PENNE – Quarantena senza deroghe per i ventimila fra pennesi e parte dei vestini i cui confini sono presidiati dalle forze dell’ordine. Ed è partita male con un incidente domestico letale: la 87enne Anna Maria Manfredi, originaria di Roma, ha perso la vita, in via Tre Re in centro storico, nell’incendio causato dal mal funzionamento di una stufetta elettrica nella sua abitazione. I vigili del Fuoco di Penne e i carabinieri sono intervenuti: non risultano danni agli immobili contigui.

Da oggi, e almeno fino al 3 aprile, Penne, Civitella Casanova, Farindola, Montebello di Bertona e Picciano sono perciò ulteriormente chiuse: trasporti pubblici azzerati, tutte le attività produttive e commerciali chiuse, nessuno può uscire ed entrare in queste cittadine se non il personale sanitario e delle forze dell’ordine o per documentati motivi di salute od altro. Neppure gli avvocati possono muoversi, al punto che Marino Marini, già sindaco di Picciano, ha scritto a Marsilio pregandolo di tener conto della loro funzione costituzionale al pari delle altre figure autorizzate a spostarsi. Qualche problema di circolazione lo accusa anche don Camillo Lancia che, residente a Città Sant’Angelo, è però parroco di una Picciano (e Piccianello) in zona rossa. Qualche giorno fa ha portato da solo per le vie deserte del paese la statua della Madonna, su un carrello, in processione. Non rientra nel provvedimento regionale più restrittivo la comunità di Loreto Aprutino (4 morti di Covid-19). La frazione di San Pellegrino è storicamente divisa in due: un versante è pennese, l’altro loretese. “Dovendo gettare i rifiuti sull’altro marciapiede, violo la zona rossa…”, segnalano alcuni residenti pennese con un pizzico di ironia. Escluse anche Collecorvino, (tre decessi e una dozzina di casi positivi), e Città Sant’Angelo (due vittime e 24 positivi): per questo ha protestato Antonio Blasioli, consigliere regionale del partito democratico. I numeri del contagio da coronavirus comunque sia allarmano e così la Regione, con il parere positivo delle autorità sanitarie, ha voluto allungare l’elenco dei centri che una settimana fa includeva soltanto la vicina Elice (una vittima e una decina di casi) e gli altri paesi confinanti della val Fino teramana. Sono stati i sindaci vestini dunque a richiedere l’ordinanza al presidente della Regione Marco Marsilio. Specie Gianfranco Macrini e il suo vice Emanuele Pavone di Montebello ed Ilario Lacchetta da Farindola hanno premuto di più. Un centinaio i contagi complessivi nella neonata zona rossa. Quasi la metà nella sola Penne che registra alcune vittime, altre due, ieri: un 70enne e Fernando Di Fabrizio, 62 anni, spentosi al San Massimo dove era ricoverato da giorni. Tuttavia in molti non hanno capito il motivo delle nuove, rigide restrizioni. L’allarme è scattato ufficialmente il 7 marzo all’ospedale di Penne dove si è verificato il contagio di una quindicina di sanitari, ma da lunedì risultano chiusi gli stabilimenti locali della Brioni la cui riapertura creava preoccupazione. Le cifre oscillano fra le verità ufficiali e quelle propagate dal tam tam paesano.: “Hanno portato via questo”, “hanno portato via quello”. Di tamponi infatti ne risultano effettuati ancora troppo pochi, anche se diverse decine sono stati eseguiti a domicilio. Il focolaio originario del San Massimo con almeno tre medici positivi, fra cui il sindaco di Penne Mario Semproni, non era un buon segno: quando il dottore deve curare se stesso…Ma perché proprio Penne e il suo territorio di riferimento hanno scalato la poco invidiabile classifica dei luoghi più toccati dal male partito da Wuhan?”Il fatto che la zona vestina sia caratterizzata da un intenso interscambio economico e culturale con la Lombardia, il fatto di chi è rientrato dichiarandolo e soprattutto non dichiarandolo, le settimane bianche di febbraio con il rientro di infetti”, spiega il dottor Giustino Parruti , direttore dell’unità operativa di malattie infettive di Pescara. “Credo che la nuova zona rossa-commenta Antonio Zaffiri, presidente della Provincia e sindaco di Collecorvino- fosse necessaria per quei comuni che necessitano di altre restrizioni e di maggiori controlli. Per gli altri credo proprio non serva, anche perché non vi sono focolai”.

Pin It on Pinterest

Share This