Il problema non è solo italiano. Esiste una generale difficoltà nell’inquadrare la Cultura all’interno del funzionamento delle società e ovviamente anche delle economie contemporanee. Le ragioni sono a volte difficili da comprendere. In generale potremmo dire che abbiamo una visione della Cultura da un lato riduttiva, dall’altro schizofrenica. Esiste una riprova storica di questa difficoltà: siamo passati dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo, creato dal Governo Segni II nel 1959, al Ministero della Cultura dal primo marzo 2021. Quando dobbiamo raccontare chi siamo, partiamo dalla Cultura in modo naturale, spontaneo ma quando, invece, dobbiamo andare a comprendere il funzionamento della nostra società, quali sono i suoi elementi critici, la Cultura diventa irrilevante. Ciò deriva dal fatto che c’è stato un confinamento della Cultura nell’ambito dell’intrattenimento e del turismo. È anche questo, ma tali aspetti sono in realtà molto limitativi. In questa crisi pandemica abbiamo visto come la Cultura si lega profondamente alla salute mentale delle persone, una colonna della coesione sociale e della costruzione delle comunità. È inutile dire quanto radicalmente la Cultura entri in tutta l’ideazione del nuovo, dell’innovazione.

La riflessione sulla natura, sulle forme e sulle finalità della cultura è molto intensa e sono diverse le interpretazioni sul ruolo che può rivestire, non solo come dimensione fondamentale dell’agire umano, ma anche in relazione alla cittadinanza, alle trasformazioni economiche e sociali, all’inclusione sociale. Il sistema culturale assume anche, in relazione a un Paese o a un territorio, un rilevante aspetto economico e chiama in causa scelte di fondo da parte delle istituzioni.

È in servizio presso la Regione Abruzzo da diversi anni, attualmente di uffici ne dirige ben due strategici. Carlo Tereo De Landerset, classe 1975, con un importante curriculum tra l’esperienza di 9 anni presso l’Azienda di Promozione Turistica Regionale – APTR e quella di 7 anni nel mondo della cultura e del turismo presso la Regione Abruzzo, con parentesi importanti come i due anni di lavoro svolti presso il Consiglio Regionale e le collaborazioni giornalistiche con la testata “Il Centro”, ricopre attualmente le cariche di Dirigente del Servizio Servizio Politiche Turistiche e Sportive e del Servizio Beni e Attività Culturali della Regione Abruzzo.

In quest’ultima tappa nel viaggio verso le istituzioni Lacerba lo ha incontrato.

Di cosa si occupano il Servizio Politiche Turistiche e Sportive ed il Servizio Beni e Attività Culturali diretti da lei? 

Il Servizio Politiche Turistiche e Sportive si occupa: di sostenere le imprese turistiche attraverso i fondi della LR n.77/2000, per lavori di ammodernamento e miglioramento/adeguamento sismico, abbattimento delle barriere architettoniche, dotazione di attrezzature nuove di fabbrica; dell’informazione ed accoglienza turistica, delle professioni turistiche e della normativa sul turismo in termini di ricettività; dei lavori pubblici che afferiscono al settore del turismo, ivi inclusi quelli individuati e finanziati dal Masterplan, in particolare la parte che riguarda la ciclovia turistica; di tutto ciò che riguarda lo sport, l’impiantistica sportiva, i contributi per le ASD e SSD per attività e manifestazioni, fino ai contributi ai Comuni per i grandi eventi. Il Servizio Beni e Attività Culturali, invece, cura: la gestione delle biblioteche e dei centri culturali sparsi in tutto il territorio regionale; le risorse, afferenti alla L.R. n.55/2013, relative all’organizzazione diretta di eventi  e ad enti pubblici e privati per l’organizzazione di convegni, congressi ed altre manifestazioni; i fondi afferenti alla LR n. 46/2014, relativi alla concessione di contributi in favore dei soggetti beneficiari dei fondi ministeriali FUS -Fondo unico per lo spettacolo dal vivo- ed in favore degli interventi di qualità proposti dai soggetti non beneficiari dei fondi FUS; negli ultimi anni sono stati finanziati in particolare cori, bande ed attività teatrali; fondi relativi ad altre leggi regionali. Il servizio ultimamente si è occupato anche della stesura dei due bandi “SPORT IN ABRUZZO” e “CULTURA IN ABRUZZO”, destinati all’erogazione dei ristori, sotto forma di contributi a fondo perduto, per sostenere il mondo associazionistico dello sport e della cultura con ristori, in cui c’è stata grande partecipazione l’erogazione sta avvenendo in tempi abbastanza rapidi. In definitiva, quindi, la Regione Abruzzo sta riservando grande attenzione allo sport ed alla cultura.

