N.d.r. Questa intervista è stata realizzata quando ancora non operavano le norme restrittive anti Covid 19: la pubblichiamo on line perché oggi è il compleanno di Rocco e volevamo in qualche modo renderlo speciale. Buon compleanno, ragazzaccio, da Lacerba e, siamo certi, da parte di tutti i lettori

 

Dobbiamo ricominciare?

Ha molta pazienza con noi l’elegante signore e sicuramente molta più prontezza di riflessi: davanti a telecamera e microfono lui subito parte mentre Andreas, Fausto ed io facciamo ancora fatica a riprenderci dallo stupore. Ci avevano detto che fosse particolare, energico, attivo, pieno di humour e molto vivace ma pensavamo che tutto fosse rapportato alla sua età! Invece siamo costretti noi a gestire la meraviglia nel dover fare una intervista ad un vero adolescente che tra poco compirà 100 anni. Nessun refuso: il nostro è proprio un secolare adolescente. Volevamo addirittura andare da lui pensando di non farlo stancare invece ci ha raggiunti, e per giunta da solo, guidando la sua Mercedes color panna, pulitissima e senza neanche un graffio.

Si chiama Rocco Pierdomenico ed è nato a Pianella il 24 aprile 1920. Si lamenta un po’ di un ginocchio che gli fa male, ma fortunatamente riesce ancora a praticare lo yoga ed in un attimo ci fa vedere come riesce a mettere le gambe incrociate, l’una sull’altra.

Vi farei vedere anche altre cose ma sul pavimento non posso che sennò mi sporco”

Il sottotesto ci giunge chiaro e forte “Non perché è duro, sia inteso”.

Lo conosciamo da poco ma non facciamo fatica a credergli. Il viaggio nella vita di Rocco comincia con i ricordi di quando era bambino: a 14 anni si trasferisce con la famiglia a San Pellegrino e qui aiuta i genitori nei lavori in campagna. Lucido è il ripercorrere degli attimi  quando, alle cinque della mattina, la mamma lo svegliava per andare a mungere le pecore.

“Lei mungeva e io gli tenevo ferma la pecora e durante quell’operazione mi insegnava le preghiere che avrei dovuto poi ripetere la sera prima di addormentarmi. Non le ho più dimenticate“

(da sx, Elena, Maria, Arturo, Antonio, Natale, Rocco, Luigi, Gabriele, Settimio, sotto mamma Grazia Pace e Venanzio Pierdomenico)

Quella vita faticosa non lo aggrada, però, sogna di andarsene e l’occasione giunge con la chiamata alle armi, destinazione Sardegna.

Sono stato a Cagliari, a Decimomannu, Quartu Sant’Elena, Villacidro, 16mo reggimento artiglieria fanti da campagna, II gruppo”

Non faccio in tempo a dirgli che anche io ho abitato a Casteddu che mi intona subito l’inno sardo “Cunservet Deus su Re Salvet su Regnu Sardu Et gloria a s’istendardu Concedat de su Re!”

Scopriamo così che non solo ha una memoria di ferro ma che ama cantare e ballare, da quell’attimo ogni ricordo avrà come sottofondo una canzone.

“A Cagliari sono stato bene, bene e pensavo, come faccio a tornare a zappare la vigna? Quando mi hanno congedato per me è stato terribile, non volevo ritornare in Abruzzo”

Ma non era peggio la guerra ?

Ma noi soldati in Sardegna non sapevamo niente della guerra, io avevo quattro fratelli prigionieri e non lo sapevo. Pulivamo i cavalli, pensa che una volta prendemmo anche la scabbia: non avevamo neanche le mutande, solo una pancera e le pezze ai piedi.

E malgrado tutto, lei preferiva quello, al lavoro nei campi

Ah si, poi ci avevo anche una fidanzata, ad essere sincero anche a  Pianella ce ne avevo una ma la dovetti lasciare perché io sentivo che dovevo partire e non la potevo sposare. Dopo la Sardegna ci hanno imbarcati per  Caltanissetta, ci sono stato due anni e sono stato bene, anche lì c’erano tante belle ragazze.

