PENNE – Porte aperte e vetri rotti o chiusi col compensato all’ospedale del Carmine. E chi se ne dimentica a Penne: è infatti sempre lì da decenni, accanto al distretto sanitario di base con vista sul lago. Potrebbe sembrare un resort, è’ invece l’incompiuta, la storica incompiuta del capoluogo vestino. Oltre sedicimila metri quadrati, costato oltre venticinque miliardi di vecchie lire avrebbe dovuto essere un manicomio e quando la legge Basaglia li abolì al Carmine si pensò di realizzare una residenza sanitaria per anziani da 120 posti letto.

   

Sarebbe tutto pronto, c’è persino un teatro che contiene 300 posti con le poltroncine verdi ancora avvolte dalla plastica: e dire che Penne non ce l’ha ha più. Fino a qualche anno fa vi erano lasciate incustodite con tanto di nomi e cognomi dei degenti le cartelle cliniche della medicina del 1993 quando il primario era Oscar Pesa: almeno quelle le hanno trasferite in un luogo sicuro. E’ assolutamente facile penetrare nell’immensa costruzione dove fanno bella mostra arredi, qualche apparecchio sanitario, bagni ovunque e distrutti dall’incuria, pezzi di calcinaccio cadenti, l’ascensore (almeno è bloccato), ma il visitatore può entrare e girare come vuole fra quei locali ampissimi.

Nel 2013 fu ipotizzato di trasferirvi il vecchio San Massimo, ma l’operazione sarebbe stata troppo costosa. Durante l’emergenza Covid, il vice sindaco Vincenzo Ferrante ipotizzò la sua apertura: senza successo neanche stavolta. E la struttura sanitaria perde pezzi a cielo aperto: la mancata manutenzione sta provocando vistosi deterioramenti. La Asl ne è proprietaria, ma intanto il Comune ha dovuto versare quasi 800 mila euro per pagare gli espropri dei terreni ai legittimi proprietari, la famiglia Cutilli, che ne persero la disponibilità, come altri, nel lontanissimo 1973. Finora gli avvocati schierati da varie giunte cittadine non hanno ricevuto risposte di rimborso da parte della Asl.

 

Una storia tutta italiana insomma finita sul tavolo nel 2012 della commissione parlamentare sugli sprechi della sanità e che chiama in causa anche la Provincia per il ruolo svolto negli anni ’70, la vecchia unità sanitaria di Penne e la Regione che non l’ha inserita in concreto nei suoi piani strategici. Ad oggi allora solo parole. “Noi avremmo delle idee per aprire finalmente questo centro socio-sanitario che è un peccato mortale vedere così. Ne parleremo prima con l’assessore regionale alla salute e con il nuovo direttore generale della Asl di Pescara”, tiene a dire Gilberto Petrucci, assessore al patrimonio del Comune. Fra un anno si torna al voto e la campagna elettorale, c’è da giurarci, verterà per l’ennesima volta sulla grande incompiuta.

Berardo Lupacchini

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