Mattone facile. Il caso Ossicelli e il gioco delle parti

PENNE – Una guerra fra bande. Il caso delle villette realizzate in contrada Ossicelli, a due passi dal vecchio stadio di calcio. L’imprenditore Roberto Cecamore segnala ai carabinieri che la precedente amministrazione di centro sinistra, guidata da Paolo Fornarola, favoriva gli imprenditori Ettore, Guido e Nicola Pierdomenico che si permettevano di violare le norme urbanistiche.

 

Con un progetto curato dall’ingegner Alessandro Antonacci, fratello di Piero all’epoca responsabile dell’ufficio tecnico comunale, prima cioè dell’avvento dell’architetto Antonio Mergiotti, la concessione ai Pierdomenico è giocoforza firmata dal geometra comunale Enzo Di Simone, ex consigliere provinciale del partito democratico con l’ok della giunta. Sono gli stessi nomi della lottizzazione Sigma in contrada Conacciappetta contro cui si scagliò l’ex assessore e consigliere di minoranza Vincenzo Ferrante. Fu lui il redattore, nel febbraio 2006, di un manifesto (“Fornarola è il capo di un’Armata Brancaleone composta da affaristi ed imprenditori che usano la politica per affari personali”) con al centro la figura del geometra comunale Enzo Di Simone che lo querelò per diffamazione facendo condannare Ferrante a 8 mesi di reclusione. I militari, l’8 agosto 2008, mettono a verbale le parole di Orfeo Zaffiri, tecnico all’urbanistica. Lui si occupò dell’istruttoria Ossicelli e può allora spiegare che il sub comparto del piano di lottizzazione numero 2, concesso a Pierdomenico, era stato trattato invece come comparto edificatorio. La conseguenza è che il rapporto di copertura era stato desunto muovendo dalla superficie totale del lotto, anziché dalla superficie fondiaria, data dalla differenza fra superficie totale e quelle destinate ad urbanizzazioni primaria e secondaria. In pratica, sotto l’amministrazione Fornarola, si era consentito ai Pierdomenico di realizzare una superficie coperta maggiore di quella prevista dal Piano Regolatore Generale: circa 4 villette in più rispetto al possibile. Come Lacerba n.2 del 2009 rivelò, la vicenda ha un seguito. Nel settembre 2007, una lettera proveniente da Civita Castellana, a firma dell’avvocato Alessandro Fortuna per conto dei Camplese-Bongrazio, proprietari del sub-comparto attiguo ai Pierdomenico, agita il Comune. Il legale chiede di sapere cosa mai sia successo di diverso ad Ossicelli al punto che sono state costruire sette villette bifamiliari più un’altra, sfregiando lo scenario previsto. L’assessore all’urbanistica della giunta Di Marcoberardino è Alberto Giancaterino che gira la domanda all’architetto Mergiotti. Zaffiri relaziona evidenziando l’avvenuto illecito approvato dalla giunta e non dal consiglio comunale pur modificandosi l’originario piano di lottizzazione. Non furono rispettate neppure le distanze fra edifici e strade. Mergiotti informa così il sindaco Di Marcoberardino e l’assessore Giancaterino e propone solo una modifica del Prg tale da ridefinire i parametri urbanistici e tenere in piedi gli immobili. Insomma, una sanatoria: così pare al Pm Varone e al capitano Di Pietro. Anche se poi ai Pierdomenico, Mergiotti dice no a nuovi permessi di costruire altri due lotti. Per gli inquirenti c’è una ragione: da cimici e telefonate arriva la conferma che i Pierdomenico sono nel frattempo divenuti clienti dello studio tecnico di Rocco Petrucci e, per la procura, del socio occulto Giancaterino.

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