Il potere logora chi non ce l’ha. Questa frase di Giulio Andreotti, la più celebre di quelle a lui riferite, ha sicuramente nell’ironica antitesi un fascino facilmente spendibile. Sicuramente, però, non si addice se rapportata al momento politico che sta vivendo Loreto Aprutino e, soprattutto, al Sindaco Gabriele Starinieri. Che, dopo l’ultimo consiglio, di cui abbiamo relazionato e di cui ancora raccogliamo il gran parlare che fomenta il paese, appare politicamente logorato proprio dal suo stesso potere. Il che suffraga un’altra constatazione che, per chi si occupa di politica, è quasi scontata: nessuna giunta cade mai per merito dell’opposizione. Certo, la giunta non è ancora caduta e forse ce la farà ad arrivare alla fine del mandato, ma sicuro è che la frattura che si sta consumando al suo interno è tutta ascrivibile a se stessa. Ripercorrere la storia più recente delle amministrazioni loretesi lo dimostra: quella guidata dall’ex sindaco Mauro Di Zio cadde per il velleitario tentativo di volata di alcuni assessori e consiglieri, mentre in quella Giovanetti fu lo stesso primo cittadino a presentare le dimissioni.
La compagine starinieriana rappresenta un’ulteriore anomalia in un contesto sociale sicuramente più anestetizzato e con meno voci autorevoli da fare da contrappunto. Quella dell’assessore Rocco D’Amico, nella quiete assordante della dialettica di confronto che caratterizza il settennato di Starinieri, è finalmente il segnale che, dietro quel silenzio, non c’è l’operosità che ci avevano fatto credere avesse caratterizzato i primi 5 anni. Affiora una politica di Starinieri frutto della “casualità“dell’ultima ora che, nel 2013, lo volle come candidato. Il caso spiega i fallimenti, mai i successi. Ma quale capo, di fronte ad un buon risultato che gli viene offerto sul piatto della bilancia da un suo fedelissimo, non ne fa una sua bandiera ed un suo vessillo? Pensando alla strategia ciclistica, quale capitano ritiene che la sua volata possa avvenire senza l’aiuto dei gregari? Starinieri. Starinieri va per la sua strada.

Un uomo solo al comando, lo definimmo una volta, solo che stavolta, se dovessimo di nuovo ricorrere alla metafora ciclistica a compendio del consiglio del 30 dicembre, dovremmo usare le parole della cronaca redatta da Dino Buzzati nella tappa storica Cuneo Pinerolo quando fu Coppi, invece, a vincere su Bartali.
Un vinto oggi, Bartali, per la prima volta. E questo è amaro anche perché ci ricorda intensamente la nostra comune sorte. Oggi per la prima volta Bartali ha capito di essere giunto al suo tramonto”
E forse anche il sindaco lo ha capito. Perché è vero che alla fine ha avuto la meglio- lo ricordiamo grazie al voto del Presidente del Consiglio Comunale Valentini- ma ha, di nuovo, fatto valere il suo modo di mettere in atto una politica arrogante, poco incline all’ascolto e senza soluzione di discontinuità tra il pensiero personale e quello istituzionale. È il tramonto, anche se dovesse giungere alla fine del suo mandato come tappa e dovesse proseguire in quella regionale vincendo la maglia del giro. L’analisi obbliga tutti a non intendere la brutta pagina del consiglio del 30 convocato alle 13.30- giorno ed ora strategici quanto lapalissiano negli intenti- come un differente modo di vedere tra due uomini, tra un Sindaco ed un Assessore, una discrasia che potrebbe correre il rischio di creare semplicemente delle tifoserie, o dall’una o dall’altra. Avremmo perso due volte. Perché dagli spalti o appostati lungo le strade, siamo noi a dover chiedere qualcosa in più e di farlo in ogni attimo che percepiamo che il processo sociale possa essere negato, in qualche maniera.

La storia vuole che, nel 1952, dopo la Cuneo Pinerolo, una foto immortali uno scambio di una bottiglia d’acqua che passa tra le mani dei due campioni, Coppi e Bartali, acerrimi rivali eppure capaci, per il bene dello sport, di non dimenticare di essere uomini con una bicicletta in prestito. Fate di Loreto Aprutino quella bottiglia e della res publica comunale una bicicletta con la quale vincere. Pedalate, anche per una fuga, a costo di essere un buon esempio per la comunità.
Non si smette di rimanere in sella, anzi.

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