Un gruppo di talenti. Il giusto mix di giovani e senatori. Il tutto made in Penne e dintorni. Questa era la Pennese del 1980 in quel campionato di promozione molto equilibrato. Il presidente della società è Carlo Cretara, commerciante di mobili con l’hobby delle auto potenti. L’organico è a disposizione di un allenatore come Guido Colangelo, 33 anni, pennese purosangue, diplomato in educazione fisica, ex difensore del Penne. Fra i pali, Felice Liberati, 25 anni, cresciuto calcisticamente nel Chieti. Senza dubbio uno dei migliori della categoria a livello nazionale. Roberto Frasca ha la stessa età ed è il suo dodicesimo quasi mai in campo. I difensori sono Antonio Gioioso, aitante 23enne e studente universitario; Vincenzo Antonioli, terzino-stopper di 18 anni, marcatore implacabile. Da Castiglione Messer Raimondo proviene Antonio Giannetti, 23 anni, predilige ormai da anni la fascia sinistra dove propone una spinta inesauribile: in quella stagione è militare. Roberto Palma, 30 anni nell’80, è il libero di ruolo ed è il capitano.

“La sua dote principale è la grinta che sa trasmettere ai compagni”, lo descrive Camillo D’Angelo su Il Messaggero. Può giocare anche a metà campo. Vincenzo Pilone si porta dietro con i suoi 31 anni l’esperienza vissuta nella Sambenedettese di Bergamasco con cui ha vinto il campionato di C e calcato i campi della B, poi il periodo al Campobasso, un’annata anche al Maglie: terzino-mediano di rara intelligenza calcistica. Un altro di gran peso è Giancarlo Bianchini, pennese doc. E’ il più datato (34 anni) ed ha deciso di chiudere la carriera di dieci anni fra i professionisti nella sua Penne allo scopo di regalare al club biancorosso il passaggio in serie D. Centrocampista potente fisicamente e forte in acrobazia, ha impressionato tutti spostandosi a 19 anni nella Sambenedettese di Eliani, giocando con uno sconosciuto ancora Franco Causio.

A Salerno in C, ad Arezzo in B e con l’Ascoli di Mazzone le altre esperienze vissute. Si trascina però anche dei problemi fisici al ginocchio che lo hanno limitato negli ultimi tempi e si allena non proprio regolarmente. Colangelo lo vorrebbe invece più presente, ma non può che accontentarsi di un giocatore fortissimo a part time. Gianni Di Primio, 22enne chietino, è un centrocampista di sostanza. Un altro jolly è quel Fabio Acciavatti, loretese di 21 anni, pupillo di Malatrasi nella primavera del Pescara. Non c’è più da tanti anni. Il cervello della squadra è Mauro Di Pietro, un altro di Loreto Aprutino. Fisico e tecnica sopraffina ne fanno un uomo squadra di categoria superiore. Enzo Di Federico da Picciano è a 22 anni militare a Torino ed è un altro di alta qualità. Cinque anni prima aveva detto no all’Inter per ragioni di famiglia. In quella stagione giocherà sempre nonostante la limitazione negli allenamenti. Guglielmo Macrini a 24 anni è una delle colonne portanti di Colangelo e Cretara. Cresciuto al Giulianova ha alle sue spalle una stagione in D con la Fermana. Un giocatore mancino che fisicamente e di testa è di sicuro affidamento. Giovanni Severo con i suo i 23 anni è l’anima dei biancorossi. Ha avuto un’esperienza nell’Ascoli di Carletto Mazzone e di Guido Magherini. E’ un attaccante dotato di un tiro degno di nota ed ha carisma. In quell’annata viene convocato dalla nazionale dilettanti affidata a Romolo Alzani che lo aveva visto a Roma nella gara di coppa col Tor Sapienza. Poi era stato seguito più volte. In attacco ecco Florideo Pilone, fratello di Vincenzo, ha 23 anni ed è impiegato comunale: a ottobre si sposerà. E’ un attaccante che fa dell’opportunismo il suo cavallo di battaglia. Rimpalli, mezze palle, mischie sono spesso sfruttati da lui. Da Villa Celiera proviene Vittoriano Di Luzio, classe ’61. Talento allo stato puro, salta l’uomo con felicità e vede la porta al punto che Arturo Bertuccioli lo soprannominerà il Maradona dell’interregionale. Vice di Colangelo, è Rocco Core, 49 anni, di recente scomparso.

“Il papà di noi tutti. Un amico, un uomo di calcio che insegnava sempre i fondamentali che non andavano mai persi di vista. Era un maniaco di stop, passaggi palla a terra, controllo e tiro”, lo ricorda Enzo Di Federico. Questo era quel Penne che alla fine del girone di andata subisce una sconfitta a San Salvo che gli costa la vetta coabitata fino a quel punto con gli uomini di mister Taverna. E’ il 13 gennaio 1980: Bevilacqua punisce il Penne su calcio di punizione. I biancorossi hanno diverse palle gol prima e dopo il vantaggio locale, ma restano all’asciutto. Una pecca di quella squadra risulterà proprio quella di sbagliare troppe occasioni create a grappoli.

Berardo Lupacchini

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