Molta tattica, poco riformismo. E così sulle sorti dell’ospedale San Massimo è alle porte una trincea d’autunno: l’ennesima. L’associazione “Salviamo l’ospedale di Penne”, bloccata dal Covid che non consente nuove iniziative pubbliche, torna a denunciare il boicottaggio sull’ospedale vestino. “Intanto, colpisce non poco l’inerzia di Mario Semproni, il sindaco”, attacca subito Michele Giancaterino, esponente del direttivo dell’associazione. “Non capiamo se fa finta di non vedere né sapere oppure è indifferente e sta al gioco di specchi della giunta regionale di centro destra”.

L’ospedale di Penne, attualmente presidio di area disagiata, aspetta che venga riclassificato quale ospedale di base sede di pronto soccorso sulla scorta delle promesse che girano da un anno e mezzo. “Sono promesse appunto. La realtà è ben diversa. La giunta regionale guidata da Marco Marsilio non prevede alcun ospedale di base per Penne che resta ospedale di area disagiata. Il fumo negli occhi della gente, a meno di un anno dal voto per il nuovo sindaco di Penne, avvolge la comunità. L’ultima occasione di verifica si avrà dal piano di riordino sanitario. Se sarà davvero approvato nei termini della riqualificazione sbandierata per Penne, sbloccherà anche ben 25 milioni di euro e cioè: i 12,5 milioni di euro stanziati dall’articolo 20 delle legge 67 dell’88, che ci risultano disponibili, più gli altri 12,5 milioni assegnati per la messa a norma sismica del San Massimo il cui progetto va aggiornato, come ambiguamente promettono, alle esigenze dell’ospedale di base”.

Perché parlate di fumo negli occhi?

”La situazione attuale vede l’esaltazione del presidio di Popoli che, definizioni a parte, e al pari di quello di Ortona, è diventato ospedale di base. Dal 21 maggio la Asl continua a tenere in piedi fra Popoli e Penne l’organizzazione di un’unica unità semplice dipartimentale per l’ortopedia e l’otorino che riduce il nostro nosocomio a semplice ambulatorio. Con D’Alfonso i vestini ottenevano le cure ortopediche a Pescara, con Marsilio vanno a Popoli! L’elenco dei disagi è assai lungo purtroppo: basti vedere il laboratorio analisi accorpato a Popoli, la radiologia è solo un servizio per Penne, dopo il Covid la rianimazione è tornata ad essere una semplice terapia intensiva, medici ed ecografi della ginecologia deportati. Per non parlare della situazione in cui versa il distretto sanitario: la dirigente è a Scafa, mancano la fisiatra e il dentista, i rinnovi delle patenti si fanno a Pescara, l’ecografo del consultorio è a Pescara…”.

Cosa chiedete?

”Un incontro urgente al sindaco e al consiglio comunale che faccia da megafono istituzionale alla precarietà dell’ospedale. Serve un intervento politico davvero concreto che affermi nei fatti la volontà espressa dal governo regionale di trasformare il San Massimo in ospedale di base sede di pronto soccorso, quindi, con i contenuti stabiliti dal decreto Lorenzin e i 25 milioni già disponibili da investire sulle nostre strutture sanitarie”.

Fino alla primavera del 2021 è in vigore la norma che per effetto della vicinanza al cratere sismico del 2016 congela i tagli operati in nome del decreto Lorenzin: ma la legge è arrivata dopo che il bisturi ha già prodotto il ridimensionamento di reparti e strutture sanitarie locali. Un’ulteriore beffa.

Giancaterino, siete molto vicini al consigliere regionale pentastellato Pettinari: fate politica?

”Nella maniera più assoluta no. Abbiamo duramente criticato l’operato della giunta di Luciano D’Alfonso che ha pianificato il ridotto ruolo dell’ospedale, ci siamo affidati alle promesse, rimaste purtroppo tali, del centro destra e il dialogo con Pettinari fa parte di un’interlocuzione con tutti quelli che possono aiutarci. Abbiamo a cuore solo le sorti del nostro ospedale. Non ci sarà una lista dell’associazione alle prossime elezioni pennesi”.

Intanto, al governo nazionale per ora ci sono il Pd ed i 5 Stelle e il tavolo di monitoraggio romano, che verifica la programmazione sanitaria regionale, è formato da tecnici ministeriali: cosa si sta facendo nella capitale per il San Massimo?

”Sappiamo che tutte le modifiche all’attuale quadro regionale degli ospedali devono avvenire senza maggiorazione di costi. Faccio un esempio: se nel territorio della Asl pescarese ci sono cinque chirurgie, quindi cinque primari, e sono attributi al Santo Spirito di Pescara, a Villa Serena e a Pierangeli, come si fa a pensare che a Penne si istituisca un’unità complessa di chirurgia con tanto di primario così come prevede il decreto Lorenzin?So che questo decreto, da cui discendono molti dei nostri guai procurati anche altrove in Italia, sarebbe in fase di modifica. Aspettiamo notizie vere da tutti, nessuno escluso”.

Berardo Lupacchini

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