Qual è il contesto attuale dell’Abruzzo nei settori della cultura e del turismo? 

Il sistema turistico abruzzese conta quasi 18 mila imprese, pari all’11% del sistema imprenditoriale regionale, e poco più di 55 mila addetti, pari al 14% dell’occupazione abruzzese. L’incidenza della filiera turistica sull’economia locale è perfettamente in linea con quella media nazionale. L’Abruzzo dispone di circa 3.000 strutture ricettive, di cui 774 alberghiere, che offrono un totale di oltre 112 mila posti letto, di cui 50 mila circa collocato all’interno di strutture alberghiere. Le indagini regionali di tipo qualitativo condotte dall’Isnart mostrano, soprattutto rispetto alla media del paese, la propensione “naturalistica” del sistema dell’ospitalità abruzzese. Oltre la metà delle strutture ricettive regionali (sono il 30% in media in Italia) orienta la propria offerta su una domanda connessa all’ecoturismo ed a tutte le tipologie di vacanza che consentono uno stretto contatto con la natura. Il turismo balneare vede una specializzazione del  20% delle imprese regionali, in linea con il dato nazionale mentre si osserva una certa distanza rispetto a due altri importanti segmenti di domanda che hanno larga rilevanza nel resto del paese: il turismo culturale e quello enogastronomico; il che rappresenta il segnale che, pur disponendo di destinazioni con, da un lato, un rilevante patrimonio storico-culturale e, dall’altro, realtà emergenti nell’ambito del panorama enogastronomico nazionale, queste non siano ancora debitamente valorizzate e dovrebbero divenire oggetto di una riflessione e di un intervento specifici.

Quali sono i punti di forza dell’offerta turistica abruzzese e su quali si deve concentrare la riorganizzazione della offerta turistica e la conseguente attività promozionale?

Schematicamente possiamo così:

  • un mare indimenticabile; la Regione Abruzzo può contare su 133 chilometri di costa, lungo la quale si alternano arenili di sabbia, pinete, scogliere, promontori e calette di ciottoli, ampie spiagge, lidi solitari, le suggestive Riserve Marine di Cerrano e Punta Aderci, le numerose località premiate con la prestigiosa “Bandiera Blu”;
  • Parchi spettacolari che la contraddistinguono come il cuore verde d’Europa, con circa un terzo del proprio territorio sottoposto a vincolo, in cui spiccano l’habitat e la biodiversità. Sono presenti tre Parchi nazionali: lo storico Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e quelli del Gran Sasso-Laga e della Majella; inoltre oltre trenta sono riserve e oasi
  • un’Area marina e costiera protetta, la Torre di Cerrano e di un Parco Regionale, il Sirente Velino;
  • Le Faggete Vetuste del Parco nazionale d’Abruzzo sono Patrimonio dell’UNESCO ed in Abruzzo è presente circa l’80 % della Biodiversità del continente Europeo;
  • numerosi sentieri nei due massicci montani più importanti della catena appenninica, la Majella ed il Gran Sasso. Quest’ultimo presenta vette che sfiorano i tremila metri e il Ghiacciaio perenne più a sud del continente Europeo, il Calderone.

