Le origini del Carnevale in Italia sebbene siano legate alla cultura religiosa, in quanto collegate alla Pasqua (dal latino carnem levare, ad indicare il termine ultimo in cui era possibile mangiare carne, prima dell’astinenza dovuta al periodo di Quaresima) evocano nel cerimoniale echi delle feste pagane degli antichi romani, che ancora oggi si intrecciano nei diversi modi di festeggiare il Carnevale. Protagoniste indiscusse del Carnevale sono le maschere, (dall’arabo “mascharà” scherno, satira). Diverse città italiane sono caratterizzate da maschere, retaggio della Commedia dell’Arte, che rappresentavano le tradizioni domestiche, il gergo popolare, lo spirito e il sapore dei tempi antichi, sopravvissute nel corso degli anni proprio perché capaci di raccontare e conservare gli aspetti più intimi e peculiari di un territorio.

 

A Città Sant’Angelo c’è Ndirucce, maschera inventata dal calzolaio angolano di fine Ottocento, Antero De Tollis. Interpretando inconsciamente il “rovesciamento dell’ordine precostituito” dei suoi antenati latini, nel giorno di Carnevale Ndirucce saliva “in cattedra” in Piazza Garibaldi e a suon di “ttavitte” (sonetti in rima baciata con ritmo e musica d’accompagnamento) riportava fatti e notizie scandalistiche angolane, prendendosi gioco anche dei “personaggi” cittadini. Quel giorno infatti anche un umile calzolaio poteva dire la sua nei confronti dell’amministrazione e della gerarchia ecclesiastica. Grazie all’ispirazione di Ndirucce e alla caparbietà della signora Paola Ceresano che da più di venti anni si adopera nell’organizzazione di questa ricorrenza, il Carnevale a Città Sant’Angelo costituisce uno degli eventi più attesi dalla popolazione del borgo e non solo. Ci si prepara con settimane di anticipo per i due pomeriggi più colorati dell’inverno. Scatta la competizione fra le contrade, la corsa verso la conquista del podio nella sfilata che riempirà il corso con canti, balli e costumi variopinti. Una tradizione che coinvolge ogni anno le varie zone del territorio. Il gelo delle sere di Febbraio non scoraggia chi è coinvolto nell’ organizzazione. È tutto un susseguirsi di incontri: si provano passi di danza, si scelgono ruoli, si scrivono battute, si cercano dettagli ed accessori d’epoca, si decidono stoffe di abiti e costumi che le abili sarte del paese si affrettano a cucire in tempi di record. Dal momento in cui viene reso noto il tema della sfilata, ogni contrada inizia la corsa, puntando al palio finale. Niente viene trascurato, tutto è studiato nei minimi dettagli. Personaggi famosi, storici o fantastici, riuniti in un’atmosfera festosa e senza tempo; colonne sonore indimenticabili che risvegliano ricordi e nostalgie; danze e balletti che stimolano allegria tanto in chi ammira quanto in chi è ammirato. Anche quando comincia a fare buio ed il freddo si intensifica, la folla si riduce di poco. Tutti sono curiosi di ascoltare il verdetto finale, di conoscere la contrada vincitrice, di sapere quale sarà lu tavitte più piccante. E subito dopo si comincerà già a pensare al carnevale successivo, a come battere il vincitore dell’anno, a fare meglio di tutti, perché ogni volta ciascuna contrada pensa che il primo posto debba essere il suo, ogni volta c’è una punta di indignazione, un pizzico di sorpresa, un senso di ingiustizia, se a vincere è qualcun altro.

Quest’anno niente sfilata, niente musiche e coreografie ad animare il bel borgo abruzzese. Ma, nonostante l’assenza fisica, il Carnevale di ‘Ndirucce non dimentica le ricorrenze e cerca di onorare la sua festa.

In rete un video con scene delle passate edizioni e tante foto delle varie contrade. Per le vie del borgo, a trascinare sull’onda del ricordo, gli abiti più belli delle passate edizioni rallegrano le vetrine dei commercianti, in segno di speranza e positività (alla vita non al virus).  Dal suo mondo senza tempo Ndirucce rassicura: il suo Carnevale tornerà nel 2022 e sarà l’edizione più attesa e bella di sempre.

Rita Barbuto

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