«Il consigliere regionale Antonio Blasioli ha toccato con mano gli effetti negativi prodotti dalla fallimentare riforma sanitaria varata 4 anni fa dal governo regionale di centrosinistra».

Lo affermano l’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì, e i consiglieri regionali Vincenzo D’Incecco e Luca De Renzis, che commentano la conferenza stampa tenuta questa mattina a Pescara dal consigliere regionale Antonio Blasioli e del Pd locale in merito alla sua visita ispettiva tenuta presso il presidio ospedaliero “San Massimo” di Penne. «L’ospedale di Penne – ricordano i rappresentanti della Lega – è stato declassato, come tutti sanno, a presidio di area disagiata dal centrosinistra di Luciano D’Alfonso e Silvio Paolucci, lasciandolo attivo con 20 posti letto, servizi limitati e pochi medici; grazie alla nuova gestione-aziendale programmata dal direttore generale della ASL di Pescara, Vincenzo Ciamponi, che si è insediato a luglio 2020, non solo è stata invertita la rotta con l’attuazione di un nuovo cronoprogramma di interventi, tra cui la ristrutturazione dell’immobile e l’assunzione di personale medico e infermieristico, ma è stato bloccato il declino del presidio ospedaliero San Massimo voluto invece dal centrosinistra di Antonio Blasioli. Non c’entra nulla, quindi, la sua l’interpellanza con gli interventi portati avanti con l’insediamento del nuovo direttore generale Vincenzo Ciamponi. E siamo contenti – commentano – che il nostro lavoro sia stato scoperto anche dai componenti regionali e locali del Partito democratico. Appare singolare – osservano i consiglieri regionali della Lega – che il consigliere Antonio Blasioli solo oggi si sia accorto delle criticità presenti nell’ospedale San Massimo: quando era vicesindaco di Alessandrini, e quest’ultimo presiedeva il comitato ristretto dei sindaci della Asl di Pescara, perché non si è opposto alle scelte scellerate del presidente D’Alfonso, dell’assessore Paolucci e del direttore generale della Asl Armando Mancini? È la solita tecnica del Pd pescarese – concludono – attuata solo per ottenere consenso elettorale utilizzando il lavoro degli altri».

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