In data 17 maggio 2020 il premier Giuseppe Conte firma il D.P.C.M. contenente le linee guida per la fase 2 del contenimento del contagio da coronavirus. Il punto p) dell’art. 1 consente la riapertura dei Musei e degli istituti di cultura cui all’art.101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, a condizione che gli stessi possano garantire modalità di fruizione contingentata e possibilità per i visitatori di rispettare tra loro la distanza di un metro.

Dall’analisi delle linee guida elaborate dal Comitato Scientifico si evince come ogni realtà culturale dovrà adattare le prescrizioni alle caratteristiche e peculiarità del proprio sito e del proprio spazio.

I principi da osservare saranno quelli della gradualità e della progressività indicando però già in un dato certo la possibilità di una maggiore o minore complessità. Infatti i musei con un afflusso superiore a 100 mila visitatori dovranno attenersi a delle prescrizioni molto più rigide e per loro la riapertura potrebbe essere molto più difficoltosa. Le piccole realtà, invece, sembrerebbero più avvantaggiate potendo predisporre dei piani di accesso e nello stesso tempo contando anche su progetti che esaltino la creatività e la lungimiranza del loro staff tecnico e manageriale. Per tutti valgono le regole di orari di apertura e chiusura che non vadano ad aggravare la mobilità in relazione al pendolarismo, l’obbligo di mascherina per i visitatori durante tutto il periodo della visita, percorso a senso unico, pulizia giornaliera degli ambienti e delle postazioni di lavoro e dispenser di sanificazione per le mani.

In Abruzzo il primo Museo a riaprire è stato a L’Aquila, MuNDA, il Museo Nazionale d’Abruzzo, a Pescara la Fondazione Paparella Treccia (n.d.r intervista al Presidente Augusto di Luzio in Lacerba https://www.lacerbaonline.it/articoli-2/attualita-articoli-2/a-lezione-di-buona-pratica-da-augusto-di-luzio-presidente-del-museo-r-paparella-treccia-m-devlet/) con una lettera agli amici della Fondazione, cuore di un database formato attraverso azioni capillari di fidelizzazione al bene museale, annuncia che si cercherà, almeno nei primi tempi della fase 2, di portare fuori dalle mura museali quelle attività atte a sensibilizzare all’amore per l’arte. Infatti, grazie alla possibilità di usufruire di spazi pubblici all’aperto messi a disposizione dall’Amministrazione comunale, la Fondazione ha in programma di organizzare una serie di conferenze, anche nel giardino del Museo, tenute da importanti critici d’arte.

Non solo le città. Si rimettono in moto anche i piccoli gioielli museali incastonati in altrettanto piccoli borghi di pietre e mattoni: si stima che entro il 30 maggio, o comunque i primi giorni del mese di giugno, si potrà ricominciare a pensare ad una stagione estiva che, seguendo le prime anticipazioni degli operatori turistici, quest’anno si caratterizzerà per un’offerta italiana rivolta agli italiani.

L’area vestina, da questo punto di vista, può contare su una storia da raccontare e Loreto Aprutino, con un polo museale unico nella zona ed una Fondazione a gestirlo, può tentare di riappropriarsi di quello che, dal 1997, è stato un primato.

Importante sarà la visione manageriale che si vorrà dare alla ripresa culturale dei luoghi identitari, la capacità intercettare le ricorrenze e le tradizioni, il coraggio di credere che la comunicazione di un’idea abbia un valore, non sempre e solo un prezzo, la competenza nell’elaborare un progetto di rilancio che porti alla radicamento di quella identità che si trasferisce dai luoghi allo sguardo degli uomini, in primis i cittadini.

Oggi ve ne raccontiamo le origini che diventano anche una deadline di percorsi annunciati e di orologi a cui non è stata data più la carica.

