PENNE – La vita agra e la mobilità limitata dal coronavirus. La claustrofobia e le mille accortezze da mettere in atto in zona rossa, dove sono stati ulteriormente confinati ventimila vestini e con decine di piccole aziende agricole alle prese con la dittatura della burocrazia. L’ampiezza di Penne, come previsto, produce incertezze di vario tipo.

Vincenzo Ferrante, il sindaco facente fuznioni (il primo cittadino-medico ospedaliero Mario Semproni è convalescente dopo la sua positività al Covid-19) ha detto no alle numerose richieste di deroga al divieto regionale tassativo di uscita da una Penne cinturata. La maggior parte delle quali arriva da coltivatori diretti, allevatori di bestiame, imprenditori nel campo alimentare. Non si esce né si entra: neppure un’autorizzazione è stata rilasciata. “Non è così”, tuonano alcuni operatori del settore. “Noi possiamo continuare a lavorare, a produrre ed a smerciare, consegnando anche a domicilio. Lo evidenzia il decreto Conte, non poteva che ribadirlo quello del governatore abruzzese Marco Marsilio. Ma il Comune di Penne, unico fra quelli della zona rossa, non ci rilascia le autorizzazioni. Per l’agricoltura, la primavera è il periodo più lavorato. Ci stiamo affidando agli avvocati”. La Confsal Abruzzo, in una nota a firma di Carlo Frascari, lancia l’allarme crisi per questi territori. Illuminante anche il caso di una impresa pescarese che opera con  i dispositivi pneumologici e che in questa fase svolge un ruolo assai delicato per la gestione dei pazienti Covid-19, usciti dagli ospedali e che non devono rientrarvi. Si trova in difficoltà poiché un suo tecnico, residente a Penne, non può andare a lavorare per il diniego ad uscire. “E’ fondamentale la sua presenza perché non siamo molti e non posso permettermi di prendere personale interinale in un settore complesso come il nostro e particolarmente importante in questo periodo “, spiega il titolare dell’azienda che si è rivolto al prefetto ed alla Regione per lamentarsi ufficialmente. L’amministrazione pennese, subissata dalle domande, ha così scritto agli uffici regionali per avere chiarimenti urgenti su una serie di deroghe ad alcune categorie di lavoratori. Fra le quali appunto questa relativa all’assistenza alle tecnologie sanitarie, all’agricoltura e all’allevamento. A Civitella Casanova intanto le proteste riguardano la chiusura dell’unica banca, la Popolare di Bari, ferma da troppi giorni. A Picciano, dopo alcune proteste, l’amministrazione comunale ha rimosso qualche blocco di cemento che delimitava l’accesso al paese, ma costituiva un ostacolo insormontabile per i mezzi di soccorso. Sul fronte del contagio, una signora pennese di 54 anni con alcune patologie concomitanti è stata trasferita all’ospedale aquilano per mancanza di posti a Pescara.

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