RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Pensavamo che la Sentenza del TAR avesse sufficientemente chiarito agli amministratori del Consorzio l’ambito della loro azione, e invece no! Spesso gli agricoltori sono soggetti alla “sindrome del compromesso necessario”, un’espressione che descrive una particolare condizione psicologica e operativa in cui si trova chi, pur avendo forti convinzioni ideali o interessi da difendere, è costretto a piegarsi a una realtà esterna che non può cambiare.
È la storia di molte battaglie portate avanti dalla categoria che poi, alla fine, per un pragmatismo resiliente che appartiene proprio alla cultura agricola, sfociano in una supina accettazione delle condizioni imposte da chi è più forte di loro.
Non in questo caso, quello del Consorzio di Bonifica. Dopo anni di battaglie legali per la seconda volta un Tribunale amministrativo, cui fa coro una serie lunghissima di sentenze tributarie, ha posto un punto fermo che costituisce una grande vittoria morale e materiale proprio degli agricoltori: semplicemente questi avevano pienamente ragione, perché tutte le delibere che hanno determinato la contribuenza consortile dal 2021 al 2025 sono state DICHIARATE NULLE, e nulle significa che tutti i soldi pagati in questi cinque anni dagli agricoltori devono essere restituiti e non ci può essere una sola cartella esattoriale fondata su quelle delibere né ora né mai.
Ma allora si può chiedere il rimborso di quanto pagato? Certo, e molti agricoltori già hanno preso carta e penna per chiedere al Consorzio il rimborso di quanto già pagato o per annullare le cartelle di pagamento in corso.
Il Consorzio dovrà quindi ricalcolare correttamente i contributi per tutte e cinque le annualità dal 2021 al 2025, ma dovrà farlo sulla base dei dati reali, e non previsionali, e ripartirli così come ha stabilito il Tribunale e, cosa più importante, dovrà farlo “in modo chiaro e trasparente”.
Trasparente significa almeno due cose, la prima è che il Consorzio dovrà dirci con molta chiarezza quali sono i costi che vanno a carico degli agricoltori (che sono meno di 4.000 considerando coloro che svolgono effettivamente l’attività agricola almeno su un ettaro di terra, e non 56 mila) e quali invece a carico di tutti gli altri: e non potrà farlo con un foglietto Excel come è stato fatto finora, ma con un bilancio vero e proprio da sottoporre al Consiglio di Amministrazione, alla Regione, al revisore e da pubblicare così come si fa per i bilanci.
E qui veniamo alla “zappa sui piedi” che comporterà, secondo taluni, un rincaro per tutti i 56 mila contribuenti. Ci sono solo due cause per cui un ricalcolo potrebbe portare alla luce maggiori costi da distribuire sui contribuenti: o finora il Consorzio ha omesso di ripartire tutti i costi a chi di dovere, o ci sono debiti fuori bilancio, o entrambe le cose.
E se uscirà fuori che fino ad oggi qualcuno è stato agevolato ed altri penalizzati, oppure che ci sono debiti fuori bilancio, allora la zappa non cadrà certamente sui piedi degli agricoltori, ma su quella dei singoli amministratori che comunque saranno chiamati a risponderne nei confronti del Consorzio e della magistratura contabile.
La seconda, che non potrà più buttare in un unico calderone le utenze agricole e non agricole, ma dovrà indicare “in modo chiaro e trasparente” i criteri di riparto dei primi – indicati nel piano di classifica e nel regolamento per l’irrigazione – e dei secondi, soggetti ad un altro tipo di tariffazione: e se uscirà fuori che sono gli agricoltori a pagare l’energia elettrica durante i sei mesi in cui non viene erogata l’acqua o se sono gli agricoltori a pagare le spese della diga di Penne invece della Regione o se sono gli agricoltori a pagare le perdite enormi della depurazione industriale di cui altri traggono vantaggio oppure, infine, se i proventi dell’energia prodotta dalle centraline idroelettriche non vanno a diminuire il costo dell’energia a carico degli agricoltori, allora la sentenza stessa ci dice che ognuno di questi potrà ricorrere alla giustizia tributaria ed ottenere l’annullamento di quanto richiesto in eccesso.
Nel consigliare al Consorzio di non negare, neanche a sé stesso, l’evidenza dei fatti, ribadiamo la disponibilità del Comitato a concorrere in un tavolo tecnico alla verifica dei costi correttamente imputabili al settore agricolo, costi che epurati degli oneri che fanno carico a terzi, determineranno senza alcun dubbio una riduzione significativa dei contributi consortili e, comunque, nei limiti della sopportabilità economica degli stessi così come è giusto che sia.
COMITATO BONIFICA SOSTENIBILE















