PENNE – La zona rossa da lunedì sarà dunque alle spalle, ma restano le ferite del contagio da coronavirus. Dai numeri una notizia: quasi raddoppiati i casi positivi al Covid-19 scoperti nelle oltre tre settimane di vigenza della zona rossa speciale che conta dieci vittime. Sono passati infatti dai 70 positivi (di cui 56 residenti) al Covid-19 del 26 marzo, primo giorno di vigenza della quarantena coatta, ai 131 (117 i pennesi) di ieri, nel penultimo giorno di validità della misura restrittiva. Si può fare anche così un primo bilancio, tuttavia incompleto, del cordone sanitario che ha inasprito ulteriormente le limitazioni per Penne, Farindola, Montebello di Bertona (che piange la seconda vittima: una 79enne con patologia concomitante si è spenta al San Massimo) e Civitella Casanova: stremati i ventimila abitanti e le decine di piccole e medie imprese artigiane e della filiera agroalimentare così come il sostanzioso gruppo di commercianti e partite Iva. In attesa che il 4 maggio riaprano i tre stabilimenti sartoriali della Brioni con un migliaio di lavoratori che uscirà di casa. La reale situazione della comunità aspetta di fare i conti con una campagna di conoscenza effettiva del proprio stato di salute che ancora non c’è. Una volontaria della Protezione civile ha ricevuto l’esito (negativo) del tampone solo ieri a 16 giorni dall’effettuazione. Fin qui sono stati meno di 1.500 i tamponi effettuati nella sola Penne, aspettando che ne salga significativamente il numero, come annunciato il 6 aprile dal presidente della Regione Marco Marsilio. Più tamponi si fanno, infatti,  più positivi senza sintomi soprattutto si trovano, più i numeri sono veritieri rispetto all’incidenza del contagio. I dati sui positivi infatti non sono attuali e non si conoscono neppure quelli dei guariti, quelli cioè capaci di superare il doppio test successivo all’isolamento domiciliare come il sindaco di Penne, il dottor Mario Semproni, infettatosi l’8 marzo nel focolaio dell’ospedale, l’unico in effetti di una certa portata a Penne e dintorni, e da ieri tornato a lavorare in corsia, al San Massimo. Della sua fase 2 si è parlato nel vertice pennese di venerdì in cui ha partecipato una delegazione della direzione generale della Asl. “L’ospedale di Penne, che si sta disimpegnando benissimo nella cura, a sostegno di quello pescarese, deve tornare ad essere pienamente operativo, una volta che sarà realizzato il Covid hospital in costruzione a Pescara. Naturalmente la partita sul suo ritorno a ospedale di base sede di pronto soccorso resta più che mai da vincere perché questo presidio è troppo importante”, fa sapere Pina Tulli, assessore alla sanità. Senza salute comunque non c’è ripresa. “Siamo stremati”, commenta Gilberto Petrucci, assessore al bilancio della giunta Semproni. “Stiamo lavorando alla riapertura dei cantieri ad esempio, oltre a sostenere tutta la popolazione con le misure fiscali e non varate nel bilancio 2020. Stiamo distribuendo nelle varie fasi annunciate i buoni spesa alimentare ai 133 cittadini che ne hanno fatto richiesta”.

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