L’Abruzzo si configura come un grande museo all’aperto e l’incanto viene anche dai piccoli borghi, la forza architettonica di chiese, castelli, palazzi, la suggestione straordinaria dei suoi eremi isolati e come sospesi nella natura intatta che li incornicia e custodisce, la preziosità delle opere d’arte, le molteplici espressioni dell’artigianato artistico e le millenarie tradizioni contadine e pastorali, nonché storiche, valorizzate dal riconoscimento della “Perdonanza” e della “Transumanza” tra i Beni immateriali del Patrimonio UNESCO. Le tracce importanti del passato provengono dai siti archeologici e dalle necropoli, attraverso monumenti funerari, tombe, mosaici, teatri e anfiteatri.  Il turismo rurale e sostenibile rappresenta la risposta più vicina alle esigenze della nuova domanda di turismo, più attenta alla ricerca di offerte personalizzate ed innovative, che comprendano prodotti autentici e rappresentativi delle culture locali. L’Abruzzo offre la scoperta di luoghi vicini, ricchi di tradizione, in cui i ritmi procedono a stretto contatto con quelli della natura, in cui si possa trovare il valore della vita di un tempo. E’ possibile praticare turismo attivo. La Regione Abruzzo si propone come destinazione che coniuga sport, natura, scoperta e divertimento: in bicicletta, in mountain- bike, a piedi con zaino in spalla, a cavallo, con gli sci, in parapendio, in aereo ultraleggero, in barca, in moto, in fuoristrada, in canoa, con i pattini. Per quanto attiene la cultura, infine, devo essere sincero, ho da poco avuto l’incarico ad interim ma la struttura sta già lavorando tanto e con grande attenzione. Sono state rifinanziate e fatte ripartire, dopo uno stop prolungato, le Residenze artistiche; è stato assegnato tramite bando un sostegno alla realizzazione di film ed audiovisivi, afferente alla LR 98/1999, con un budget di € 300.000. Sono stati finanziati, inoltre, i bandi per il sostegno agli eventi culturali di cui alla LR 55/2013 e sono stati elargiti i contributi per il bando “Abruzzo dal Vivo” riservato ai territori ricadenti nel cratere Teramano del 2016.

Qual è la strategia che la Regione Abruzzo sta attuando per il rilancio del turismo e della cultura nella programmazione, in corso, dei fondi europei? 

I punti di forza della destinazione Abruzzo e le caratteristiche della nuova domanda turistica inducono ad immaginare un turismo green e slow. I borghi, i piccoli centri e la vacanza attiva – ad esempio, cicloturismo, trekking, arrampicata, birdwatching, orientering esperienziali, vacanze natura, plein air, etc. – rappresentano le proposte più coerenti rispetto alle nuove caratteristiche della domanda. La strategia su cui puntare è quella di trasformare il turismo esperienziale da una forma di fruizione turistica di estrema nicchia a modello vincente di questa fase storica, in quanto può aprire spazi sinora non sfruttati, poiché erroneamente ritenuti a minore redditività.Nell’ambito della strategia regionale le azioni di qualificazione dell’offerta cicloturistica sono legate alla rete “Abruzzo bike friendly”, lanciata nella scorsa estate, e che rappresenta una proposta coerente con gli  scenari futuri.

Quali sono le azioni rilevanti condotte dalla Regione Abruzzo (e con quale budget)? Può farci degli esempi, progetti speciali, misure, azioni a regia diretta? 

