PENNE – La Asl l’ha già licenziato, ma ora vuole farlo di nuovo. Probabilmente perché, nella fretta di mandar via il suo impiegato infedele, l’azienda ha clamorosamente sottovalutato il danno subito dalle sue casse. Gli aveva infatti contestato di essersi intascato 17 mila euro, ottenendo per sé rimborsi destinati ad ignari cittadini che richiedevano (cioè lo avrebbe fatto l’impiegato per loro conto) il recupero del ticket per prestazioni non ricevute dalla Asl che, invece, aveva regolarmente erogato. Dai controlli da poco terminati, però, sarebbe emerso che l’ammanco toccherebbe quota 370 mila euro, dal 2005 a pochi mesi fa.

 

Carlo Lepore, l’impiegato del Cup del “San Massimo” la cui liquidazione è congelata, si trova così al centro di una situazione paradossale che mette a nudo gli omessi controlli interni, ma anche un procedimento disciplinare incompleto che potrebbe restituire il posto di lavoro a Lepore. Già, perché contro il primo licenziamento, l’avvocato Claudio Di Tonno è ricorso al giudice del lavoro che a novembre si occuperà del caso. Nel frattempo, il 15 settembre però la Asl di Pescara ha convocato Lepore per sottoporlo ad un nuovo procedimento disciplinare che sfocerebbe in un anomalo licenziamento bis. I 370 mila euro sottratti alle casse della Asl pescarese sarebbero evidenziati dalle perizie tecniche disposte dal Pm distrettuale aquilano Fabio Picuti che indaga su Lepore dopo il rapporto del capitano dei carabinieri Massimiliano Di Pietro cui si rivolse il dottor Davide Grande, responsabile del Cup pennese, quando esplose, con un certo ritardo, lo scandalo dei finti rimborsi. Se ne dovrebbe interessare anche la procura della Corte dei Conti per le responsabilità relative al danno erariale. Nell’inchiesta aziendale ombre si addensarono su tutto l’ufficio del Cup pennese perché risultarono violate le password dei colleghi di Lepore. Ne derivò un procedimento disciplinare conclusosi con la loro sospensione temporanea.

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