Le idee sopravvivono alle persone.
Sono sentieri che percorri seguendo le indicazioni verso traguardi che altri, prima di te, hanno raggiunto, magari nel chiuso delle mura domestiche, lasciando a te l’onore di aprire la porta e continuarne a seguire le orme calpestate nel terreno della memoria.
È proprio da una storia di mani, di cuore e di memoria che nasce il ristorante La Bilancia. Nasce dalla volontà di fermare il tempo attraverso una cucina che tramandasse sapori antichi capaci di creare una linea tra passato e futuro all’insegna della qualità e del gusto. A fermare quel tempo è, il 9 giugno 1974, Sergio Di Zio.

Il passato si consuma nelle mani veloci di mamma Angela che tira la pasta alla mugnaia e che insegna al figlio come fare la spesa, quali cibi comprare e come riconoscerne la genuinità. Lei, che sarebbe rimasta in cucina fino al 2005, se ne va, infine, lasciando l’eredità di una sapienza alle altre donne della famiglia, sua figlia Nunzia, sua nuora Antonietta, la nipote Giuseppina e negli anni a venire anche Venere, Bice ed Elisa. Unica presenza maschile in quell’universo solido e femminile sarà Aldo Finocchio, oggi ancora lì a condividere la plancia.
Il primo attestato di validità si consuma sul podio della organizzazione dei pranzi di nozze, il primo nel mese di luglio di quello stesso anno. Inatteso. E che mette subito alla prova le capacità di ottimizzazione del giovane Sergio: 119 invitati da sistemare in una sala da 80 e Giorgio, nipote di Antonietta, che arriva da Pescara pronto ad assolvere la sua funzione di cameriere di sala.

La successione dei piatti è un tripudio: dalla galantina al timballo, dalla chitarrina all’agnello fino alla pizza doce. Il numero elevato dei commensali non toglie nulla alla cura della preparazione del menú, come se fosse preparato per una sola persona. Quella prima medaglia d’onore resterà come la migliore peculiarità di una fama che si diffonde e fa quadruplicare le prenotazioni. Nel 1979 il logo della trattoria diventa sigillo, simbolo di equilibrio tra bontà e affidabilità, in tutta la Regione ed oltre. Sergio sa che non si può fermare: investe i guadagni con la lungimiranza dei valori trasmessi dai genitori, se la vita ti dà tu devi restituire. E anche con gli interessi. Così costruisce un’altra sala, poi un’altra ancora per più di 300 posti fino a predisporre le camere da letto, da 15 a 28 per più di 60 ospiti.
La Bilancia diventa, dal 1985, un punto di riferimento per sposi, viaggiatori, turisti e avventori locali. Un’oasi nel deserto, però, di bellezza. Di oliveti e vigneti che lasciano intravedere le antiche pietre del borgo.

Se un nuovo mondo sta per nascere dai rinomati e favolosi anni 80, la sfida di Sergio è quella di piegare quel mondo alla sua filosofia caparbia e cocciuta, come lo è la gente d’Abruzzo, gentile quanto basta da far capire ai clienti che lui non cambierà mai ciò che funziona ma saprà migliorare il contesto affinché la qualità della sua cucina si esalti ancora di più.
Anche lo staff che affianca capitan Sergio sarà interprete di quella idea fino a diventarne parte di un tutto indivisibile: a partire da Luciano Di Tillio, fedele ragioniere e poi in sala Gianni, Renato e tanti ragazzi, cresciuti e formati lì, proprio come si faceva quando si andava a bottega.
Equilibri e certezze che intanto formano Ute e Lara, figlie di Sergio ed Antonietta, cromosomico miscuglio della fierezza del padre e della dolce resistenza materna.
“Se vuoi fare bella figura con gli ospiti portali a La Bilancia” è questa la formula di un antesignano marketing che presto identifica il ristorante con lo stesso territorio, si mette al servizio delle ricorrenze e degli eventi e accade che diventi esso stesso una storia. Una storia di una umanità che, alla fine, fa la differenza senza timore di rincorrere il successo, sapendo che il successo è nel non tradire le proprie idee, il resto verrà da sé.
Sono storie grandi come quelle del Santo Patrono ed il bue che si inginocchia, come quelle di Tito e Giacomo Acerbo, di Paolo Guanciali, di Raffaele Baldini Palladini fino ai tempi più moderni dell’indimenticato Edoardo Valentini. Sono camei incastonati da esibire con fierezza.
Noi de Lacerba ce ne facciamo piccoli, piccoli interpreti perché proprio come Sergio Di Zio non possiamo far altro che calpestare quelle orme iniziali, lasciate per essere ripercorse.
9 giugno 1974- 9 giugno 2020 buon compleanno, cara la nostra Bilancia, niente può caro Sergio, togliere attimi a questi 46 anni di storia di mani e di cuori. Non può una pandemia né la difficoltà di una ripresa, né complicate prescrizioni togliere valore al peso di una narrazione ed alla storia coerente di chi ha sempre cercato la qualità.
Perché, come dice il Bertoldo da te amato, chi ha buon vino in casa, avrà sempre grandi fiaschi alla porta.
E, aggiungiamo noi, sempre una fila di clienti a bussare.

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