I progetti in cantiere sono molti anche se adesso si è in un anno di transizione, fra la fine della programmazione 2014-2020 e l’avvio della nuova programmazione, attualmente in fase di scrittura per il settennio 2021-2027, in più in mezzo ad una pandemia mondiale che ha sospeso i viaggi, le vacanze, le fiere turistiche, praticamente bloccando il mondo e spostando l’attenzione ed i fondi agli aiuti che si sono resi indispensabili.Un progetto su tutti però voglio illustralo: la costituzione della Rete Abruzzo bike friendly, a sostegno del cicloturismo, rappresenta senza dubbio la prima concreta sperimentazione diretta a sostenere il turismo attivo e sostenibile. Accanto alla rete si sono sviluppati un sito web tematico dedicato al cicloturismo ed un’app dedicata sia agli operatori sia ai turisti per consentire la massima fruizione dei percorsi mappati e dei servizi disponibili, nonché per poter fruire delle principali emergenze culturali. Sulla scia di tale esperienza a breve sarà approvato un disciplinare sul trekking friendly. Il cicloturismo risponde perfettamente al contingente bisogno di stare all’aria aperta dopo mesi di restrizioni. È ideale per muoversi ed esplorare territori vicini. Chi non si è ancora avvicinato a questa modalità si sentirà rassicurato dalla possibilità di attraversare territori incontaminati e poco affollata, in quanto si tratta di una modalità di fruizione accessibile a tutti. Anche la Film commission è un progetto a cui stiamo lavorando ma il momento pandemico ha di fatto rallentato tutte le attività.

L’attuale amministrazione regionale ha scelto di inserire il turismo all’interno dello Sviluppo Economico destinando risorse aggiuntive rispetto a quelle dei fondi nazionali del FSC. La programmazione di tali fondi quali azioni rilevanti prevede? E quali sono le opportunità che si intravedono all’interno del Next Generation EU? 

La Regione per sostenere la filiera turistica ha destinato ingenti risorse per contrastare gli effetti della grave crisi economica derivante dall’emergenza epidemiologica, tra le quali i contributi a fondo perduto in favore anche della filiera turistica, i contributi a fondo perduto alle Associazioni e alle Società sportive dilettantistiche – “SPORT IN ABRUZZO, i contributi a fondo perduto in favore dei soggetti gestori delle aree sciabili attrezzate presenti sul territorio regionale – “Interventi urgenti a sostegno del comparto sciistico regionale”, i  contributi in favore di enti e associazioni culturali – “CULTURA IN ABRUZZO”. Il Next Generation EU è un punto di partenza che ha un duplice obiettivo: da un lato rendere competitive le nostre imprese, incentivando l’introduzione di innovazioni e nuove tecnologie, dall’altra preparare i territori e le aree interne all’accoglienza dei flussi turistici, in modo che si possa raggiungere la coesione territoriale e sociale, mediante la diffusione del turismo. Offrirà grandi opportunità che dovranno essere colte e che dovranno essere declinate promuovendo il territorio in coerenza con la vocazione naturale della destinazione Abruzzo: il turismo del benessere, il turismo termale, il turismo sportivo ed il turismo inclusivo o accessibile; il turismo culturale, al quale poi si possono associare il turismo degli eventi, il turismo dei musei, il turismo delle città d’arte, il turismo delle ville d’epoca o dimore storiche, il turismo dei borghi, declinandoli anche in termini di accessibilità e inclusione; il turismo naturalistico al quale possono essere uniti il turismo all’aria aperta, il turismo nelle aree protette, il turismo balneare, il turismo eno-gastronomico, il turismo giovanile e così via. L’Abruzzo per il turismo e la cultura ha molte sfide da affrontare e molti risultati da cogliere.

Non commettiamo l’errore di pensare a questa crisi solo come un’emergenza da risolvere. Questo è il momento di affrontare alla radice le contraddizioni che affliggono la cultura in Italia da decenni, e con tutta probabilità non avremo un’altra occasione come questa per qualche generazione a venire. Soprattutto, non avremo una seconda possibilità. Non dobbiamo farci trovare impreparati, e soprattutto disuniti. In momenti come questi, i settori culturali sanno essere i peggiori nemici di se stessi, facendo prevalere le logiche della competizione interna e quelle dell’auto-rappresentazione su quelle degli evidenti interessi comuni. Non è più il tempo. Noi che invitiamo sempre gli altri a uscire dalla propria comfort zone, per una volta dovremo dare l’esempio: forniamo una visione della Cultura come componente essenziale dello sviluppo sostenibile e filo conduttore del rilancio economico, la cosiddetta purple economy.

di Aldo Di Fabrizio

 

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