Il sindaco di Pescara Carlo Masci smentisce, quale eccezione alla regola, il detto “Nemo Propheta in Patria”. Pescarese verace, politico di rango regionale e di lungo corso, ha ottenuto la vittoria forse per lui più gratificante: essere eletto quale primo cittadino di Pescara, pescarese tra i Pescaresi. Di certo non è comodo svolgere la funzione di Sindaco, per lo meno se la si intende come servizio alla propria comunità, con disponibilità totale verso i propri concittadini. Lo si può fare solo a condizione di avere due grandi passioni: la propria città e la gestione della cosa pubblica. Due peculiarità dell’avvocato Carlo Masci con il quale iniziamo…facendo un passo indietro.
Ci confessi il problema più grande che ha trovato nel momento del suo insediamento.
La pandemia da Covid-19 è stata un durissimo banco di prova, perché ci ha messo di fronte a una situazione nuova, grave e senza precedenti recenti dai quali trarre una base certa e collaudata per affrontare l’emergenza. I problemi sono stati enormi e hanno investito ogni aspetto della nostra società. L’Amministrazione comunale di Pescara è stata comunque tra le primissime in Italia a varare iniziative rapide, mirate ed efficaci al contenimento del contagio ed a gestire al meglio tutte le fasi dell’emergenza. Ce lo hanno riconosciuto tutti, in Italia e all’estero. Di noi si sono occupati giornali e tv su scala nazionale e internazionale, come testimoniato da servizi in Gran Bretagna, Polonia, Australia e persino Cina.
“Ad horas”, la Sua battaglia più importante da cui è uscito vittorioso?
La necessità di mettere in sicurezza i cittadini è stata la “madre di tutte le battaglie”. A Pescara è stato progettato e realizzato in tempi record l’Ospedale Covid, proprio su impulso del Comune, e questo ci ha fatto trovare prontissimi alla seconda ondata: abbiamo resistito ottimamente all’impatto e siamo stati i primi in Italia a uscire dalla crisi. Pescara è stata la città che per prima ha fatto registrare zero decessi assieme al numero più basso di contagiati. Ma vorrei ricordare che l’Amministrazione ha garantito totale vicinanza a tutte le fasce più deboli della nostra comunità, dai pacchi alimentari recapitati a domicilio all’assistenza ad anziani, disabili e persone sole. La macchina della Protezione civile, sotto la direzione dell’assessore Eugenio Seccia, ha funzionato a pieno regime. Il nostro centro vaccini è stato pubblicamente lodato dal commissario generale Francesco Paolo Figliuolo per la sua efficienza. Abbiamo effettuato a oggi 70.000 tamponi e ben 120.000 vaccinazioni. Non c’è stata una sola lamentela su nessun aspetto, e questo va a onore di donne e uomini, medici, volontari, agenti della Municipale, che si sono impegnati oltre ogni limite e che meritano plauso, rispetto e riconoscenza.
Quali le iniziative più caratterizzanti della Sua amministrazione e quale importanza attribuisce alla Bandiera Blu ritrovata?
Anche se l’attività amministrativa è stata condizionata dalla pandemia, abbiamo colto importanti risultati e altri ne coglieremo con l’avvio di progetti destinati a dare una forte impronta alla città. Finalmente siamo in dirittura d’arrivo per la sistemazione definitiva delle aree di risulta, che diventeranno l’elemento caratterizzante di Pescara cancellando il vuoto urbano che si era creato con la dismissione del vecchio tracciato. Elimineremo anche l’incertezza lessicale di “area di risulta” che indica indeterminazione e incompiutezza. Sarà una rivoluzione della bellezza nel pieno cuore della città. La Bandiera blu è stato un obiettivo chiaro della mia azione politica in campagna elettorale ed è stato colto persino in anticipo. Essa premia i nostri sforzi e il nostro impegno nel più ampio progetto di innalzamento della qualità della vita a cominciare dalla cura e dalla tutela dell’ambiente. Il mare è la nostra identità, e non solo per il nome di Pescara. È l’elemento che ci caratterizza, è il richiamo poetico di Gabriele d’Annunzio, è la nostra marineria. La Bandiera Blu è un punto di ripartenza per una nuova coscienza non solo ambientalista, ma anche per il rilancio dell’immagine, dell’economia, del turismo e delle potenzialità non del tutto espresse di questa città che deve entrare nel mercato delle vacanze grazie alla sua variegata offerta, che va dalla cultura al divertimento, dall’intrattenimento allo shopping, dal commercio al tempo libero. È Pescara di giorno e di notte, è la città che vive quattro stagioni l’anno.
