Anni di lacrime. Loreto Aprutino si ritrova a piangere il destino di una sua figlia che, come era accaduto a Federica e Di Pietro o ai fratelli Di Carlo, nell’orribile tragedia di Rigopiano, oggi piange la perdita di entrambi i genitori a causa della valanga “invisibile”chiamato Covid 19. Lei è Lorena Santedicola che, come scritto a latere, in soli due giorni ha perso entrambi i genitori: Mauro e Laura. Essendo figlia unica, non ha avuto fratelli con cui sopportare e dividere il dolore, le rimane il marito, con l’arduo compito, adesso, di abbracciarla sempre più forte per restituirle quello che rimane uno scherzo troppo amaro della vita ma dalla quale lei continua a cercare segnali per andare avanti. Questo le hanno insegnato Mauro e Laura.

 Quando mi avete contattato per l’intervista – ci dice Lorena – ho avuto dei brividi perché era il 10 settembre, giorno del mio compleanno mentre il giorno dopo mamma e papà avrebbero festeggiato i 37 anni di matrimonio”. Segni, come regali di quella stessa vita che lei cerca di onorare nel loro nome.

Lorena, torniamo indietro nel tempo, a quel fatidico mese di marzo, quando la tua vita ha preso una piega inaspettata. Ci siamo incontrati e mi hai detto cose che mi hanno colpito sulla morte della mamma, come il fatto che sei stata con lei al telefono alcune ore prima che morisse.

Ci ho parlato alle 19.30 e dall’ospedale mi hanno chiamata alle 23 per dirmi dell’avvenuto decesso. Lei stava bene, solo che la mattina in una delle tante telefonate che ci siamo fatte, mi ha detto delle cose strane, inaspettate. Mi aveva chiamata alle 7 e, vista l’ora, mi sono spaventata chiedendole con ansia cosa o stesse male. Lei mi ha tranquillizzata con dolcezza, sto bene non preoccuparti, ma quando ha pronunciato la parola “senti” ho sentito l’ansia, come accadeva sempre quando usava quella parola nei discorsi seri. Sapevo che stava per dirmi qualcosa di importante. Mi dice che se fosse successo qualcosa a papà lei sarebbe voluta rimanere da sola a casa perché io dovevo farmi la mia vita, non voleva essere invadente, poi mi ha dato delle disposizioni sulla sistemazione presso il cimitero di Catignano, se fosse avvenuto il peggio. Ma la curiosità di questa vicenda è che lei non sapeva che mio padre era in rianimazione, era all’oscuro delle condizioni gravi di papà. Nel pomeriggio di domenica 22 ci siamo risentite altre tre volte e lei non ha fatto mai più cenno a quello che ci siamo detti nella mattinata”.

In quelle telefonate non hai avuto dei sospetti sul suo stato di salute?

Assolutamente no, aveva una voce squillante, ha chiamato le cugine di Roma, mia zia ed altre persone: stava bene. L’unica cosa che mi ha impensierito è quando mi ha raccontato di aver fatto un brutto sogno e si era spaventata: aveva sognato persone decedute che all’improvviso si erano volatizzate. Ma ripeto, stava bene ho richiesto le cartelle cliniche che mi hanno confermato il suo buon stato di salute e che di lì a poco l’avrebbe riportata a casa. Ci siamo sentite fino alle 19.30, poi alle 23 ha avuto un arresto improvviso.”

Mentre Mauro, al contrario della mamma, era in condizioni gravi!

