MOSCUFO –  Dei nove casi positivi al Covid-19, ben otto sono  attributi al Pescarese: sette dei quali sono parte dei cinquanta migranti da sabato ospitati a Moscufo, nel centro di accoglienza, lungo la strada che collega a Cappelle sul Tavo. Prima di partire dalla Sicilia erano risultati negativi ai test sierologici per individuare i possibili anticorpi del coronavirus. Ma ora i tamponi eseguiti sabato pomeriggio dicono che c’è un focolaio.

E scoppia puntuale la polemica politica. “Come ho già detto al signor Prefetto è assolutamente incomprensibile sottoporre a questa ulteriore preoccupazione una popolazione di tremila abitanti, soprattutto anziani, che ha vissuto nei mesi della piena emergenza sanitaria ai limiti della zona rossa”, ha commentato Lorenzo Sospiri, presidente del consiglio regionale che chiede a gran voce di trasferire immediatamente i migranti. Sospiri parla di una “bomba sanitaria”. Ieri nel tardo pomeriggio c’è stata una riunione convocata in prefettura per fare il punto della situazione alla luce delle novità sul focolaio. A Moscufo, la Asl ha infatti sottoposto tutti gli ospiti al tampone già sabato pomeriggio, anticipando l’appuntamento previsto per ieri. I cinquanta migranti assegnati dal ministero dell’Interno (dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione) al centro di accoglienza sono arrivati sabato mattina poco prima delle 7, a bordo di due autobus, scortati da polizia, carabinieri e guardia di finanza.

Sono originari del Mali, della Costa d’Avorio, del Senegal, della Liberia e del Ghana. Erano stati coordinati dall’hub di Porto Empedocle, provenienti da Lampedusa. Sono soprattutto famiglie: la metà di loro ha meno di 18 anni e, nel gruppo, c’è anche un neonato. Secondo il programma, resteranno in Abruzzo per due settimane per l’«isolamento fiduciario»: una sorta di quarantena precauzionale che dura due settimane.

La struttura di accoglienza dispone di 900 metri quadri, poco più avanti del bivio Casone. La palazzina è divisa in cinque appartamenti e al piano terra ci sono i locali della mensa, ma in questi giorni gli ospiti non possono mangiare insieme. È una misura che è stata disposta per prevenire il rischio di contagi da ieri dunque emersi. “Il paese non ha preso bene l’arrivo degli immigrati», commentava il primo cittadino Claudio De Collibus, «ma purtroppo il Comune non ha poteri. Sono provvedimenti che ci vengono imposti dall’alto, ma non è facile farlo comprendere ai cittadini che oggi sono preoccupati anche per la ripartenza del Covid. Personalmente, mi sono tranquillizzato quando mi hanno spiegato nei minimi dettagli tutti i controlli che ci sarebbero stati e, soprattutto, che le persone ospitate sono famiglie con bambini piccoli e non uomini adulti, potenzialmente interessati a scappare». La struttura di Moscufo è sorvegliata giorno e notte da dieci uomini delle forze dell’ordine ed è sempre illuminata.

B.Lup.

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