Quanto è difficile contemperare il diritto al riposo notturno dei cittadini con la necessità di favorire il più possibile la ripartenza degli esercizi commerciali, post lockdown? Mi riferisco alle polemiche conseguenti alla limitazioni orarie per zone in città
Pescara è una città con diversi poli gravitazionali per quella che viene definita “movida”, non ha un luogo consacrato solo a essa. Ed è chiaro che esista la necessità di armonizzare il diritto al riposo con la voglia di divertimento an- cor più marcata dopo il lungo periodo di lockdown che ha portato allo stremo i titolari degli esercizi commerciali, e segnatamente i ristoratori. I residenti avanzano le loro giuste istanze, perché gli episodi di intolleranza non possono essere sottaciuti; i giovani, ma non solo loro, rivendicano la possibilità di vivere la loro socializzazione all’aperto o nei locali, i commercianti il diritto a tirare il fiato dopo pesantissime rinunce e lunghi periodi di chiusura. Il problema, prima che politico e di ordine pubblico, è culturale in tutte le sue sfaccettature. Se esistesse una coscienza civica più diffusa e più radicata, non avremmo neppure l’esigenza di dover intervenire a regolamentare quando non addirittura a sanzionare gli eccessi e le trasgressioni. Eppure esistono realtà all’estero, e mi riferisco all’Europa, dove gli orari sono più stringenti senza che si arrivi a una contrapposizione frontale tra le opposte esigenze: di quiete e riposo da un lato, di tempo libero ed economia dall’altro. Su questo dobbiamo impegnarci e lavorare, invece di spendere tempo ed energie su questioni come mezz’ora in più o mezz’ora in meno per la chiusura. È una battaglia di civiltà ma non è facile vincerla, e neppure in tempi brevi.
Il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile ha chiesto al comune di Pescara di rivedere il limite di 30 km orari. Le polemiche divampano.
Su via di Sotto sono state fatte sin troppe strumentalizzazioni, in spregio alla storia, alla cronaca e alle istanze degli stessi cittadini. Occorre mettere alcuni punti fermi. Il limite dei 30 km/h risale a otto anni fa, senza che nessuno avesse da ridire e men che meno il centrosinistra che, per cinque anni ha guidato la città senza mai sollevare né problematiche né proteste. Il limite venne invocato dai residenti perché via di Sotto era funestata da incidenti, purtroppo anche mortali. Furono i cittadini a chiedere anche l’installazione dell’autovelox, considerando anche la presenza di una scuola. Quando, dopo la sperimentazione, l’autovelox è entrato in funzione, allora sono iniziate le proteste, cavalcate disinvoltamente dall’opposizione. Per me la sicurezza è prioritaria sulla velocità. Su via di Sotto non si sono più registrati incidenti e non è diminuito neppure il transito, come erroneamente e strumentalmente si cerca di far credere. Ma sono diminuite drasticamente le contravvenzioni per violazioni del codice della strada, che adesso sono nell’ordine dello 0,46% dei passaggi complessivi. Il T-Ray ha rilevato ben 5.000 casi di automobilisti passati col rosso: dobbiamo tutelare i contravventori seriali o i cittadini che rispettano le regole? Abbiamo scovato centinaia di auto prive di assicurazione che circolavano impunemente: dobbiamo tutelare chi costituisce un pericolo per gli altri oppure le persone oneste? Al termine della sperimentazione parlerò con il prefetto e se ci sarà la possibilità di apportare correttivi in meglio, li faremo. Intanto il primo risultato è che via di Sotto è finalmente una strada sicura e non una pista.
L’estate è ormai giunta, sarà tranquilla per i Pescaresi? Nessuna carenza idrica?
La gestione del patrimonio idrico è di competenza regionale: coordinamento, amministrazione e responsabilità fanno capo all’ACA. Il Comune è sempre stato sensibile alle segnalazioni dei cittadini e ha svolto il suo ruolo di monitoraggio delle rete idrica cittadina, di sensibilizzazione per gli interventi ordi- nari e di solleciti per la soluzione rapida delle emergenze. Dobbiamo prendere atto che esistono oggettive difficoltà dovute alle scarse precipitazioni ed alla conseguente riduzione della disponibilità delle risorse d’acqua, ma è l’ACA a dover fornire le risposte per assicurare una puntuale e continua erogazione.
Lacerba, mensile dell’area vestina, compie uno sforzo editoriale e “si allunga” su Pescara. Che ne pensa?
In un periodo in cui l’editoria e l’informazione si dibattono in un’oggettiva contrazione della diffusione e delle vendite, l’arrivo di una testata come Lacerba non può che essere accolto con favore e compiacimento. Abbiamo sempre bisogno di idee e di contributi, ma anche della loro veicolazione sui mass media, in particolare il cartaceo che troppo spesso si vede soppiantato dal web, a volte con risultati approssimativi. Auguro pertanto ogni successo a Lacerba che aggiunge una voce al sistema dei mezzi di informazione. Ne abbiamo tutti bisogno per sentirci ed essere più liberi.

Donato Fioriti

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