Alla fine degli anni ’90, proprio quando a Pescara Raffaele Paparella Treccia decide di donare al Comune Villa Urania e tutta la collezione di ceramiche, l’allora Sindaco di Loreto, Mauro Di Zio, decide di avviare un percorso che, in linea con tante altre Regioni, giungesse alla pratica delle pubbliche amministrazioni di creare soggetti di natura privata per fini di interesse pubblico e generale: le Fondazioni di partecipazione. Organismi che permettono agli enti pubblici di realizzare gli  interessi della comunità come attività culturali, sociali, di ricerca o di promozioni del territorio.  

Non sono istituite da un solo soggetto ma da più soggetti, pubblici-come Regioni, Province, Comuni- o privati -persone fisiche o giuridiche- ,condividono i medesimi obiettivi – sanciti nello Statuto-, non hanno scopo di lucro-cioè non significa che non possono produrre utili ma è vietata la loro distribuzione tra i soci-, il patrimonio è destinato agli obiettivi che sono definiti e non modificabili, i fondatori partecipano attivamente alla vita della fondazione attraverso dei rappresentanti che si riuniscono in un Consiglio a cui compete l’ordinaria e la straordinaria amministrazione e l’elezione di un presidente.

In data 30.12.1996, con deliberazione del Consiglio Comunale si provvede ad istituire in un Museo Storico  Archeologico del Comune di Loreto aprutino con le seguenti sezioni:

  1. A) Museo della civiltà contadina della vallata del Tavo
  2. B) Antiquarium
  3. C) storia del lavoro archeologia industriale e artigianale-“la via dell’olio“

Il giorno 8 settembre 1997 in sessione straordinaria il Consiglio Comunale, preso atto dell’acquisto da parte della regione Abruzzo della collezione acerbo delle ceramiche storica abruzzesi, delibera di procedere alla costituzione di una fondazione che gestisca tutti i musei e promuova le azioni di valorizzazione del territorio, ne approva lo statuto autorizzando il sindaco a sottoscrivere il relativo atto costitutivo e sancisce che il Comune di Loreto Aprutino  conferirà alla fondazione un contributo di 250 milioni di lire.

Consiglieri votanti n.14, favorevoli n.8, contrari n.5, astenuti n. 1

La Fondazione dei Musei Civici di Loreto Aprutino viene istituita con atto notarile del 15 gennaio 1998 mentre in data 11 gennaio 1999 la Regione Abruzzo gli riconosce l’attribuzione della personalità giuridica di diritto privato.

Il Sindaco Di Zio, fino al 2009, partecipa e contribuisce alla vita amministrativa della Fondazione, prima come rappresentante del socio fondatore Comune, poi come consigliere in rappresentanza del socio Provincia e infine come Presidente eletto dall’intero Consiglio di Gestione. Il cambio politico alla guida della Provincia lo estromette dal Consiglio e, nell’allontanarsi da quella Fondazione e da tutte le attività corollario che aveva visto nascere e alla quale aveva contribuito con passione, impegno e sicuramente qualche errore (n.d.r. del resto quale umano, amministratore o non, politico o non, avrebbe la superbia di sentenziare “Io non sbaglio mai?” Solo colui che non fa niente potrebbe arrogare tale assoluta verità. Ma anche non fare niente alla lunga potrebbe essere un errore) ma l’unica cosa che gli è a cuore sono le sorti dei Musei e per questo non scrive all’allora neo eletto presidente della provincia per chissà quali rimostranze. No. Lui scrive ai cittadini loretesi, e noi de Lacerba quella lettera la ricevemmo ma non riuscimmo a pubblicarla. Lo  facciamo oggi, con spirito di ammenda e perché quell’intervista al dott. Di Luzio ci faccia riflettere sulla storia di una fondazione che nacque negli stessi anni di quella di Loreto per la quale le lancette dell’orologio si sono fermate, nella sostanza degli intenti, al 24 novembre 2009

