RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Lo scrivente, Dott. Pietro Micaroni, medico recentemente in pensione, specialista in Igiene, epidemiologia e medicina preventiva, già addetto per molti anni ai servizi di sanità pubblica, nella sua pur modesta esperienza professionale, ha ritenuto importante portare all’attenzione di chi leggerà questa lettera aperta, le seguenti considerazioni sulla gestione dell’epidemia da Covid19 e soprattutto proporre a tutti voi dei suggerimenti operativi che potrebbero aiutare a risolvere la situazione.

Indubbiamente c’è stata una iniziale sottovalutazione del problema, peraltro errore regolarmente ripetuto in tutti gli stati che si sono trovati ad affrontare, anche dopo l’Italia, i primi casi di contagio.

Senza rifare la cronistoria dei provvedimenti presi a livello nazionale e di quelli spesso più restrittivi su scala regionale o comunale, siamo arrivati al Decreto dell’11 Marzo 2020 e successive modificazioni e integrazioni, con il quale sono state imposte rigorose restrizioni delle attività umane e degli spostamenti su tutto il territorio nazionale, che non mi metto ad elencare nel dettaglio.

Purtroppo tali provvedimenti non sembrano avere avuto un beneficio decisivo per il contenimento dell’epidemia, se gli ultimi dati a disposizione (20 Marzo) ci evidenziano un continuo aumento giornaliero dei nuovi casi che, se non sono in progressione geometrica, comunque si discostano poco da tale curva.

Molti a questo punto invocano interventi ancora più stringenti per limitare i contatti e gli spostamenti della popolazione generale. A mio avviso tale ulteriore stretta potrebbe risultare ancora poco efficace per i seguenti motivi:

  • Una larga fetta della popolazione deve continuare a lavorare, perché addetta a servizi essenziali, come sanità, sicurezza, comunicazioni, acquedotti, smaltimento rifiuti e fognature, filiera alimentare ecc.
  • La popolazione, più si prolunga l’isolamento obbligatorio e più manifesterà insofferenza e quindi potrebbero aumentare le violazioni delle disposizioni

In alcune regioni si sta procedendo all’effettuazione di un gran numero di tamponi per la ricerca dei casi asintomatici, con un notevole dispendio di risorse, ma anche questa scelta rischia di essere inefficace perché:

  • I soggetti risultati negativi potrebbero positivizzarsi anche dopo pochi giorni
  • Non c’è allo stato attuale un ben preciso protocollo di isolamento dei casi positivi.
  • Infine la gestione dei CONTATTI è assolutamente carente

Pertanto allo stato attuale, individuate queste criticità, propongo i seguenti cambiamenti:

  1. Chiusura di tutte le attività produttive non strategiche (ad esempio è insensato che continui l’attività delle industrie di confezioni, calzaturifici ecc.)
  2. Effettuazione di tamponi mirati sulla popolazione costretta a continuare l’attività lavorativa, specie la popolazione ad alto rischio (Sanitari, addetti alla distribuzione di alimenti, operai di aziende con un gran numero di dipendenti ecc.)
  3. Interpretazione meno restrittiva della normativa sulla privacy, che consenta la circolazione delle generalità dei soggetti positivi e dei contatti fra sanitari, forze dell’ordine, autorità sanitaria ecc. al fine di effettuare i necessari controlli.

 

Ma soprattutto, e veniamo al nocciolo della mia proposta, una diversa gestione dei contatti e dei pazienti positivi asintomatici o con sintomi lievi.

Finora per queste categorie sono stati previsti l’isolamento o la quarantena fiduciari presso il domicilio. Ma questa soluzione, pur garantendo il massimo rispetto della libertà individuale, è poco efficace per i seguenti motivi:

  • I soggetti positivi non sono efficacemente isolati dentro le proprie abitazioni e con alta probabilità contagiano i conviventi, specie se le abitazioni sono inadeguate.
  • Man mano che cresce il numero di contagiati e contatti diventa impossibile effettuare i controlli, e quindi il tutto si basa sul senso di responsabilità dei singoli, spesso aleatorio.
  • La situazione è ancora più grave per i contatti, che più cresce il numero dei contagiati, meno sono individuati, ma meno ancora sono controllati, essendo necessario un gran numero di addetti per seguire i singoli individui, ciascuno nel suo domicilio.

La mia proposta è La seguente:

Individuare nel più breve tempo possibile strutture idonee ad ospitare (separatamente) portatori asintomatici o con sintomi lievi e contatti.

Tali strutture possono essere benissimo gli alberghi, che proprio in virtù delle restrizioni imposte alla popolazione, sono vuoti. Ai proprietari può essere corrisposto un indennizzo su base capitaria, come si è già fatto in occasione di terremoti o di massicce immigrazioni.

Disposizione a livello nazionale di ricovero obbligatorio in tali strutture dei pazienti positivi asintomatici o con sintomi lievi. SI può ribadire la legislazione già esistente con un decreto o una circolare, ma lo strumento esiste già ed è il TSO, trattamento sanitario obbligatorio.

I trattamento sanitario obbligatorio appare in contraddizione con l’articolo 32 della costituzione , ma solo apparentemente, perché l’articolo recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

Quindi quando esigenze di salute pubblica lo impongono, si può sospendere la libertà di rifiutare le cure o si può restringere la libertà di movimento dell’individuo, non a caso l’istituto del TSO è applicabile ed è stato applicato in varie situazioni non psichiatriche, come ad esempio la tutela dei minori in caso di opposizione dei genitori alle trasfusioni indispensabili per la vita del paziente.

Le strutture che propongo avrebbero un costo bassissimo. Richiedono una quasi nulla presenza sanitaria, i servizi di cucina, che potrebbero esse svolti dai tanti ristoratori purtroppo bloccati nella loro attività, lo smaltimento di rifiuti  e la sanificazione dei locali.

I benefici sarebbero l’interruzione della catena di contagio e quindi la rapida diminuzione dei casi.

La dimissione sarebbe possibile dopo il periodo di quarantena previa esecuzione del test, che in questo caso avrebbe una importanza fondamentale.

Nella speranza che tali proposte siano prese in considerazione ed accolte e restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, auguro buon lavoro a tutti.

 

DOTT. PIETRO MICARONI

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