Si papà è stato ricoverato in ritardo, era malato dal 5 di marzo ed il giorno dopo si è ammalata anche la mamma ma al contrario di mio padre aveva solo un po’ di tosse e qualche decimo di febbre. Papà, invece, è stato male sin da subito ed era spaventato perché seguiva sui giornali ed alla tv il problema del Covid 19. Ha chiamato tutti i numeri messi a disposizione dalle autorità per informarli del suo stato di salute, ma purtroppo hanno sottovalutato la situazione e quando è venuta l’ambulanza a prelevarlo era già in condizioni critiche.Quando è andato in ospedale l’ho chiamato e lui mi ha detto che questa volta non ce l’avrebbe fatta, queste le sue ultime parole, da quel momento in poi non sono riuscita più a parlargli. All’inizio, mi hanno detto i medici, sembrava rispondere alla terapia ma dopo quattro giorni le condizioni di salute sono precipitate e lo hanno dovuto intubare. I medici non riescono ancora oggi a capire, nonostante la giovane età ed in assenza di patologie, perché non rispondesse alle terapie.

Quindi tu aspettavi il peggio da Mauro ed invece…

Il sabato, giorno prima che morisse la mamma, mi hanno preparata al peggio ed io ero distrutta e non sapevo cosa dire a mia mamma che continua a chiamarmi per chiedermi delle condizioni di mio padre. Invece, la domenica sera muore, inaspettatamente, mamma ed il lunedì, alla stessa ora, le 23:00, muore anche papà. I miei genitori vivevano in simbiosi, papà si prendeva cura in tutti i sensi della mamma che lo contraccambiava con il suo carattere affettuoso, mettendolo spesso in imbarazzo quando lo baciava sulle guance dipingendolo come il marito bello e affettuoso. Una coppia unita fondata sulla fiducia. Papà era disponibile con tutti e pronto ad aiutare chiunque, mentre mamma aveva una pazienza infinita ed era disposta ad ascoltare tutti.

Ad oggi non vi è una spiegazione sul fatto che sia tutto precipitato così all’improvviso

Io una spiegazione non ce l’ho, ma neanche i medici, tant’è che a mio padre è stato prelevato materiale biologico per analizzarlo e capire qualcosa in più di quello che era successo, ma ad oggi non mi hanno dato i risultati. Ho chiesto alla direzione sanitaria, ma neanche loro sanno che fine ha fatto il materiale biologico. Ho parlato con la medicina legale ma a loro, addirittura non risulta aver fatto nessun prelievo a mio padre. Un mistero.

Devo dire che in ospedale, sia ad Atri che a Pescara, hanno fatto di tutto per salvare i miei genitori ed un giorno vorrò conoscere chi ha accudito mamma e papà. Specialmente mamma. che aveva paura degli ospedali, in quel frangente si è sentita sicura e questo rasserenava anche me. Sono stati di una umanità infinita.

Di tutta questa tragedia cosa non riesci ancora ad oggi a superare?

Non mi rassegno al fatto che non li ho potuti salutare, abbracciare, piangere al loro capezzale. Non riesco ad elaborare il lutto, non li ho visti neanche dentro la bara, non mi è stato permesso. Sembra che siano scomparsi nel nulla: li ho visti qualche giorno prima che venissero ricoverati e poi mai più, li ho dovuti immaginare, il giorno del funerale, dentro la bara. A volte, paradossalmente, ho dei dubbi che dentro la bara ci fossero i loro corpi, e questa sensazione mi tiene nel limbo, non riesco ad elaborare completamente il lutto.

Federica Di Pietro, nell’articolo scritto di suo pugno nel numero scorso de Lacerba, parlava di suo padre come un uomo che fino all’ultimo si è prodigato, nel suo settore, per aiutare il prossimo. Analogie del caso, anche la morte di Mauro Santedicola ha lasciato profondo sgomento tra tutto il personale dell’Istituto Comprensivo scolastico di Loreto Aprutino che lo ricordano come uomo retto, sempre al servizio della comunità con riservatezza e generosità ed estremo senso del dovere. Ti auguriamo, Lorena, che il ricordo in terra che mamma e papà hanno lasciato siano il conforto per il loro essere volati dall’altra parte e che il saluto non dato sia solo per rendere tangibile ogni segno che da loro ti giungerà. Come se fossero per sempre lì con te.

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