 Loreto Aprutino, 24 novembre 2009

“Cari loretesi,

la fondazione ed i  musei hanno bisogno, da parte di ciascuno di voi, di un impegno forte, sincero, appassionato, capace di essere lontano mille miglia da interessi politici, o comunque di parte, e da qualsiasi spirito di rivalsa. Non aver fin qui riconosciuto ai membri del consiglio di gestione, né al  presidente, indennità di carica o di funzione, gettone di presenza o rimborsi spese è stata a mio avviso una scelta giusta, che rivendico e che spero venga confermata per il futuro. Essa non garantisce da sola la mancanza di interessi  specifici da parte dei nominati, ma dá senz’altro un aiuto in quella direzione. É poi fondamentale la vicinanza delle istituzioni e la continua interazione con le stesse;  affinché ogni opportunità di promozione e di valorizzazione venga colta in pieno, la presenza e l’impegno dei rispettivi rappresentanti nel consiglio di gestione  non sono da sole sufficienti. Ho ben impresse nella memoria tutte le fasi che hanno caratterizzato la vita della fondazione, dalla sua ideazione, alla ricerca di decine decine di statuti di realtà simili; ciascuno di essi ha fornito una idea, una possibile opportunità da prevedere tra gli obiettivi da perseguire. Poi venne la fase dello studio a livello giuridico, per il quale un grande, appassionato contributo venne dal compianto avvocato professor Bruno Carboni, in seguito anche membro del consiglio di gestione per conto della allora Fondazione Cariplo.

(Antiquarium) 

Insieme a lui ricordo con affetto il professor Carmelo Pagliarello,  Antonio Amicone, Mauro Soccio, Gianfranco Buccella, il professor Luciano Violante, Luciano Matricciani e Giacomo Vallozza, tutti hanno contribuito alla vita della prima, difficile, fase di stabilizzazione di una realtà che oggi è finalmente in condizioni di esprimere al meglio le sue potenzialità. Ricordo la fase di allestimento dell’Antiquarium, oggi intitolato ad Antonio Casamarte perché contiene  la preziosa collezione dallo stesso raccolta e generosamente messa disposizione dalla baronessa Maria Beatrice Bassino Casamarte La fondazione stava per nascere e avrebbe rappresentato la naturale evoluzione di un consolidato modo di operare che aveva visto lavorare insieme, per la ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico, il Comune, ben tre Universitá italiane, l’Archeoclub d’Italia e la soprintendenza archeologica dell’Abruzzo, oggi presente, rappresentata dall’archeologo dott. Andrea Staffa. Ricordo la difficile fase di acquisizione al patrimonio pubblico del Museo Acerbo: non c’era in tutti la convinzione che si potesse procedere all’acquisto prima che la regione Abruzzo avesse nominato il suo rappresentante. La discussione fu dura e per certi versi dolorosa. Il museo delle ceramiche fu acquisito nel 1999 e aperto al pubblico nel mese di febbraio dell’anno 2000; la Regione  Abruzzo avrebbe nominato,  per la prima volta,  un suo rappresentante nel novembre 2009!

Così come ricordo l’allestimento del museo dell’olio nella prestigiosa sede del castelletto Amorotti, già sede del frantoio storico di Raffaele Baldini Palladini che ebbe prestigiosissimi riconoscimenti in tutto il mondo per la qualità dell’olio prodotto già alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX. La prossima esposizione internazionale di Milano del 2013, che avrà come tema quello dell’alimentazione, potrebbe far bene pensare ad iniziative che portino all’attenzione del mondo l’olio Aprutino- pescarese così come gli altri oli abruzzesi, visto che proprio all’Expo di Milano del 1906 Raffaele Baldini  Palladini ottenne la medaglia d’oro conservata nel museo. Fondamentale potrebbero essere il ruolo e la funzione dell’oleoteca regionale nell’elaborazione di strategie di valorizzazione dell’olio extravergine del territorio e, in questo ambito, la funzione di supporto della Fondazione dei musei. Ricordo ancora i tentativi di trovare soluzioni utili per dare finalmente una fruibilità a storici e studiosi di tutto il mondo di quel maestoso gioiello, contenitore di storia e di cultura che è la biblioteca Casamarte. L’amore e la cura con cui la baronessa Maria Beatrice l’ha fino ad oggi custodita e preservata dagli attacchi del tempo, merita uno sforzo ed un impegno che io fino ad oggi non sono riuscito a concretizzare e che spero qualcuno riprenda e porti a termine.

