quotidianosanita.it:

03 GIU – Gentile Direttore,
il Decreto Rilancio prevede un ridisegno della offerta ospedaliera con una specifica attenzione ad una possibile riemergenza epidemica di Covid-19. Il Decreto e la relativa circolare ministeriale che lo trasforma in indirizzo organizzativo per le Regioni hanno soprattutto la finalità di far trovare pronta la rete ospedaliera in termini di posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva e di separazione delle aree e dei percorsi Covid dagli altri percorsi.
 
In tutta la circolare e in tutto il Decreto  non viene mai nominato il DM 70/2015 che continua (o meglio: dovrebbe continuare ad essere) il riferimento programmatorio delle Regioni nella redifinizione della rete ospedaliera. Questo Decreto, come noto, fornisce riferimenti importanti a tale ridefinizione di cui due particolarmente importanti:
 
1. i bacini di utenza attesi per gli ospedali di I e II livello che sono quelli dotati di Unità di Terapia Intensiva e di una funzione di Pronto-Soccorso con Medicina d’Urgenza, Unità che a loro volta hanno un loro bacino di utenza atteso (che ovviamente coincide con quello degli  ospedali di I livello e cioè va da 300.000 a 150.000 abitanti);

 
La applicazione del DM 70 sta conoscendo notevoli ritardi e alcuni primi ripensamenti. Dei ritardi è testimonianza la costituzione di un apposito Tavolo ministeriale di Monitoraggio ai sensi di una Intesa Stato-Regioni del 24 luglio 2015. Mentre dei ripensamenti sono una testimonianza sia il Patto per la salute per gli anni 2019-2021(che prevede la sua revisione nella scheda 15 in cui si afferma che del DM 70 vanno aggiornati  i contenuti sulla base delle evidenze e delle criticità di implementazione individuate dalle diverse Regioni, integrandoli con indirizzi specifici per alcune tipologie di ambiti assistenziali e prevedendo specifiche deroghe per le regioni più piccole) che le dichiarazioni del Presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccinisul ruolo dei piccoli ospedali alla luce della esperienza della epidemia.
 
A questo punto i due percorsi del riordino post-Covid e del riordino post-DM 70 rischiano di entrare in contraddizione. A solo titolo di esempio nella realtà delle Marche ci sono 1.500.000 abitanti e 12 ospedali con Unità di Terapia Intensiva più uno in costruzione. Quanto ai piccoli ospedali ce ne sono 13 e 2 hanno ricoverato pazienti Covid.
 
I movimenti sul territorio a favore del mantenimento di tutte le strutture ospedaliere di I livello e del recupero di una funzione di ricovero per più ex piccoli ospedali è fortissimo e nelle prossime settimane molte Regioni dovranno formalizzare la loro rete anti-Covid da sottoporre al Ministero. La circolare non fa riferimento alcuno a queste problematiche e le amministrazioni regionali in poche settimane dovranno decidere che strada prendere all’incrocio tra riordino anti-Covid e applicazione del DM 70. Se poi si tiene conto che questa decisione viene presa in alcuni casi come le Marche a fine legislatura anzi nel suo prolungamento legato all’emergenza Covid, si capisce bene che all’incrocio finirà col prevalere un riordino capace di ottenere il massimo di consensi locali. Tanto più che le strutture “in odore di eccedenza” hanno fatto la loro parte come le altre in occasione della epidemia.
 
Forse una soluzione la si potrebbe trovare ispirandosi  alla vecchia espressione delle convergenze parallele, espressione coniata da Eugenio Scalfari per descrivere  nel 1960 la politica italiana. Si tratterebbe in sostanza di prevedere una convergenza dei due percorsi (riordino post-Covid e applicazione del DM 70) nel medio periodo, ad esempio a fine emergenza.
 
Ma qualcosa va fatto per evitare che le scelte delle prossime settimane ingessino le reti ospedaliere regionali in un assetto che le fa tornare indietro rispetto a scelte che avevano e continuano ad avere una razionalità programmatoria.
 

Claudio Maffei
Coordinatore scientifico di Chronic-on

Pin It on Pinterest

Share This