lugano, dell’Università di Craiova, dell’Università di Birmingham, dell’Università Ucl di Londra, della Cuny di New York, della Concordia University di Montreal e della Uerj di Rio de Janeiro. «Si è trattato», ha concluso il sindaco di Penne Rocco D’Alfonso «di un’edizione di grande spessore sia per il prestigio degli ospiti che per la qualità dei lavori».

Claudia Ficcaglia

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