“E’ un grande onore per tutta la Città di Spoltore”: il sindaco Luciano Di Lorito si congratula con Giuseppe Padula e Annamaria Verna per la nomina a Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. “Sono due persone che da oggi diventano testimoni della quotidianità che diventa speciale, della possibilità di fare la differenza che ognuno di noi può avere impegnandosi al meglio, nel primo caso nel proprio ruolo lavorativo, e nel secondo nell’affrontare un terribile lutto. Un’esperienza che prima o poi tutti dobbiamo vivere, ma che Annamaria ha saputo trasformare in un’incredibile energia positiva a favore del prossimo”.

Un riconoscimento quanto mai meritato per una donna che ha saputo trovare nel dolore le motivazioni per andare avanti. Il suo impegno come fondatrice dell’associazione “Il Risveglio di Manuela” e per la realizzazione del centro risvegli nell’ospedale di Popoli “resterà”, aggiunge Di Lorito, “come dono alle future generazioni”. L’onorificenza le è stata consegnata dal prefetto Giancarlo Di Vincenzo. “Le motivazioni che sono state ricordate durante la cerimonia mi hanno fatto ancora più piacere dell’onorificenza” ha detto Verna dopo la consegna dell’attestato. “Ho ricevuto le congratulazioni da tutti i premiati, solitamente si riconosce l’impegno e la dedizione nell’attività lavorativa, ma nel mio caso è stato diverso e tutti l’hanno sottolineato: ho ricevuto anche una decina di mazzi di fiori, è stata una cosa bella e un po’ inaspettata”.

5 anni fa la morte della figlia Manuela, 47 anni, infermiera all’ospedale di Pescara, dopo un anno di coma legato ad una malattia. Dalla difficile esperienza al fianco di Manuela è nata l’idea di un’associazione che potesse dare supporto alle famiglie nella stessa situazione, spesso costrette a viaggi lunghi e costosi per rivolgersi a centri specializzati fuori regione o addirittura all’estero. Sempre al suo fianco il marito Ezio Verna, i figli Luca e Luciano. Il sogno è creare «residenze abitative» intorno alla nascente struttura di Popoli per aiutare altre famiglie che come la sua hanno dovuto vivere i così detti “viaggi della speranza” in Italia e all’estero.

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