PENNE – Torna in utile dopo un 2009 nerissimo la Brioni che ha aumentato anche del 10% il fatturato, nel corso di un 2010 il cui bilancio è stato da poco approvato. E anche per quest’anno i conti volgono al positivo con un altro aumento delle vendite.

 

A pesare sono però gli 88 milioni di euro di debito contabilizzati a fine 2010. Sono dovuti a Bnp Paribas ed originati dopo aver liquidato nel 2006 e 2007 gli amministratori delegati storici Lucio Marcotullio ed Umberto Angeloni con la consorte, Gabriella Di Simone, ed aver pagato un dividendo straordinario di 65 milioni di euro ai soci quando la società venne localizzata per un anno in Lussemburgo. Sono più insistenti le voci di un cambio di proprietà del pacchetto azionario. Il gruppo francesce Ppr di F.Henry Pinault potrebbe subentrare, con un piano a più tappe, ai nove soci di Brioni nel controllo del prestigioso marchio di abbigliamento, soprattutto maschile, che vanta anche il presidente americano Obama fra i suoi clienti vip. Dalla direzione generale di Penne nessun commento da parte di Antonio Bianchini che fa notare solo come “una trattativa è in atto”.

Ma il manager non può aggiungere altro. Perché il momento è delicato. Da un lato gli azionisti, tutti figli, nipoti e generi dei fondatori Nazareno Fonticoli e Gaetano Savini, pensano alla sfida del lusso e con quale piano di investimenti; dall’altro, ci sono le sorti dei 1.500 dipendenti del gruppo molto radicato sul territorio vestino dove conta i suoi stabilimenti, oltre alle molte boutiques monomarca sparse nel mondo. I sindacati, specie la Cgil, chiedono un incontro con l’azienda. Del resto, da un paio d’anni c’è la cassa integrazione (mai a zero ore comunque) e a settembre ci sarà da concordare un piano di uscita per 150 dipendenti (di cui 80 a Penne, 35 a Collecorvino e 25 a Montebello di Bertona) ritenuti in esubero. Si tratterebbe comunque di pensionamenti normali e pre pensionamenti incentivati.

E per 90 contrattisti il futuro è incerto. Sul personale ha però promesso al Comune di Penne massima attenzione Francesco Pesci, l’amministratore delegato. Proprio lui a maggio aveva rilanciato l’ipotesi di una quotazione in Borsa nei prossimi anni di Brioni. L’attualità intanto dice altro. A Milano, gli advisor Leonardo&Co. e Lucciola&Partners, stanno mediando le trattative con i francesi di Ppr. Non sarebbero i soli ad essere interessati al gruppo Brioni. Passi sono stati fatti dagli emissari di Ermenegildo Zegna e dagli altri francesi di Lvmh. In passato si era sentito di un interessamento dell’'imprenditore calzaturiero marchigiano Diego Della Valle, cliente di Brioni.

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