(Museo dell’Olio)

I musei sono oggi dotati di un sito Internet, di depliants, di piantine del territorio, di pubblicazioni pregevoli per numero, prestigio e qualità, di audioguide, di cartellonistica, quest’ultima in corso di ulteriore implementazione, e ancora di tanto altro  materiale, progettato e realizzato coinvolgendo le professionalità di alto profilo che il territorio e la gente di Loreto Aprutino sono in grado di esprimere. I musei civici sono in contatto con le più prestigiose realtà museali in Italia e nel mondo: un famoso Museo d’Oltralpe ha chiesto la partecipazione dei nostri operatori alle attività formative che esso svolge: il museo internazionale delle ceramiche Faenza ha richiesto il partneriato del Museo Acerbo e degli altri poli, in un progetto di valenza europea.

I consensi da parte dei visitatori sono unanimi e spesso entusiastici.

Molto ancora si può migliorare con il contributo e le idee di tutti. La  revisione statutaria necessaria per ottemperare ad un preciso obbligo normativo potrebbe essere l’occasione, come proponevo tempo fa ai vertici degli enti fondatori (senza mai avere alcuna risposta) di valutare, a oltre 10 anni dalla sua costituzione, i criteri di partecipazione e di rappresentanza, l’attualità degli obiettivi statutari e per sottoporre e ricevere  considerazioni utili in  pubblici incontri. Loreto è presente nel numero di questo mese del periodico Risorse d’Abruzzo, consultabile sugli aerei delle rotte nazionali e internazionali che partono ed atterrano all’Aeroporto di Pescara.  

Le sue emergenze museali ed i suoi prodotti di eccellenza devono continuare a ricevere l’attenzione più volte avuta da  riviste specializzate del turismo dell’arte (Bell’Italia,  Tesori d’Abruzzo) e di trasmissioni televisive nazionali (Sereno Variabile, Geo&Geo) perché il grande pubblico, non solo nazionale, ne faccia sempre più meta di un turismo di qualità, su di un territorio,  quello vestino, dove vanno concertate  le politiche ed elaborate strategie di valorizzazione a breve, medio e lungo termine. Gli eventi non devono avere carattere dell’occasionalità ed  i programmi vanno veicolati con largo anticipo, utilizzando tutti i mezzi possibili per farli conoscere il grande pubblico. Non è mia intenzione fare con questa lettera il primo della classe né indicare strade da percorrere. Esprimo semmai  auspici, questo sì . E lo faccio perché ne avverto il bisogno.

Perché ho dedicato, dalla sua ideazione fino alla costituzione, 15 anni della mia vita, ora sento il bisogno di verificare se ne è valsa la pena.

Ripercorrere tutte le difficoltà, di cui alcune ho solo  brevemente accennato, mi ha aiutato a ricordare che è stato duro, difficile e faticoso, ma anche a valutare che, sí, ne é valsa la pena,  perché ho la consapevolezza di aver dato, insieme alle persone di buona volontà, di ieri e di oggi, un’opportunità che spero venga colto in pieno per questo meraviglioso paese. Spero che ciascun cittadino loretese cresca, respiri ogni fase della vita della fondazione, invecchi frequentando assiduamente i musei, i luoghi in cui la cultura, la storia e la tradizione diventano patrimonio di tutti, concorrendo a formare una coscienza civile che, partendo da un forte senso identitario, spinga ad affermare e consolidare, nel mondo della globalizzazione, i principi e i valori forti ricavati dalla consapevolezza e dall’orgoglio delle proprie, profonde radici.”

Mauro Di Zio

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