PENNE – Allo scoccare del traguardo dei 65 anni di Brioni, Andrea Perrone ne lascia la guida per motivi strettamente personali. Era presidente del consiglio di gestione a due teste ed amministratore delegato.

Al comando del gruppo era salito quattro anni fa nella triade composta da Antonella De Simone e dal pennese Antonio Bianchini. Proprio quest’ultimo, direttore generale, resta per ora da solo nel consiglio di gestione. E’ un fatto comunque che Bianchini abbia visto uscire l’uno dopo l’altro Lucio Marcotullio ed Umberto Angeloni nel 2006, quindi la De Simone e ora Perrone. Il secondogenito di Ettore, noto imprenditore della capitale, ha comunicato la sua scelta ai dipendenti con una mail. Un suo vanto proprio quello di avere reso fluida la comunicazione aziendale: una sezione nel portale di Brioni informa i dipendenti su ciò che succede in azienda. E di cose ne succedono. Come la fusione in atto fra la Brioni Group spa e la Brioni Roman Style spa il cui capitale era interamente posseduto dalla prima. Un’operazione necessaria per sistemare la saga familiare. Dal Lussemburgo era rientrata in Italia a fine 2008 la Fashion Private equity che aveva assunto il nome di Brioni group cui la Brioni Roman style aveva pagato un dividendo di 66 milioni di euro finanziato da un prestito con Interbanca di pari importo con scadenza 2014. Nello stesso tempo, Brioni group aveva terminato la onerosa liquidazione dei soci usciti (Angeloni e la moglie Gabriella De Simone) ed estinto un preesistente prestito con Interbanca. L’incorporazione di questi giorni dà ora vita alla Brioni spa che disporrà di un capitale sociale alla fine ridotto da 7.275.540 euro a 5.749.680 euro, passando da 121.259 a 95.828 azioni del valore nominale di 60 euro ciascuna. Nel frattempo è nata Roman Style srl, trasformata come richiesto anche dai sindacati per avere maggiori garanzie subito in spa, la società che assume i 1.340 dipendenti e l’apparato produttivo allineandosi alle altre aziende produttrici del gruppo (da Montebello di Bertona a Curno). Dall’altra parte, il marchio, la commercializzazione e la gestione sono curate unicamente dalla Brioni spa che riunisce i soci storici, e cioè le tre famiglie discendenti dei fondatori Nazareno Fonticoli e Gaetano Savini; per il primo Maria Vittoria Fonticoli (19.871% delle azioni) con la figlia Marta Lupo (18,224%); la sorella di Maria Vittoria, Anna Maria (3,914% in usufrutto a vita), e la figlia Antonella De Simone (15,133%); quindi la famiglia Perrone: Ettore (15,224%) e la moglie Gigliola Savini (14,17%) con i figli Andrea, Giorgia e Francesco detentori del 4,487% ciascuno. La maggioranza è dunque in mano alle figlie ed alle nipoti di Nazareno Fonticoli. Non arriverà un socio di minoranza. “Tutto procede normalmente. Abbiamo affrontato, con l’aiuto dei sindacati, nel migliore dei modi la crisi: senza scioperi, senza licenziare nessuno e senza chiudere uno stabilimento e entrando in nuovi mercati”, aveva ribadito di recente Andrea Perrone. E ora, cosa accadrà?

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