hotel rigopiano

PENNE – Il buio avvolge la montagna vestina innevata. Le luci stanno per essere spente all’hotel Rigopiano, la raffinata struttura d’alta quota rivitalizzata in pompa magna tre anni e mezzo fa con un invitante centro benessere che ha visto ospiti illustri come George Clooney e Barbara D’Urso, ma prima di Natale dichiarata fallita dal tribunale di Pescara. Il collegio, presieduto dal giudice Angelo Zaccagnini, ha decretato la morte commerciale della Del Rosso srl, la società che aveva riportato in auge l’albergo che dagli anni ’60 animava uno degli angoli più belli della montagna abruzzese.

 

Un’insolvenza di almeno 300 mila euro fra dipendenti senza stipendio e fornitori a bocca asciutta. Inevitabile il loro ricorso al tribunale che ha accertato l’impossibilità di far fronte agli impegni da parte dell’impresa. Senza esito anche il tentativo del 3 maggio scorso da parte della srl di cedere il ramo d’azienda, qualche mese dopo però che la società Heliosistemi si era rivolta alla magistratura per richiedere il pagamento di un credito pari a 146 mila euro. Adesso il dossier Rigopiano è nelle mani del giudice delegato Francesco Filocamo e del curatore fallimentare, Sergio Iannucci. Una buona partenza, era stata quella dell’albergo con il nuovo look inaugurato nel maggio 2007.

Poi, però, a Rigopiano che oltre la natura non offre niente, il terremoto e la crisi economica sempre più aggressiva ne hanno minato la gestione fino a farlo esplodere. E le fin troppo accoglienti camere non hanno più la vista sulle cime imbiancate della splendida zona del parco nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga. Non solo: la chiusura dell’albergo si aggiunge a quelle pochi metri più in là del rifugio Tito Acerbo e del camping. Il turismo vestino fa dunque i conti con la dura realtà che si estende anche nella vicina Penne, dove pure la riserva regionale del lago manda sempre segnali incoraggianti e dove gli stranieri continuano a comprare case e cascine.

Ci si aspetta la resurrezione dell’hotel dei Vestini, l’albergo voluto dalla Brioni negli anni ’80, ma fallito l’anno scorso. Un tentativo di affittare le sue 53 stanze con 107 posti letto è andato a vuoto e così stanno per cominciare le vendite attraverso il programma di liquidazione redatto dal commercialista montesilvanese Dino Norscia e sotto la supervisione del giudice Anna Fortieri. L’immobile, con annessa piscina, è stato valutato dall’ingegner Sandro Centorame 4 milioni di euro, mentre i debiti sono costituiti soprattutto dai due mutui con la banca popolare di Lanciano e Sulmona contratti fra il 2004 e il 2005 pari a 2 milioni e 750 mila euro.

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