Ci sono voluti tre anni ma alla fine Alessio Feniello è stato assolto dall’accusa di aver violato la zona dove una volta si erigeva l’hotel Rigopiano crollato nel gennaio 2017 e luogo simbolico che conserva gli ultimi respiri di suo figlio Stefano. È lì che lui si era recato per lasciare dei fiori, è lì che gli veniva contestato dal comando dei Carabinieri il reato di violazione di zona posta a sequestro  e per il quale gli veniva comminata una sanzione di 4500 euro. Un gesto forte quello di papà Alessio che, insieme alla moglie, non accettava il fatto di vedere quel luogo di morte profanato da gente che andava in una sorta di gita morbosa facendosi anche dei selfie. Così ha preferito affrontare un processo penale pur di non soggiacere a quella che lui riteneva un’ingiustizia.

Oggi è stato definitivamente assolto dal giudice Valente del Tribunale di Pescara che ha riconosciuto la tenuità del fatto e la completa assenza di azione offensiva. Diremmo anche di più, una sentenza in cui il diritto si sublima nell’interpretazione alla luce di umanità e pietas. Quelle per un papà che ha dovuto accettare di aver perso il proprio figlio in una situazione assurda che si spera prima o poi di definirne le responsabilità. Non quelle delle mani che portano un fiore.

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