Ma lei era come i marinai, ogni porto una ragazza!

Si ma sempre educatamente eh!

Cioè erano legami platonici?

Brava, lo vedi che capisci, mai so’accimintate le femmine sposate.

Comunque, da Caltanissetta Rocco viene congedato nel maggio del 1946 e ritorna a San Pellegrino ma con il chiodo fisso di ripartire. Ad agosto se ne va per 8 mesi a Milano a fare il muratore, la città ambrosiana non lo ammalia: quel ristagno d’aria grigia è assai lontano dalla luce celeste di Sardegna e Sicilia, e poi la signora che cucina per lui gli prepara sempre minestre e brodaglie.

“O mia bela Madunina che te brillet de lontan

tuta d’ora e piscinina, ti te dominet Milan”

Canta di nuovo a voce piena, per girare un’altra pagina del libro che ci sta raccontando.

“Anche il mio amico Luigi non stava bene, sai che mi diceva la sera? Che lui non riusciva a dormire senza vedere le stelle, nel cielo di Milano le stelle non si vedevano, porca miseria”

Così se ne torna in Abruzzo ed ogni giorno va a Penne a vedere se c’è qualche annuncio di lavoro: gli si apre il cuore quando gli dicono che c’è la possibilità di entrare in Polizia ma purtroppo non ha la licenza elementare. La ottiene grazie alle lezioni del maestro Di Tettico, è quasi pronto per partire per Roma quando due amici gli prospettano una possibilità di lavoro in Francia.

“Un certo Primavera di Civitella trasportava sul furgone le persone di contrabbando perché nessuno aveva le carte o i documenti. Quel giorno partimmo in 13, ci fermammo a Torino e verso le 7 di sera ci incamminammo a piedi per oltrepassare la frontiera. Alle 7 della mattina arrivammo nel piccolo paese di Saint Michel

Come spesso accade anche nelle storie moderne, quel “gentiluomo” di Civitella prende loro i pochi soldi che avevano e scompare. I tre amici vengono assoldati per lavorare nelle miniere ma Rocco si rifiuta e convince gli altri due nella decisione di ritornare in Italia. Sul tram incontrano un italiano che, capite le condizioni, propone loro di andare a Saint Etiènne, 80 km da Lione: in breve tempo riescono ad avere documenti ed un lavoro in una fabbrica di tavole di cemento.

Restava da trovare un posto dove mangiare e dormire: una signora di Parigi, da poco vedova, affitta loro una stanza. La signora si affeziona a quel ragazzo dai modi garbati, attraverso suo figlio, gli fa conoscere Grazietta, una ragazza che a Parigi cerca un marito. I due intrattengono una fitta corrispondenza, finché un giorno Rocco decide di prendere il treno per andare a conoscerla personalmente.

“Era la settimana prima di Natale: mi faccio 14 ore di treno e tre cambi, e quando arrivo a Parigi mi innamoro subito… ma non di Grazietta, che tra l’altro aveva un papà cattivissimo, ma di un’altra che conosco la sera di Natale a cena. È stato un colpo di fulmine, ci siamo guardati e PAM, so’sentit’lu cor’che m’a scuppiat!”

E la povera Grazietta?

Ci è rimasta male ma del resto il padre non voleva che ci fidanzassimo e poi, che posso comandare il cuore? Io avevo incontrato la donna con la quale sarei rimasto per 40 anni, e anche oltre, se una brutta malattia non me l’avesse portata via.

Rocco, infatti, quella sera conosce sua moglie, Lily, nata a Parigi ma con entrambi i genitori di Sora. E di nuovo scatta un momento magico: lo lascio senza fiato per la seconda volta quando gli dico che anch’io sono nata a Sora. Ovviamente mi dedica una canzone.

