PENNE – Un Cristo fatto in legno della seconda metà del XIII secolo restaurato a Roma dopo il terremoto aquilano, un calice del D’Angelo del XIV secolo e una Madonna in trono con bambino di legno scolpito e dipinto di fine XIII secolo: si tratta di opere d’arte appartenute storicamente al patrimonio religioso pennese, ma da anni custodite altrove, a L’Aquila e nel museo Paludi di Celano.

Ora l’amministrazione comunale di Mario Semproni vuole riportarle a Penne e collocarle nel suo museo civico diocesano, accanto al duomo, dove al momento gli spazi restano interdetti a causa dei lavori conseguenti ai danni del sisma aquilano del 2009. Nel frattempo gli altri due musei, l’archeologico e di arte moderna, stanno per essere dotati dei sistemi di sicurezza adeguati. “E’ un’attività della quale mi sto occupando fin dal mio insediamento”, spiega Gilberto Petrucci, l’assessore alla cultura.

“Chiediamo la restituzione di queste opere. Abbiamo aperto una interlocuzione con il ministero dei beni culturali e dunque con la Sovrintendenza abruzzese per rintracciare il patrimonio culturale disperso. La burocrazia ed i vincoli giocano una partita difficile per noi. Siamo al lavoro inoltre per la riapertura di alcune chiese fondamentali per la nostra comunità, quali la cattedrale di San Massimo e San Domenico che non sono di competenza comunale, ma su cui il Comune intende avere un ruolo attivo per stimolare la conclusione dei lavori di restauro e di recupero. Per quanto riguarda il museo diocesano, secondo un primo cronoprogramma della Curia e della Sovrintendenza, i lavori di recupero termineranno non prima del 2022”.

Il Cristo ligneo duecentesco di ignoto autore è stato restaurato a Roma nel 2015 con fondi privati, ma è tornato nella nuova sede museale nazionale aquilana dopo che subì i danni del terremoto quando era dentro il Forte spagnolo. I pennesi lo rivedrebbero volentieri nel duomo dopo che in origine era esposto nella chiesa di San Giovanni Evangelista. 

B.Lup. 

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