Strumenti, liste d’attesa, personale. Così il manager Asl D’Amario a febbraio infondeva ottimismo

PENNE – A sentir lui, Claudio D’Amario, direttore generale della Asl, l’ospedale “San Massimo” non solo non rischia più alcuna chiusura, ma sarà rimesso a nuovo o addirittura ricostruito.

 

“Ci stanno ragionando i tecnici”, annuncia il manager di Francavilla, specializzato proprio in architettura sanitaria. Nell’attesa che a fine maggio debutti la rete ospedaliera regionale così come riorganizzata. “Dopo- osserva- investiremo anche su Penne, certo”.

Torna in gioco il complesso del Carmine? Forse. Con quali soldi? "Quelli della finanziaria dell’88, ora canalizzati tutti a L’Aquila, ma poi spendibili per le esigenze che dimostreremo di avere. Lo scopo è di fornire al “San Massimo” un livello di qualità dell’ambiente e un conforto adeguati a ciò che sarà: un ospedale con due buone aree, medica e chirurgica, un pronto soccorso degno, un punto nascita all’altezza, una lungodegenza geriatrica, una sala operatoria che lavori dalle 8 alle 20 e una efficiente strumentazione diagnostica”.

Claudio D’Amario fa capire che ci potrebbe anche essere una sorpresa. Un segreto industriale, come lo chiama lui. Qualche fonte accredita l’idea che a Penne possa essere istituita una riabilitazione foniatrica di eccellenza. Nel frattempo, i problemi scottano. Manca l’endoscopio da oltre un anno e perciò le ambulanze continuano il loro via vai da Penne. “E’ in atto la gara per l’acquisto: dopo Pasqua arriva. Assicureremo maggiore operatività alla pneumologia per abbattere le liste d’attesa. All’oncologia faremo di tutto per darle a tempo pieno il dottor Donato Natale. Anche sugli ecografi è finito l’inventario aziendale, e Penne avrà quanto occorre”. Carenze di medici ve ne sono. Come al pronto soccorso, dove gli accessi sarebbero triplicati: mancano due sanitari. “Tutto sarà sistemato”, rassicura D’Amario con la sua calma forza tranquilla.

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