“Quann ‘la ciociara va alla mola, se n’farina tutta la vesta nova.E quann la ciociara sè marita,chi gli da gliu spag’ e chi la ciocia”

Trovo molto difficoltoso riprendere il filo.

Dove eravamo?

Ti stavo parlando di Lily…era tanto bella Lily, pensa che quando l’ho portata in Abruzzo mi confidò di non aver mai visto partorire un animale. Allora dissi a mio fratello di portarla con lui per assistere al parto di una nostra pecora: Lily ritornò in braccio a mio fratello, era caduta a terra svenuta. Lei era una donna di città, aveva sempre vissuto a Parigi e Parigi a quei tempi era una città la moda, piena di vita. Noi si andava a ballare due volte la settimana, sono andato anche al Moulin Rouge. E chi l’aveva mai viste così tante gambe nude! A Parigi mi sentivo un signore, frequentavo  anche il cinematografo. Che bei  tempi.

Rocco e Lily si sposano l’8 agosto del 1953 e nel 1956 decidono di trasferirsi in America. La prima volta si imbarcano a Napoli sulla Cristoforo Colombo e approdano a New York. Da lì raggiungono  San Francisco ma il lavoro non ce n’è e senza perdersi d’animo, decidono di traslocare a Detroit. In tre anni Rocco riesce a risparmiare 16mila dollari lavorando sotto terra per costruire tunnel ma non è una occupazione che sente di poter fare per molto tempo. Lui sapeva fare il muratore, così vanno a vivere a Los Angeles e la sua bravura viene molto apprezzata. E ricompensata. Il gruzzolo in banca comincia a crescere ed insieme  a sua moglie comincia a viaggiare per il mondo: Argentina, Brasile, Venezuela. Torna in Italia due volte l’anno ma la sua vita è in America, la promessa di una terra di occasioni, era diventata la sua seconda patria.

Nel 2000 Lily si ammala gravemente e se ne va, lasciandolo solo, perché il destino, che era stato generoso, li aveva però privati dell’unica gioia che mancava per rendere quell’avventura sulla terra perfetta, un figlio. Rocco impara a convivere con il dolore, del resto ha una bella famiglia in Italia fatta di nipoti e pronipoti, l’amore non manca.

(Rocco e Lilì nel 1953 nel giorno del loro matrimonio)

Signor Rocco ma quando decide di tornare definitivamente in Italia?

A giugno fanno due anni: ci ho pensato tanto perché abituato al sole della California, mi metteva pensiero il freddo e la neve e poi qui è un po’ un mortorio, ai tempi si ballava, si cantava, si stava insieme. Adesso mi annoio.

Mia nipote un giorno mi ha portato ad un circolo di Loreto Aprutino o ad uno di Penne ma giocano solamente , io ho bisogno di muovermi mica sto aspettando la morte, ho ancora tanti sogni da realizzare

Me ne dica uno 

Siccome conosco 100 canzoni, mi piacerebbe cantare, incidere un disco o fare un concerto

L’ultima domanda è d’obbligo, signor Rocco ma come si fa ad arrivare a 100 anni così?

Te l’ho detto adesso, non smettere di avere sogni. E poi il mangiare è fondamentale: io faccio una bella colazione con un uovo sodo ogni mattina, mi prendo un integratore a base di olio di pesce che faccio venire dall’America, a pranzo un po’ di pasta con le verdure, a cena mangio al massimo una mela, mai dopo le 19. E poi canto. Il canto allunga la vita.

Lasciamo che l’improvvisazione rapisca gli ultimi minuti del pomeriggio. Andreas, Fausto ed io lo guardiamo allontanarsi mentre sgomma sulla Mercedes color panna, lo seguiamo con lo sguardo fino alla curva. Proprio come si fa con gli adolescenti che hanno appena preso la patente. E da domani, ci metteremo alla ricerca di nuovi sogni da rincorrere.

 

Sabrina De Luca

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