Secondo il rettore della Bocconi di Milano, Prof. Giancarlo Verona,  in uno dei tanti webinar proposti durante il confinamento anti Covid, la parola d’ordine per la ripartenza sarebbe dovuta essere semplificare, in una Italia in cui l’eccesso di burocraticizzazione e la mancata verifica di una sua reale efficacia rappresentano un freno allo sviluppo sociale, economico e culturale del Paese.

In materia edilizia la parola fa tremare un po’ i polsi perché potrebbe esserci il rischio di una deregolamentazione eccessiva in cui i diritti dell’ambiente ed il dovere di tutelarlo verrebbero lesi. Del resto in materia di tutela dell’ambiente qualsiasi progetto andrebbe il più possibile condiviso in un’ottica di dialogo tra istituzioni e società civile per la quale si possa arrivare ad una analisi di costi e benefici che corrisponda tutte le esigenze economiche divenute emergenze, soprattutto dopo la pandemia. Ma che non debbono farci abbassare la guardia sul tema fondamentale di Salute ed Ambiente.

Il Consiglio regionale del 29 settembre, ha approvato il progetto di legge avente ad oggetto “Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali n. 18/1983 e n. 11/1999 e misure urgenti e temporanee di semplificazione in materia urbanistica”.

Tre sono i fondamenti del piano nel nome della semplificazione: quello relativo all’approvazione della pianificazione, snellimento delle procedure per le istanze dei privati e rafforzamento del momento decisionale da parte della Conferenza dei servizi nella quale troverà spazio anche il parere delle amministrazioni provinciali.

Allo scopo di valorizzare e riqualificare il patrimonio edilizio pubblico esistente, si è statuito che le Amministrazioni pubbliche potranno procedere al cambio di destinazione d’uso avvalendosi delle disposizioni della LR 49/12, a sua volta parzialmente modificata con la previsione di ulteriori premialità volumetriche volte a incentivare, nel caso di ristrutturazione, l’efficientamento energetico degli edifici già esistenti. Il testo di legge introduce anche misure di accelerazione e ottimizzazione delle pratiche di ricostruzione post-sisma (2009 e 2016) prevedendo che i servizi dei Geni Civili regionali partecipino, unitamente agli Uffici Speciali, a Commissioni, Comitati e attività prodromiche, al rilascio di pareri congiunti.

Vengono, infine, previste misure temporanee per il rispetto dei protocolli di sicurezza alla luce dell’emergenza Covid-19, consentendo l’installazione, sulle aree private, di manufatti leggeri, quali pensiline, pergolati, gazebo, dehors, o altre strutture rimovibili, a servizio di attività commerciali, di ristorazione, ricettive, sportive e ricreative. Sempre per consentire il rispetto dei protocolli di sicurezza e sulla scia delle previsioni statali introdotte di recente con il Decreto Rilancio, sono introdotte disposizioni che consentono alle attività economiche, sociali, culturali, sportive e ricreative esistenti di reperire maggiori spazi tramite l’utilizzazione temporanea di immobili privati, o parti di essi, per usi diversi da quelli previsti dal vigente strumento urbanistico.

In sede di discussione del progetto netta è stata la contrapposizione tra centrodestra, i cui consiglieri Bocchino, Quaresimale, Sospiri, Santangelo, Testa, Quaglieri e Campitelli risultavano i proponenti firmatari della legge e centrosinistra capitanati dal capogruppo del PD Silvio Paolucci. Fuori dalle finestre del Palazzo Regionale continuano a tuonare le ire degli ambientalisti che già da tempo avevano posto all’attenzione pubblica i rischi di un progetto legislativo che non solo non si presenta come una legge organica di regolamentazione, errando nelle modalità e nei tempi ma contiene troppe deroghe e rischia di vanificare tutti i progetti di sviluppo Green di una regione come l’Abruzzo che ha, in quel senso, una vocazione che andrebbe valorizzata e non delegittimata.

La lettera del delegato regionale del WWF, dott.ssa Filomena Ricci, sottolinea proprio che, nelle more di una esigenza di riforma della legge urbanistica da più di 40 anni, l’Abruzzo avrebbe bisogno di una vera riforma che prenda atto delle mutate esigenze sociali, abitative e lavorative e che vada nella direzione di conservare le aree che non sono già state cementificate attraverso un piano di consumo zero del territorio nonché di riqualificazione e razionalizzazione dell’esistente.

Anche Italia Nostra e Forum H2O, Forum italiano dei Movimenti per l’acqua, hanno sollevato la loro indignazione

Non appena sarà pubblicata sul BURA scriveremo al Governo affinché proceda ad impugnare la nuova legge regionale anti-urbanistica portandola davanti alla Corte Costituzionale” scrive ufficialmente Forum H2O.

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