Due personaggi emblematicamente rappresentativi di quella voglia di biancorosso. Ettore Bianchi ed il compianto Fernando Somma viaggiavano in coppia al seguito della Pennese. “Dal 1977 seguivamo la squadra ovunque, conoscevamo di ciascun giocatore lo stato d’animo, cercavamo di smussare gli angoli quando c’era qualche inevitabile tensione. Insomma, lo spogliatoio si teneva unito in tutti i modi”, ricorda Bianchi.

“Ho fatto di tutto nel sodalizio: dal dirigente accompagnatore all’addetto all’arbitro, alla segretario, al magazziniere. Io e il fraterno amico Somma eravamo i factotum del gruppo, punti di riferimento costanti”. Con loro Salvatore Camplese, il custode, poi Michele Grosso, Vincenzo Andreoli, Silvano Procacci e via via altri. Fernando detto Gabrielino non era pennese, ma ne acquisì le radici sposandosi con una pennese, alimentando la passione verso quel calcio così tipico di una comunità dal lontanissimo 1920.

Somma aveva calcato i campi di gioco in veste di un’ala frizzante. Anche Ettore era stato un portiere con le casacche del Penne e della Saetta che per anni fu la squadra satellite. Somma se ne è andato troppo presto, qualche anno fa: il suo cuore, il suo grande cuore, non ha retto più cedendo di schianto. “Un amico fraterno. Non solo mio ma di tutti. Eravamo inseparabili, ci capivamo al volo, conoscevamo trucchi e trucchetti per dare fastidio agli avversari, per attirarci le simpatie degli arbitri o qualche volta cercare di mettergli pressione psicologica. A volte accendevamo i fuochi per diradare la nebbia, in altre occasioni abbiamo reso irrespirabile l’aria negli spogliatoi degli ospiti. Un po’ di goliardia, di sana antisportività, ma sempre in buona fede, sempre con passione. Del resto, non è che gli altri fossero immacolati. A Filottrano, in Coppa Italia, ci minacciarono con bottiglie di birra tagliate e lanci di pietre. E siccome c’è sempre un ritorno nel calcio, a Penne trovarono un comitato di accoglienza degno di fede”.

Quali sono i ricordi di quella stagione 1979-1980?

”I ricordi sono immensi. La Coppa Italia fu un’avventura impressionante, assai significativa. Eravamo una potenza tecnica e cominciammo a portare in giro per l’Italia il nome della nostra amata Penne. Mio figlio Federico, oggi avvocato, era la nostra mascotte. Fu un’annata nella quale arrivammo fino in fondo sia nel campionato sia nella Coppa, ma che si concluse amaramente. Gettammo le basi comunque per il tanto programmato salto nell’Interregionale svanito per tre stagioni di seguito”.

Bianchi c’è sempre stato nel club vestino. Nelle lunghe primavere dell’Interregionale ne ha viste e sentite di tutti i tipi. Celebri al comunale le sue corse dalla panchina in direzione dell’assistente arbitrale che operava dall’altra parte del campo. O quando a Termoli denunciò al commissario di campo che Guido Colangelo, grandissimo ex, essendo squalificato non poteva sostare negli spogliatoi prima della gara. Nel 2013 fu tra i promotori della nuova società calcistica. Ettoruccio e Sommetta erano il valore aggiunto.

(nella foto Ettore Bianchi con Macrini, Di Pietro e Pasquale Scotucci sul traghetto di ritorno da Ischia) 

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