FARINDOLA – L'onorevole Romano Scarfagna ha deciso di costituirsi parte civile, dunque chiedendo i danni in proprio, nel procedimento penale che vede interessati l'attuale sindaco De Vico e il suo predecessore Giancaterino, oltre ad ex amministratori ed ai cugini Del Rosso, soci della fallita Del Rosso srl, la società che gestiva l'hotel Rigopiano al centro della presunta corruzione contestata a De Vico ed agli altri.

 

Scarfagna, 61 anni, già sindaco e deputato, è protagonista di un'iniziativa speciale poichè sfrutta il suo diritto di elettore ad intervenire nella storia, concessogli dall'art.9 del decreto legislativo n.267 del 2000 laddove prevede che "ciascun elettore può far valere in giudizio le azioni ed i ricorsi che spettano al Comune o alla Provincia". All'epoca dei fatti, settembre 2008, Scarfagna era consigliere comunale di minoranza. L'amministrazione Giancaterino, di cui De Vico faceva parte in quanto consigliere di maggioranza, concesse alla Del Rosso srl di poter creare un centro benessere collegato alla strada provinciale, compresi i parcheggi su terreni però che sarebbero appartenuti al patrimonio indisponilbile del Comune perchè gravati da servitù di usi civici agro-pastorali; una destinazione d'uso mai cambiata, sostiene l'accusa. La Del Rosso non presentò mai una sanatoria che invece il consiglio comunale del 30 settembre 2008 ritenne di poter concedere nonostante la richiesta della minoranza di approfondire meglio la situazione. L'amministrazione di Massimiliano Giancaterino decise così di fittare alla srl gli immobili per 10 anni a 7.260 euro annui da versare in due rate semestrali anticipate. Per la procura della Repubblica di Pescara, il Pm Varone è convinto che sullo sfondo dell'operazione ci fosse un patto corruttivo fra De Vico, Giancaterino e gli altri indagati con la Del Rosso attraverso la promessa di fondi per il partito (il Pd) e l'assunzione di amici e famigliari nell'hotel. Ci fu negli stessi giorni anche il pagamento dei Del Rosso di un debito contratto quaranta anni prima dai loro parenti nei confronti della famiglia De Vico: una strana coincidenza ritenuta dagli inquirenti un elemento ulteriore della corruzione. L'appuntamento dunque è per il 17 gennaio 2012 quando il giudice dell'udienza preliminare, Michela Di Fine, la stessa che autorizzò gli arresti domiciliari per De Vico nell'inchiesta Vestina scoppiata fragorosamente con 30 indagati a Penne nell'aprile 2010 (il 28 febbraio nuova udienza preliminare), si pronuncerà; la richiesta di mandare tutti al processo risale al 2 dicembre 2010. Fin qui l'amministrazione De Vico, in carica dal 2009, non si  è costituita parte civile per tutelare gli interessi della comunità nell'affaire Rigopiano, pur risultando l'ente locale parte lesa. E' nella discrezionalità della giunta decidere in tal senso. Il vice sindaco Pedante ritiene che non vi sia stato alcun danno per Farindola. Il prefetto D'Antuono segue l'evolversi della vicenda, avendo ricevuto una serie di atti dai consiglieri di minoranza De Berardinis e Di Vincenzo e una nota della segretaria comunale. La competenza della giunta a costituirsi parte civile rischia però di amplificare un conflitto d'interesse, essendo quella farindolese presieduta dallo stesso De Vico, alla sbarra per la presunta corruzione. Intanto, Scarfagna, farindolese doc e residente nel paese vestino, ha anticipato tutti. Un colpo di teatro, il suo, vista l'inerzia dell'amministrazione civica. Chiede perciò che venga nominato un perito che stabilisca l'entità dei danni patrimoniali subiti dal Comune, secondo lui danneggiato naturalmente anche dal punto di vista dell'immagine. A Farindola, la campagna elettorale è già partita alla grande. Per chi non se ne fosse ancora accorto. 

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